Femminicidio? Chiamiamolo assassinio!

Angelo femminicidio
Da mesi si fa un gran parlare d’una nuova specie di delitto: lo chiamano “femminicidio”.
Indubbiamente è un reato molto, troppo diffuso (circa il 30% degli omicidi commessi in questi sei mesi ha avuto per vittime le donne) e particolarmente vile (come del resto l’infanticidio); uccidere una donna da cui non si è più amati è segno di una mentalità non solo maschilista ma deviata; considerare la persona con cui si vorrebbe condividere tutta la propria vita, i momenti più o meno felici, alla stregua di una proprietà di cui si può disporre a proprio piacimento, sino ad ucciderla, è un comportamento che si stenta persino a comprendere.
Più che giusto, quindi, cercare di contrastare tutti quei comportamenti (lo stalking) che sono prodromo e spia di un modo aberrante di concepire un rapporto tra due persone.
Il che può servire non solo a prevenire un assassinio, ma nella maggioranza dei casi a eliminare o ridurre alla radice questi comportamenti criminali.
Così in questi e tanti altri casi sarebbe sufficiente, anziché inasprire le pene o creare nuove fattispecie di reato, applicare con efficienza e rapidità le norme che già esistono: quando si viene a sapere che una ragazza è stata uccisa dopo aver presentato ben quattro denunce per stalking, regolarmente ignorate, non si può non condividere quanto i Comitati richiedono da sempre (vedi il nostro “Terzo Strapotere”): una magistratura rapida ed efficiente al servizio del cittadino.
Ma a questo punto, stiamo attenti alle parole, soprattutto quando si sente sparare ai quattro venti il termine “femminicidio”. Definire come tale l’uccisione di una donna (così come “uxoricidio” per il delitto sul coniuge, “infanticidio” nel caso di un bambino” eccetera) rischia di sminuire la sostanza, glissare sul reato capitale: l’uccisione di una persona.
È questo che in realtà abbiamo di fronte in questi casi: un reato che richiede il massimo della pena, l’esecrazione della società civile per l’uccisone di una persona; Il togliere la vita a un nostro simile, quell’atto che sin dall’inizio del diritto è stato considerato il più grave per un uomo, è sempre stato e resta l’assassinio.

Continuando a parlare di “femminicidio”, si corre il rischio di coprire quello che è in realtà il femminicidio: un assassinio del quale va sottolineata l’aggravante dei futili motivi e dell’essere compiuto nei confronti di un individuo più debole. Solo così renderemo più chiaro ed evidente di che si tratta al fondo: il togliere la vita ad un’altra persona. Il più grave dei delitti che possa commettere un uomo (o una donna.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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