Se le banche falliscono, delitto senza castigo


In Italia ormai la sequenza dei fallimenti, o meglio dei salvataggi statali di banche ormai fallite, è diventata abbastanza lunga.

Questo fa sorgere alcune domande:

  • Qual è il livello di conoscenza finanziaria dei danneggiati? Si presume molto basso. Perché se si fanno firmare moduli su moduli (i vari Mifid), si allegano formulari e spiegazioni del tutto incomprensibili, non si è ancora (evidentemente) riusciti a far comprendere cose già note ai tempi delle Repubbliche Marinare e basilari in questo campo: gli azionisti partecipano alla vita della società e ne condividono le sorti nel bene e nel male; più alto è il rendimento di un investimento tanto più alto è il rischio. Lo si è visto nella vicenda dei “Tango bond” in cui si è richiesto a gran voce il rimborso, ma non si è mai detto che erano stati comprati perché offrivano un tasso di interesse quasi triplo rispetto alla norma…
  • Perché non si agisce penalmente nei confronti dei dirigenti delle banche stesse? Se, come in molti casi è più che probabile, sono state vendute azioni al alto rischio come bene rifugio oppure come condizione per avere un prestito, non si tratta di comportamenti scorretti, ma autentica truffa penalmente perseguibile. Se io vendo una casa sostenendo, scientemente, che è in perfette condizioni quando invece è pericolante non posso limitarmi a sostenere che l’acquirente l’aveva vista e che deve essere rimborsato dallo Stato, ne rispondo penalmente per truffa.
  • A che serve la Vigilanza della Banca d’Italia? C’è da sospettare che tutto si risolva in una burocrazia asfissiante e occhiuta che controlla l’esistenza di timbri, firme inutili, moduli compilati da clienti ignari. Un controllo “all’italiana”: tutto formalità e niente sulla vera sostanza dei fatti; poi un intreccio di competenze, di scaricabarile per cui sarà impossibile arrivare a scoprire le vere responsabilità
  • A che serve una magistratura lenta e praticamente inerte? Nel caso della Popolare di Bari un dirigente aveva scoperto, appena assunto, che i bilanci erano del tutto falsi; licenziato si era rivolto alla Procura di Bari per denunciare i fatti. Tutto questo avveniva nel 2017: siamo arrivati al fallimento di fine 2019 (oltre due anni!) senza che la magistratura prendesse alcun provvedimento! I responsabili delle Popolari venete (Zonin per non fare nomi) dopo anni dal crac vivono nelle loro lussuose ville da nullatenenti e hanno spostato i loro beni a figli e prestanome… prima o dopo si addiverrà a una atto di revoca della vendita fittizia, ma nel frattempo il tutto si sarà prescritto…

Non funziona molto meglio il sistema americano? Pochi controlli formali o preventivi, ma se sbagli difficilmente sfuggi alla punizione. Il caso Madoff insegna.

  • Quando si evidenzieranno le responsabilità di una politica che guarda all’oggi ed è alla continua ricerca di voti e consensi? Dieci anni fa nel pieno della crisi tutti gli Stati europei, chi più chi meno, aiutarono le banche con cospicui investimenti; solo l’Italia non fece nulla sostenendo che “le banche italiane erano un modello di solidità per tutta Europa”. Visti i risultati erano asserzioni a vuoto, volte solo a rassicurare i cittadini, certo non a risolvere il problema.
  • Perché non è portata a termine la riforma delle Popolari? Eccetto il caso MpS sono state loro al centro dei principali scandali. Il sistema del voto capitario (un socio, un voto qualsiasi numero di azioni abbia) serve, ormai l’hanno capito tutti, a rinsaldare il controllo di pochi sulle società. Non conta tanto avere la maggioranza del capitale, quanto raccogliere il maggior numero di soci; ciò rende sicuramente difficile (o meglio impossibile) qualsiasi scalata, ma rafforza potentati e clientele locali. La stessa definizione di “banche del territorio” nasconde una ben diversa realtà: di banche al servizio degli interessi dei potenti locali, dei gruppi di potere che gestiscono allegramente i soldi degli altri. Da anni si parla (e in parte è già avvenuta) della riforma delle Popolari: perché si è arenata, forse per la paura di toccare interessi locali che portano voti?
  • In fin dei conti cosa vendono le banche? Solidità, sicurezza e affidabilità sono i loro principali atout. Una banca che non ha la fiducia del mercato, crolla. Occorre perciò fare chiarezza sulle situazioni poco chiare, garantire trasparenza e affidabilità nei bilanci, avere controlli efficienti, sostanziali e rapidi, raddrizzare con decisione le situazioni difficili.

Tutto ciò nell’interesse dell’Italia tutta perché, non dimentichiamolo, il sistema bancario è l’unica vera cinghia di trasmissione tra i cittadini e la produzione, il vero motore dell’economia; lasciarlo in mano ad affaristi di pochi scrupoli, avventurieri e banchieri d’assalto sarebbe un vero delitto.

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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