IL DIAVOLO VESTE TRUMP: SCACCO MATTO A GHISLAINE MAXWELL (parte III)

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Di Alexander Bush<\em>

“Il Diavolo è nei dettagli”
Victor Hugo e Friedrich Hegel

“Quid est veritas?”, chiese Ponzio Pilato a Gesù di Nazareth.
“Veritas est ultima cognitio”, rispose l’uomo che aveva osato sfidare le leggi dei Sadducei e Farisei a un passo dalla crocefissione. La traduzione di Giulio Andreotti è stata arbitraria e criminogena: “Quando Ponzio Pilato chiese a Gesù cosa fosse la verità, lui non rispose”. Se ci riflettete bene, Gesù rispose in modo diverso: “La verità è l’ultima cognizione”. Ma, a onor del vero, non si poteva aspettare un’interpretazione autentica da parte di colui che si era laureato 110 e lode con la tesi “Personalità di un delinquente nel diritto della Chiesa”. Giovanni Paolo II osservava in “Evangelium Vitae”, che più l’uomo si avvicina alla verità più automaticamente si ritrae da essa. L’ho capito “sine die” leggendo il capolavoro di Matteo Cavezzali “Icarus, ascesa e caduta di Raul Gardini”; una circostanza mi ha impressionato più di altre: quando Idina Ferruzzi, la vedova di Raul, si fece intervistare da Enzo Biagi dopo anni di silenzio cominciando a rivelare dei fatti scabrosi, successe il putiferio. Qualcuno chiese l’intervento “protettivo” di Di Pietro, il Nikita Krusciov della magistratura italiana. E Antonio Di Pietro a sua volta chiamò Idina per incontrarla ed avere spiegazioni; successivamente all’incontro, la donna dichiarò ai cronisti che la intervistavano all’uscita dell’ufficio di Tonino il molisano, un po’ Caimano (diventa pericoloso quando viene attaccato, ed è stato un giocatore più abile di Gardini): “Stimo molto Antonio Di Pietro, e lo stimava anche mio marito. Erano due lavoratori infaticabili”. Vedete, l’essere umano è incompatibile con l’accesso alla verità ultima; lo stesso Di Pietro che ha vestito molti abiti tra le sliding doors, ha raccontato alla Susanna Turco che lo intervistò per “L’Espresso” nel febbraio 2020 che Gardini si tolse la vita perché si sentì tradito dall’allora pm all’interno della “trattativa”, con lui mediata dall’avvocato dei segreti Giovanni Maria Flick: il ravennate era convinto – cito Di Pietro nell’intervista acquisita agli atti del processo d’Appello per la “Trattativa Stato/Mafia” – che Tonino lo avrebbe arrestato a dispetto della sua incipiente collaborazione, perché erano uscite dalla Procura di Milano delle dichiarazioni di Garofano che lo accusava di tangenti in violazione del segreto investigativo.
Andreotti guardava con olimpica indifferenza, divorando le persone ed etero-dirigendo le mosse della magistratura: non doveva uscire chi era l’intestatario del “Conto Spellman” allo Ior, 22 milioni di dollari nel buco nero della maxitangente Enimont, che gli stessi Davigo e Di Pietro hanno ricondotto alla sua persona (l’intervista della Turco è inserita nella sentenza di assoluzione degli imputati Mario Mori e Giuseppe De Donno della Corte d’Appello per la cosiddetta Trattativa).
Ma si fa presto a liquidare l’Italia come la Repubblica delle Banane.

In America le cose vanno addirittura peggio. Il Diavolo veste Epstein e i fondamentali della democrazia tremano. Gli eventi collegati all’affaire Ghislaine Maxwell alla fine di febbraio 2026 si inquadrano nella Tangentopoli americana, che a ben vedere è più grave di quella italiana.
Giustamente, l’elegante Gabriele Romagnoli in una bellissima analisi dal titolo “Il crollo di un sistema” su “la Repubblica” del 20 febbraio, mentre viene arrestato da Scotland Yard il fratello di Re Carlo Andrea, con una probabile “covert action” di Trump – in giuoco ci sono gli assegni staccati dalla Regina Elisabetta a Virginia Giuffrè, in cambio del suo silenzio, poi morta suicida (secondo suo fratello Sky Roberts, portata alla morte da The Donald) –, osserva in apertura: “L’arresto dell’ex principe Andrea è, come quello del “mariuolo” Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, il mattoncino spostato che produrrà il crollo di un sistema?”. Potrebbe essere il crollo della democrazia americana.

