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Economia romana a somma zero: un modello primitivo, ma ancora vincente e vigente

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Dalle origini fino a poco più di due secoli fa, l’umanità aveva una modesta capacità di creare valore.
Ferma restando la vasta massa di stupidi incapaci di creare valore, ma efficientissimi nel distruggere quello di tutti, la maggior parte dell’umanità si divideva in banditi, che prendevano agli altri a proprio beneficio, e in sprovveduti, che si difendevano a stento dalle rapine dei banditi.
L’interazione fra banditi e sprovveduti redistribuisce la ricchezza, senza crearne molta, con un ciclo economico «a bassa produzione di patrimonio». I predatori concentrano le risorse nelle mani di pochi e questi pagano, poco, i rapinati per costruire opere per lo più grandiosamente vanitose.
È un ricircolo economico a somma zero, inefficiente ed iniquo, nel quale tutti portano via qualcosa agli altri senza però creare molto valore complessivo.
Il più maestoso e ottimamente organizzato «sistema a somma zero» è stato probabilmente l’impero romano. Nei loro mille anni di storia, i romani hanno bagordato sequestrando ricchi bottini alle popolazioni limitrofe, occupandole militarmente ed applicando un ciclo in fasi molto ben calibrato :

  1. Tassa patrimoniale una tantum
    I Cives Romani conquistavano le terre dei vicini impossessandosi delle loro ricchezze (il bottino militare) che nel linguaggio dei nostri giorni potremmo chiamare tassa patrimoniale una tantum. Anche il sistema Ponzi inizia così.
  2. Tassa patrimoniale annuale
    Inizialmente i romani assaltavano e distruggevano le popolazioni dei vicini con grande spreco di risorse. Inoltre si facevano odiare.
    I Cives Romani però imparavano in fretta e affinarono il modello rendendolo addirittura affascinante e attrattivo. La pax romana era uno status positivo e gli «sprovveduti» erano spesso convinti che essere occupati dai romani fosse vantaggioso. L’invenzione romana stava in una promessa, peraltro mantenuta fino alla fine: lasciavano alle popolazioni sottomesse sufficienti mezzi per creare un minimo di ricchezza la quale veniva poi scremata da una ben calcolata tassa patrimoniale annua per la durata di dieci-venti anni. dopo di che anch’essi potevano diventare cives cioe beneficiari delle rapine. È la fase due del sistema Ponzi.
  3. Cambio di lato:
    Quando le popolazioni sottomesse cominciavano a dimenticare la sconfitta militare, cresceva l’insofferenza per le tasse patrimoniali. I Cives Romani allora promuovevano gli occupati allo stato di Cives Romani. È la fase 3 dello schema Ponzi. Con ciò i nuovi Cives Romani acquisivano il diritto di esigere tasse patrimoniali ai vicini non ancora occupati, ma solo a condizione di prestare servizio militare per almeno dieci-venti anni. In definitiva l’aspettativa di diventare Cives Romani effettivi si realizzava nell’arco di una o due generazioni dalla prima conquista.
    I Romani erano ingegneri non solo nell’edilizia e nell’arte della guerra, ma anche nell’economia. Lo si vede nella loro straordinaria capacità di calibrare i tempi e i rischi del loro ciclo politico economico. Non si deve assolutamente criticarli, in primis perchè le altre popolazioni facevano anche molto peggio e in secudnis perche per molto tempo non è esistita alcuna alternativa al sistema economico a somma zero.
  4. I confini del mondo
    Proprio come nella fase 4 dello schema Ponzi, l’impero romano crollò quando i Cives Romani incontrarono a ovest l’Atlantico, a sud il Sahara, a nord territori freddi e inospitali, a est vastissime aree semidesertiche poco popolate e senza ricchezze. Non era più possibile allargare l’impero con nuovi territori e nuovi Cives Romani. L’ormai gigantesco flusso di ricchezze dai confini verso il centro non poteva più essere alimentato mentre le generazioni più recenti dei nuovi Cives reclamavano che la promessa venisse rispettata: anche a loro doveva essere concesso il diritto alla remunerazione, al bottino di guerra. Il peso dei mostruosi debiti prodotti da aspettative spropositate schiacciò l’impero che collassò. Sembra l’INPS dei giorni nostri.

Col senno di poi, possiamo dire che quel sistema circolare di concentrazione e conservazione del patrimonio ha visto la sua più estesa applicazione nell’impero romano, ma continua ad essere applicato anche ai nostri giorni nella gran parte del pianeta dove è la forma dominante di governance (la tirannia) e anche in alcune zone dell’economia democratica dove prende il nome di «sistema Ponzi».

Ci sono voluti più di mille anni per inventare e mettere a punto il nuovo sistema economico a valore aggiunto. Si deve attendere fino alla rivoluzione industriale per vedere gli effetti di tale nuovo sistema che per funzionare bene ha bisogno di un sistema di redistribuzione più efficace ed efficiente: la democrazia.
Per tutto il XIX secolo e per metà del XX, ci sono state feroci guerre alimentate da ideologie conservatrici e restauratrici che desideravano ripristinare gli obsoleti sistemi centralistico-tirannici. Volevano un restyling di facciata senza nulla cambiare nella sostanza. Ma in Europa e Occidente hanno perso. Quei movimenti resistono ancora nella maggior parte del Pianeta. Dobiamo stare all’erta e continuare a far evolvere i nostri sistemi di governance. Una democrazia più evoluta?

bussolaitalia.it/economia-romana
di Stefano Cianchi (Bussola Italia)