All’ora di pranzo rientrando a casa, per fortuna munito d’ombrello, è arrivato un acquazzone di vasta portata con un fuggi fuggi generale.
Prima di entrare nel portone ho notato una ragazza con un jeans bianco che camminava a passo spedito nella direzione opposta alla mia, e che oltre ad essere carina, camminava scalza muovendo questi suoi graziosi piedini senza quasi toccare li marciapiede, come se volasse senza li selciato.
Mi accostai, e visto che non aveva l’ombrello ed era già abbastanza bagnata, le chiesi se potevo aiutarla facendola accomodare sotto li mio.
Dopo un momentaneo imbarazzo acconsentì dicendo che era quasi arrivata, ma che comunque anche quei residui passi le facevano comodo sotto un ombrello.
Quindi facendo un rapido dietro-front le porsi parte del riparo e notai piacevolmente che dopo una rapida occhiata si mise sotto braccio.
Arrivati ad un grande bar all’angolo entrammo, scoprii che lei ne era la proprietaria. La indussi, senza averne l’autorità, ad andare a cambiarsi.
Al suo ritorno dopo pochi minuti ebbi l’opportunità di notare quanto fosse bella, di un’eleganza e raffinatezza particolare.
Leggermente più alta di me, anche se io non sono un gigante, raggiungo a malapena li metro e settanta, ma lei, fisico asciutto, un seno ben pronunciato e un sorriso smagliante, dava alla sua figura un effetto strabiliante.
Ritengo che la bellezza sia soggettiva, begli occhi, e fisico prorompente non bastano. La postura, li profumo, li sorriso fanno li resto.
lI pantaloncino jeans bianco che le si era attaccato al corpo bagnato, aveva costituito una seconda pelle, e la t-shirt senza alcun reggiseno le aveva disegnato al forma del seno.
Quando si è ripresentata, asciugata e ripettinata era, per me, un vero spettacolo. Nell’avvicinarsi con uno splendido sorriso mi disse:
– Non ci siamo nemmeno presentati, oi sono Marina e come avrà intuito sono la figlia del proprietario del bar.
– E’ vero! io sono Andrea, abito a due passi da qui e sono un avvocato.
Piacere, piacere e una cordiale stretta di mano.
Ero triste perché proprio quel giorno avevo un appuntamento di lavoro e non avrei potuto fermarmi oltre.
Non che lei me lo avesse chiesto, ma era per piacer mio.
Le chiesi se potessi permettermi di ripassare per trascorrere un po’ di tempo assieme. Era una proposta azzardata a cui poteva rispondermi in mille modi.
Ma rispose:
– Si certo volentieri.
Usciii dal locale con le ali ai piedi.
lI giorno dopo, naturalmente, mi ripresentai e lei era lì, sembrava che mi stesse aspettando, ma
forse era solo una mia illusione.
– La stavo aspettando. Mi disse con un sorriso radioso.
– Ma devo andare a fare una commissione
Mezzo deluso, li mio sogno scoppiò come un palloncino.
– Ma se non le dispiace può accompagnarmi. Mi tornò immediatamente li sorriso.
– Certamente. Conclusi.
La passeggiata non fu breve, per fortuna mia.
Andammo in un negozio dove comprò un assortimento di caffè.
Fu molto piacevole, camminare al suo fianco: mi faceva sentire importante e ad un semaforo, in attesa del verde, mi avvicinai e ci baciammo.
Gaudio, felicità.
Come finirà la storia? Alla prossima puntata.
Di Alessandro Prisco