I fatti più importanti che chiudono quasi il cold case della candidata perfetta al suicidio Ghislaine, ex fidanzata di Jeffrey Epstein, sono stati, prima la deposizione di Hillary Clinton: “I perseguitati
diventano persecutori”, disse Bruno Orsini (ferita dal “Russiagate”, era in pieno delirio scacchistico della hybris), e poi la deposizione di suo marito Bill; l’elemento che mi ha colpito è che Hillary per hybris ha fatto una minaccia pesantissima “apertis verbis” a Trump, invitando contestualmente la superteste detenuta a prendere la parola contro il “commander in chief” senza checks and balances in merito al fatto agghiacciante delle due ragazze straniere seppellite sotto il ranch Zorro del pedofilo Jeffrey Epstein; parliamo anche, oltre che di una minaccia a Trump, di una richiesta implicita all’ex girlfriend di Epstein di mantenere gli accordi fatti con Clinton, poiché a un certo punto Ghislaine, sotto ricatto da parte di Bill Clinton, ha tradito l’accordo in gestazione con Trump per l’intermediazione del suo avvocato viceprocuratore generale Todd Blanche; l’Attorney general Pam Bondi, per reazione, aveva dichiarato al limite dell’eversione vera e propria: “Mi auguro che la Maxwell muoia in cella”. E’ questo il “fuori-scena” della audizione di Hillary, che testualmente disse il 26 febbraio davanti alla commissione di vigilanza “House Oversight Committee”: “Mi avete costretta a testimoniare, pienamente consapevole che non possiedo alcuna conoscenza in grado di aiutare la vostra indagine al fine di distogliere l’attenzione dalle azioni del presidente Trump e di coprirle, nonostante le legittime richieste di risposte”; al posto di Hillary, ha detto l’ex segretaria di Stato, dovrebbe esserci Trump: “Se questo Comitato fosse serio nel voler scoprire la verità sui crimini di Epstein, non si affiderebbe ai briefing mediatici per ottenere risposte dal nostro attuale presidente sul suo coinvolgimento. Gli chiederebbe direttamente sotto giuramento delle decine di migliaia di volte in cui compare nei file Epstein”; c’è anche un messaggio ricattatorio a Elon Musk, l’Howard Hughes del tecno-capitalismo: “in quale notte ci sarebbe stata la “festa più sfrenata” sull’isola di Epstein?”: “riferimento a un messaggio di Elon Musk”, come ha scritto il corrispondente da New York per “la Repubblica” Paolo Mastrolilli. “… Il ruolo della Commissione è andare a fondo alle notizie secondo cui il dipartimento di Giustizia avrebbe nascosto le interviste dell’Fbi in cui una sopravvissuta accusa il presidente Trump di crimini efferati”. Hillary alludeva esplicitamente alla notitia criminis data in pasto alla stampa da suo marito con la complicità di madame Ghislaine, grazie alle famose “talpe” a libro paga nel Dipartimento della Giustizia; nel contesto della stessa audizione, l’ex candidata alla presidenza ha avanzato il sospetto che il capo del traffico internazionale delle giovani donne in posizione di comando rispetto alla coppia Ghislaine/Jeffrey fosse proprio Trump; come emerge dall’articolo di Anna Lombardi per “la Repubblica” del 20 febbraio “Scovate nel ranch di Jeffrey, ci sono due cadaveri di ragazze”:

