Primarie: vero strumento di democrazia?

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In questi ultime settimane, cariche di importanti avvenimenti politici, si è fatto (e invero si fa tuttora) un gran parlare di elezioni primarie. I due principali partiti italiani, il Partito Democratico ed il Popolo delle Libertà, in occasione delle sempre più vicine elezioni politiche previste per maggio 2013, saranno chiamati ad una competizione elettorale attraverso la quale sceglieranno chi sarà il futuro candidato Premier.
Storicamente, la prima esperienza di elezioni primarie in Italia si è avuta nel 2005, quando la coalizione di centrosinistra de l’Unione decise di utilizzarle per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Puglia. Successivamente, ci si spostò su scala nazionale, attraverso le Primarie organizzate dalla medesima compagine politica per la scelta del candidato Premier (scelta che ricadde sull’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi).
Di non recente scoperta sono le primarie negli States; se ne hanno esempi a partire dagli ’60, quando i Democratici consentirono a tutti gli elettori di sceglier(si) il futuro candidato alla carica pubblica. Ed è proprio dall’esperienza americana che gli europei decidono oggi di utilizzare questo strumento per ragioni di trasparenza ed etica pubblica.
Ma le primarie sono un vero strumento di democrazia? E’ questo il quesito che bisognerebbe porsi. Idealmente, come detto, esse nascono per consentire al corpo elettorale (o a parte di esso, qualora al voto possano accedere soltanto i tesserati al partito) di scegliere la persona che, secondo particolari meriti e/o capacità rappresentative, possa poi presentarsi alla competizione elettorale, provando a vincere sui rivali secondo il gioco democratico. Così facendo, si ha allora una partecipazione massiccia e sopratutto diretta dei cittadini alla vita politica: decidere chi sarà il proprio candidato, prima ancora di vedere il suo nome già impresso sulla scheda elettorale, per via di decisioni interne al partito, è innegabilmente un momento di grande partecipazione politica.
Oggi pressoché chiunque può candidarsi alle elezioni primarie; l’uso del ‘pressoché’ non è casuale, servono infatti forti risorse economiche per condurre la propria campagna elettorale ed un’ottima preparazione politica, che di questi tempi è a fortiori un requisito imprescindibile.
Pertanto, sono gli stessi cittadini che, dotati del diritto di elettorato passivo, possono liberamente candidarsi alle primarie.
Cosa accade, però, al momento della formazione delle liste elettorali? Chi decide i nomi da inserire nelle stesse? Possono i cittadini, sebbene iscritti ad un partito politico, liberamente candidarsi nelle liste elettorali per i due rami del nostro Parlamento?
Siamo amaramente costretti a rispondere negativamente: ad oggi nessuna garanzia sussiste per i cittadini in relazione a questo altro fondamentale momento di partecipazione politica. Sono sempre le Segreterie di partito a scegliere i candidati, a confezionare le liste e a presentarle davanti agli occhi degli elettori solo dopo il loro deposito. E’ forse questa una prova di democrazia? E’ un chiaro controsenso fare proclami sulla bontà del metodo delle primarie, quando poi ci si contraddice in termini all’atto della formazione di dette liste elettorali.
Il dibattito sulla riforma elettorale e la relativa legge di riforma sono ferme nei cassetti delle aule di Montecitorio e Palazzo Madama; nonostante i ripetuti inviti del nostro Presidente della Repubblica, ad oggi non si è ancora assistiti ad una svolta sostanziale. I partiti non sembrano essere molto concentrati su questo tema, allo stesso modo le Segreterie, in preda a campagne elettorali e alla costruzione di alleanze in vista delle Politiche ’13.
E’ auspicabile, come da sempre sostenuto dai Comitati, un sollecito intervento di tutte le forze politiche, nessuna esclusa, affinché oltre al già importante strumento di vera democrazia, quale quello delle Primarie, si arrivi a dare voce ai tanti milioni di cittadini elettori, desiderosi di scegliere non solo i candidati alle più importanti cariche pubbliche, bensì i loro rappresentanti effettivi.

Gaetano Gabriele Galesi

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