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I totalitarismi del XXI secolo

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Il totalitarismo è il peggior killer del Novecento. Più che le epidemie, la carestia e le guerre, la maggior parte delle persone del secolo breve è stata assassinata dai regimi totalitari, scientemente e a freddo, in base al loro programma politico: sono circa 200 milioni le vite distrutte nelle deportazioni, nei lager, nei gulag e nei laogai.
Il totalitarismo è il fenomeno politico più letale, ma al tempo stesso uno dei meno capiti e conosciuti. Ci si divide sulla sua stessa definizione. Per essere sintetici, lo si può definire come quel sistema in cui lo Stato detiene un potere assoluto, dunque quel sistema in cui sia la vita che la proprietà dei singoli sono nelle mani dell’autorità pubblica. Lo scopo del totalitarismo non è solo quello di conservare il potere, ma anche quello di creare una società nuova, abitata da uomini nuovi. A questo scopo è indirizzata tutta l’attività dello Stato. E per conseguire questo obiettivo, il dittatore totalitario non si fa scrupoli a eliminare fisicamente, non solo i suoi nemici politici, ma anche tutti coloro che non rientrano nel suo progetto: intere etnie, religioni e classi sociali devono essere spazzate via per far posto al nuovo che avanza.
Visto da qui, da una democrazia consolidata di inizio XXI Secolo, il totalitarismo appare solo come una tragedia del passato, una parentesi chiusa, un errore che non sarà ripetuto. Siamo quasi convinti che nell’era dell’informazione globale, di Internet e della coscienza universale dei diritti umani, simili orrori non possano ripetersi. Ma siamo sicuri che sia solo passato? Non c’è il pericolo che il totalitarismo, sotto altre spoglie, si ripresenti anche nel nostro futuro?
E’ difficile che tornino le due forme di totalitarismo che abbiamo conosciuto nel Novecento: quello comunista e quello nazista. Erano entrambe ideologie atee o irreligiose, fondate su filosofie diffuse nel XIX Secolo, che si proponevano di costruire una società utopistica. Dopo la sconfitta di Hitler nel 1945 è difficile che qualcuno creda ancora nel nazismo. Tutte le sue radici ideologiche sono state sistematicamente screditate e demonizzate per settant’anni. In Germania è ora ricomparso negli scaffali il Mein Kampf, il manifesto di Adolf Hitler, la base ideologica e programmatica del nazionalsocialismo: il testo originale è un libro di poche centinaia di pagine, l’edizione attuale è un immenso vocabolario corredato da 3500 “note critiche” volte a confutare ogni singolo passaggio.
E’ chiaro che, di fronte a quest’opera di sistematico esorcismo ideologico, qualcuno finirà per essere inevitabilmente affascinato dal male. Ma è difficile che da questi curiosi possa nascere un movimento di massa, un nazismo rinnovato.
Il comunismo, così come lo abbiamo conosciuto con Lenin, Stalin e Mao, è anch’esso morto. Non sopravvive in Russia, dove si è insediata un’autocrazia di tipo differente, nazionalista e conservatrice, anche se nostalgica dei vecchi simboli (e dei vecchi confini) dell’Urss. Non sopravvive in Cina, sostituita da una tecnocrazia che, benché sia erede diretta di Mao, si ammanta di valori confuciani e ambizioni imperiali. Al massimo vivacchia nella decrepita dittatura di Cuba. E rimane a stento al potere nel “regno eremita” della Corea del Nord, un sistema già morto, anche se non se ne è ancora accorto. La spinta rivoluzionaria del comunismo, comunque, si è esaurita da un pezzo, per ammissione dei suoi stessi protagonisti.
La minaccia totalitaria sta però assumendo nuove forme. Sta cercando un nuovo corpo politico in cui ricominciare a vivere ed espandersi. Le più evidenti manifestazioni del nuovo totalitarismo le vediamo attualmente nel mondo islamico. La Repubblica Islamica dell’Iran, nata nel 1979, è la sua espressione più organizzata. Si tratta infatti di un regime che non è una semplice dittatura: è una “democrazia” di massa controllata dalla legge coranica, applicata ad ogni singolo cittadino in base alla più ferrea interpretazione della tradizione sciita. E’ uno Stato che ti spia e ti segue dalla culla alla tomba, decide al posto tuo cosa credere e cosa dire, cosa scrivere e cosa pensare. Lo scopo della Repubblica Islamica è quello di preparare l’uomo all’apocalisse prossima ventura, spiritualmente e materialmente, in vista del giudizio finale. Non ammette diversioni, distrazioni o diversità, se non qualche limitata forma di tolleranza nei confronti di minoranze religiose riconosciute, confinate nei loro ghetti legali, in condizioni di sudditanza.