“Nel “mare magnum” di documenti noti come Epstein files, ben tre milioni di materiali pubblicati dal Dipartimento di Giustizia qualche settimana fa, c’è n’è uno così agghiacciante da aver spinto i legislatori e le autorità del New Mexico ad aprire un’indagine: “Da qualche parte, sulle colline intorno al Zorro Ranch, vennero sepolte due ragazze straniere per ordine di Jeffrey e Madam G”: iniziale che riporta a Ghislaine Maxwell, unica complice del finanziere pedofilo finita in carcere con l’accusa di aver contribuito ad adescare ragazzine per lui. “Morirono entrambe per strangolamento durante un rapporto sessuale violento e fetish”, prosegue il messaggio, riferito a fatti presumibilmente avvenuti nel ranch del finanziere pedofilo a 50 chilometri da Santa Fe, uno degli infausti luoghi dove il finanziere portava le sue vittime. Le accuse sono contenute in una mail inviata nel 2019 a Eddy Aragon, conduttore di un programma radiofonico locale, da una persona che sosteneva di aver lavorato nel ranch (il nome nei file è però oscurato): “Edward, questa è una cosa delicata, quindi sarà la mia prima e ultima email, a tua discrezione” si legge. “Puoi scegliere di accettarla o cestinarla”, ma proviene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che vedi – ci sono alcuni link di video – è stato preso da casa di Epstein come mia assicurazione in caso di future controversie. Non farmi nessuna domanda”. Poi, appunto, prosegue con la frase raggelante sui due cadaveri. Quella persona, però, vuole qualcosa in cambio: la mail, infatti, si conclude con una richiesta di bitcoin: “Si prega di disporre entro le 6 di oggi, giovedì 22/11/19, all’indirizzo del portafoglio BTC” (è la “Mano Invisibile” di Adam Smith?, ndr). Secondo quanto riportato nel fascicolo, Aragon prova a contattare l’indirizzo
email: ma i messaggi, tornarono indietro. E quattro giorni dopo inoltra il messaggio a qualcun altro (nome ancora una volta oscurato). Presumibilmente un investigatore. Non si sa se quelle accuse vennero prese sul serio e se venne avviata un’indagine. Ma certo lo sono ora.
Lauren Rodriguez, portavoce del Dipartimento di Giustizia del New Mexico, ha infatti chiesto, e già ottenuto, una copia non censurata della mail che contiene l’accusa. Forte della decisione presa lunedì dal Parlamento locale, che ha votato a maggioranza l’avvio di una prima indagine completa sulle raccapriccianti accuse: “La Camera del New Mexico teme che una mancata indagine sulle attività criminali di Epstein al Zorro Ranch possa compromettere la sicurezza e il benessere dello Stato. Un’eventuale inazione legislativa provocherebbe sfiducia del pubblico”, si legge nel provvedimento approvato con 62 voti favorevoli (e bipartisan) e 8 astenuti. Una commissione d’inchiesta, avrà l’autorità di “costringere testimoni a deporre” ed “emettere citazioni in giudizio”.
L’azione ha avuto il plauso della deputata democratica Melanie Stansbury, eletta al Congresso per rappresentare appunto il New Mexico: “Stiamo agendo laddove il governo federale non lo fa. Le notizie di aggressioni e abusi sessuali avvenuti nel nostro Stato si sussurrano da anni e quei crimini non sono mai stati indagati a fondo, né dalle autorità locali né dall’Fbi”.
Pure la deputata statale Marianna Anaya, co-firmataria della legge, si dice sollevata: “E’ nostra responsabilità indagare e chiamare a rispondere le persone che aiutarono Epstein, così come le istituzioni che finora hanno deluso le vittime. Lo faremo anche se ciò dovesse significare chiamare a rispondere lo Stato federale. Vittime e testimoni si facciano avanti. Gli garantiamo il credito che non hanno avuto in precedenza”… “.
(il copyright è tratto da Anna Lombardi)