Se credete che Rouhani, l’attuale presidente, sia un riformatore, avete sbagliato tutto: anche se lo fosse, non potrebbe cambiare il sistema. Non fosse altro perché non è realmente lui al comando, bensì l’ayatollah Alì Khamenei, erede diretto di Khomeini, il padre della rivoluzione.
Un esempio ancora più concreto e coerente di totalitarismo è costituito oggi dal nuovo Stato Islamico, insediatosi fra Siria e Iraq e capace di creare suoi avamposti anche in Libia e Nigeria. Non è un semplice gruppo terrorista (Isis), ma un totalitarismo religioso, vero e proprio, dove i cittadini sono anche qui seguiti dalla culla alla tomba, ancor più che in Iran. Dove ogni singolo aspetto della vita e del comportamento delle persone è regolato dalla legge coranica, in base alla più ferrea interpretazione della tradizione sunnita. Dove atti da noi banali, come fumare una sigaretta fuori di casa o ascoltare musica, uscire senza velo e non accompagnata (per le donne), leggere libri che non siano il Corano o pochi altri titoli autorizzati, comporta una punizione corporale. Dove la dieta è regolata dallo Stato, il commercio e i suoi ritmi sono dettati dallo Stato, le giornate sono scandite da preghiere obbligatorie e qualunque forma d’arte o espressione non conforme alla dottrina ufficiale è proibita e distrutta, anche se è un reperto archeologico di migliaia di anni fa. Anche il califfo della Stato Islamico, come l’ayatollah iraniano, crede che l’apocalisse sia imminente e il giudizio finale sia prossimo. Tutto quel che fa, nella sua società, è preparare i cittadini a entrare in Paradiso e preservarli dall’Inferno, rendendo reato ogni singolo peccato, in obbligo ogni singolo precetto, anche adottando drastiche punizioni collettive, anche eliminando fisicamente tutti coloro che possono essere considerati come degli “inquinatori” dell’unica vera fede.
L’Iran e lo Stato Islamico si annoverano fra i più grandi killer dei nostri tempi. In Iran il numero di esecuzioni capitali, in rapporto alla popolazione, è il più alto del mondo, soprattutto sotto Rouhani. Lo Stato Islamico, nei territori che controlla, sta compiendo un vero genocidio ai danni delle minoranze religiose. Il numero dei morti che ha già provocato è sconosciuto, ma le stime più prudenti parlano di decine di migliaia di vittime, in un territorio con meno di 5 milioni di abitanti e nel corso di appena un anno e mezzo.
In Europa abbiamo già attraversato il nostro periodo buio totalitario, possiamo dire di aver imparato la lezione e ora siamo tutti società aperte. Siamo ormai immuni? No. In Ungheria, che pure è ancora una democrazia, il premier Viktor Orban condanna il liberalismo: “Per vent’anni ha dominato quella concezione, ha ottenuto riconoscimento politico e sostegno quella visione della vita, in base alla quale si è in diritto di fare tutto ciò che non viola l’altrui libertà. Siccome non c’è risposta al quesito su chi decida che cosa violi la libertà altrui, nella vita reale la risposta a questa domanda è venuta dalla forza, dall’uso della forza da parte di chi ne dispone. Per questo motivo, nella realtà, questa concezione si rivelò, nonostante tutta la sua eleganza e fascinazione intellettuali, ipocrita e meschina. Proprio per questo motivo l’abbiamo dovuta rigettare ed elevare al posto suo un nuovo ideale. Più precisamente abbiamo dovuto restaurare sui diritti la legge morale antica: quello che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. Anzi, all’insegna della politica ispirata al cristianesimo, vogliamo aggiungervi anche la legge che dice: quello che vorresti fosse fatto a te, fallo anche tu agli altri”. Nel suo discorso al parlamento del 10 maggio 2014, proclama l’inizio di un nuovo corso “Per me la società non è un semplice insieme di individui, bensì una comunità, una struttura organica (corsivo nostro). Questo tipo di interpretazione della società, di ispirazione nazionale e cristiana, darà la base ideologica e, allo stesso tempo, anche l’obiettivo del mio lavoro”. Nell’Ungheria odierna le principali tutele della libertà individuale sono ancora rispettate. Ma il discorso programmatico di Orban può essere il preludio di un totalitarismo di tipo nuovo. Anche questo basato su un risveglio religioso cristiano (oltre che nazionale), analogo a quello vissuto dalle società musulmane.