Dicevamo, citando “Evangelium Vitae”, che l’uomo è incompatibile con la verità ultima.
Il giorno dopo Hillary, viene audito suo marito che avrebbe potuto fare scacco matto a Trump, perché se avesse accusato il comandante in capo lo avrebbe obbligato a testimoniare e il passo successivo sarebbe stato ascoltare Ghislaine Maxwell per la messa in stato d’accusa altrimenti nota come Impeachment; Clinton ha preso le difese di Trump, al contrario di Hillary (sic!), (che si è sentita umiliata nel profondo), dicendo testualmente: “Non mi ha mai detto nulla che mi faccia pensare sia coinvolto”. Salvato da Clinton, Trump ha commentato: “Mi dispiace vedere Clinton testimoniare, ma a me hanno fatto di peggio”. Grande a dir poco è stata la delusione per la Maxwell (la morte è nel nome, direbbe Luca Josi), che si è sentita tradita da quella baldracca che è Bill proprio dopo averlo favorito (sic!) con il “doppio gioco”: la cosiddetta “sindrome del beneficiato” colpisce in maniera inesorabile, con una puntualità svizzera e meriterebbe una trattazione a sé; i contributi di Sigmund Freud sono fondamentali, ma inferiori per importanza alla teoria della riflessività secondo George Soros.
A questo punto, la partita si è chiusa per la “socialite” nel senso che ormai è stata scaricata sia da Trump che da Clinton in una situazione in cui è straordinariamente sotto pressione; è in una condizione di fragilità pericolosa, ha familiarità con il disturbo: suo padre morì suicida; non c’è 1 senza 2, ma per arrivare al suicidio devono esserci delle condizioni oggettivamente favorenti l’atto del gesto suicidario. E lei, è in una situazione che la espone al “passaggio all’atto” in senso auto-soppressivo. No exit strategy dagli “stati misti”.
Quale sarà la prossima mossa di The Donald, che nell’emergenza diventa violento come Putin? Dal momento che sa che Ghislaine ha del materiale potenzialmente mortale sul suo conto, farà una proposta estorsiva ad Elon Musk: benissimo, ora io ho pronto il provvedimento di aumento di capitale per le tue imprese (un aumento di capitale dell’ordine di 5 miliardi circa); ecco la copia della bozza che non è ancora ufficiale; te la do, Elon, ma “you can’t have the cake and eat it”; non puoi avere la torta e mangiartela.
Dato che salvare Tesla dalla bancarotta è l’obiettivo che il triliardario sudafricano un tempo vittima di atti di bullismo agogna da sempre – tutto il disastro degli Epstein files nasce dalla chiusura del “One big Beautiful Bill” che ha tagliato i fondi al generoso finanziatore della campagna di Trump –,
l’avvocato del Diavolo gli dirà: mi devi fare un favore: togliermi dai piedi la “donna di nessuno”.
Sbarazzartene. In casi del genere, rientranti nell’“autopsia psicologica” del cold case da me analizzati negli anni, è più pagante l’istigazione al suicidio che l’omicidio in senso tecnico; però l’una ipotesi non esclude l’altra. Musk, da ingenuo, abboccherà; sottoscriverà la proposta criminogena di Trump, e firmerà con ciò stesso la sua condanna a morte perché prima verrà eliminata Ghislaine e poi sarà il turno di Musk, con una covert action come successe per esempio a Dominique Strauss Khan a New York nel giugno 2011. Firmata da Nicolas Sarkozy, l’uomo che ha fatto uccidere Gheddafi.
L’attacco all’Iran ordinato dal figlio di Fred Trump, che però non si può ridurre a ragione, è stato geniale in senso diabolico; come ha scritto l’enfant prodige di Indro Montanelli nel bene e nel male su Il Fatto Quotidiano nell’editoriale vergato a caldo “The War of Peace”, il 1 marzo 2026: “… ora sarà ancora più arduo smentire i sospetti sui file di Epstein e i ricatti dei suoi complici israeliani”.
Dopodiché, una parte dell’America non accetterà più che Trump rimanga presidente.
L’America delle Open Society Foundations di George Soros è contraria ai totalitarismi, anche se è eterodossa rispetto al “politically correct” e disegnerà il futuro degli States.
L’anti-socialità ad alto funzionamento di The Donald in coazione a ripetere, non è compatibile con l’ordinamento democratico degli Usa: il diavolo Trump inizierà a perdere il potere, dopo questi tre fatti che segneranno “checkmate” ai checks and balances. Ma ci vorrà una guerra civile per abbattere il mostro: l’Establishment presenterà il conto al Godfather in una guerra per bande.
Il genio di Mikhail Khodorkovsky è compatibile con lo Spirito dei Tempi: la Giustizia è superiore per importanza alla ragione, con la sconfitta del mito dell’Esprit de Lois.
E la Storia – per citare Federico Caffè – ha sempre una carta di riserva. A rimescolare le carte sarà la III guerra mondiale.

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Alexander Bush
Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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