L’altro paese a forte rischio totalitario è la Russia. Contrariamente all’Ungheria, non è una democrazia liberale, ma una “democrazia sovrana”, eufemismo per definire un regime in cui il parlamento viene eletto con un voto pilotato e limita il suo ruolo alla ratifica delle decisioni di presidente e governo. Quello instaurato da Putin è uno Stato autoritario, non totalitario. Non mira alla creazione di un uomo nuovo e di una nuova società. Non controlla capillarmente ogni cittadino e le sue abitudini, ma si “limita” a reprimere il dissenso politico. Tuttavia ci sono già tutti i presupposti perché diventi totalitario. I mezzi sono già controllati dallo Stato, a partire dalle grandi aziende strategiche, dall’istruzione e dalla totalità dei media. I fini, in futuro, potrebbero essere determinati da una nuova/vecchia ideologia fondata sul cristianesimo ortodosso e sull’ideale nazionale “grande russo”.
Già sono ben visibili i sintomi di questo salto di qualità. Sintomi quali: nascita di squadre di picchiatori che “preservano la moralità”, norme sempre più esplicite di autarchia economica, distruzione violenta di forme d’arte e manifestazioni “irreligiose”, punizioni esemplari di chi è colpevole di blasfemia e dissacrazione, uso sempre più esteso della psichiatria (incluso il ritiro della patente ai “deviati sessuali”), ostilità nei confronti della finanza internazionale, perché se “il tempo appartiene a Dio” non è ammissibile il prestito di denaro contro interesse. Anche la Russia, nel suo ambito, sta vivendo il suo risveglio religioso. Ha più difficoltà, in questo percorso, perché è una nazione multi-religiosa, in cui l’Islam, il Buddismo e l’Ebraismo contendono il monopolio alla religione maggioritaria cristiana ortodossa. Ma è un ostacolo? Nel combattere il “materialismo” occidentale, Islam e Ortodossia possono trovare perfettamente la quadra, il Buddismo è facilmente emarginabile e l’Ebraismo, per ora tollerato e riconosciuto, rischia di vivere una prossima stagione di pogrom, come all’epoca dell’Impero. Le altre religioni sono già escluse: emarginato il Cattolicesimo, perseguitati i Testimoni di Geova e i protestanti.
Quel che sta avvenendo in Medio Oriente e rischia di manifestarsi in futuro in Ungheria e in Russia, è la nuova manifestazione del totalitarismo del XXI Secolo. Il suo non è più un programma ateo, che punta a costruire un paradiso in terra, ma un programma religioso che mira a preparare l’uomo al Paradiso nell’aldilà. Si tratta, come nei vecchi Stati totalitari, di un potere assoluto, che si intromette nella vita del singolo in ogni suo aspetto, ogni santo giorno. Ma, contrariamente ai suoi predecessori atei, non ammette alcun fallimento, nemmeno di fronte all’evidenza. Perché nel Novecento si è potuto dimostrare, con la sconfitta della Germania e con l’implosione dell’Urss, che il paradiso terrestre fosse una falsa profezia. Oggi, al contrario, nessuno può dimostrare che la ricetta imposta dal nuovo potere per raggiungere il Paradiso (nell’aldilà) sia falsa. Nessun uomo è mai tornato vivo dal Giudizio finale per riferire cosa ci attende dopo la morte. L’aldilà è e resta una domanda esistenziale fortissima, una tensione continua verso l’infinito, su cui i nuovi dittatori potranno giocare liberamente la loro partita, per dare un senso alla nostra vita.
D’altro canto, nel proprio intimo terrore, nessuno può dimostrare che disobbedendo al potere politico non si finisca anche all’Inferno (dopo essere finiti in un campo di concentramento in questo mondo). Un simile Stato, che aggiunge il controllo sullo spirito oltre a quello sul corpo, è il più assoluto concepibile e il più difficile da contrastare. Eserciterebbe un fascino irresistibile su milioni di persone, potrebbe durare molto più a lungo dei suoi predecessori atei. E potenzialmente potrebbe fare molte più vittime. Uccidere il nemico e farsi uccidere nel nome di Dio, in cambio della vita eterna: quale stimolo è più forte?

Stefano Magni