di Alexander Bush<\em>
“A mio zio hanno insegnato che bisogna essere un killer per diventare re”
Mary L. Trump, psicologa clinica
“Non mi piace analizzarmi perché potrebbe non piacermi ciò che potrei vedere”, ha detto Donald Trump. E’ una frase geniale, che purtroppo lo eleva al livello di Orson Welles. Come mi aveva detto il poeta Angelo Pini, che non è più tra noi, “Trump è straordinario in senso negativo. Ma è straordinario”. Si è identificato con Charles Foster Kane ne “Quarto Potere. Citizen K” perché sa perfettamente che finirà in rovina, divorato dal cupio dissolvi: a dirlo nel 2017 è stato Aldo Grasso.
L’uomo senza inconscio del capitalismo senza mercato sarà rovinato dalla sua irrazionalità intrinseca? Si, ma a costo di portare l’America e il mondo alla deriva, come del resto aveva scritto in tempi non sospetti Ian Buruma nel bellissimo saggio “Psycho Trump” ripubblicato da Il Venerdì.
Occhio alle date. “Il destino mescola le carte e noi giochiamo”, ha detto Arthur Schopenhauer. Ma Kairos e Kronos hanno già emesso il loro verdetto. Nel frattempo il fratello di Ghislaine, Ian Maxwell, imprenditore di 69, il 22 dicembre 2025 giuoca il suo asso di poker sapendo perfettamente che la sorella è sottoposta al Grande Ricatto di Bill Clinton, costretto poi a testimoniare alla commissione di vigilanza della Camera a maggioranza repubblicana nel febbraio 2026 per evitare l’accusa di oltraggio al Congresso (con il rischio delle manette ai polsi): cerca di portare Trump, l’Avvocato del Diavolo, dalla sua parte mettendo sotto accusa la precedente Amministrazione Biden per “ostruzione alla giustizia” a favore di Clinton e chiede apertis verbis la grazia a Donald Trump senza condizioni. Quasi inginocchiandosi. Dall’intervista di Ian, l’ex presidente Clinton capisce immediatamente che rischia di perdere l’impunità. Siamo in presenza di “una guerra per bande”, direbbe Francesco Pazienza, che rivela la crisi profonda della democrazia americana dove pure la cosiddetta “zona grigia” è stata ampiamente istituzionalizzata.
Scrive il corrispondente de “la Repubblica” Antonello Guerrera, da Londra: “Chiedere la grazia a Donald Trump potrà essere il prossimo passo per mia sorella Ghislaine Maxwell, se quest’ultimo ricorso verrà respinto. In passato, il presidente ha già dimostrato di poterla concedere”. A confermarlo a “Repubblica” è Ian Maxwell, 69 anni, imprenditore e fratello più grande dell’ex regina inglese dei salotti buoni, nonché già compagna e complice di Jeffrey Epstein, condannata a 20 anni di carcere per traffico sessuale di minorenni. Ma Ghislaine era anche amica di “The Donald” e così impazzano i romours. Il recente trasferimento dalla Florida in un carcere di minima sicurezza in Texas ha ingrossato i sospetti. “Ghislaine è innocente”, dichiara Maxwell. Non concordano i giudici e le vittime del miliardario americano suicida in carcere nel 2019. Ma Ian si è sempre battuto per la sua “dinastia” e la sorella, figlia preferita del controverso e inquietante papà e tycoon Maxwell, anche lui misteriosamente suicida nel 1991 (il principio dell’“autos nomos” non è universalmente valido: Oscar Wilde venne travolto da uno scandalo che lo rovinò, e suo padre, uno dei più famosi oculisti dell’Inghilterra, venne anch’egli rovinato da uno scandalo (sic); Robert Kennedy morì assassinato, e suo figlio Robert junior morirà per overdose!, ndr). Ora la 63enne Ghislaine, della quale sono emerse nuove scandalose foto negli ultimi “Epstein files”, ha presentato un ennesimo ricorso, contestando presunte irregolarità nei processi.
Un ricorso “per sé”, ossia scritto da sola, senza i suoi avvocati.”
Sia detto di passata, come emerge dall’intervista di Antonello Guerrera, uno tra i migliori reporter, la Giustizia non è il regno di Immanuel Kant. Le “realtà oggettive” sono superiori per importanza alla notitia criminis che non è universalmente valida; il prosecutor negli States (che è l’equivalente del pubblico ministero in Italia) non deve cercare la verità a tutti i costi, “fiat iustitia et pereat mundus” (da Kant); è meglio tutelare l’integrità dei soggetti più deboli, anziché inseguire l’accertamento tout court dei fatti di reato. Non è forse vero che il procuratore Thomas Dewey, poi divenuto governatore dello Stato di New York, si accordò con Lucky Luciano agevolandone il
passaggio dal “crony capitalism” ad attività socialmente utili?
Ecco l’intervista di Antonello Guerrera al fratello di Ghislaine:
“Perché, signor Maxwell, Ghislaine ha presentato un ennesimo ricorso?”
“Sono finiti i soldi, dopo oltre cinque anni di battaglie legali. Ma ormai Ghislaine, al sesto Natale in carcere, ne sa di più di loro”.
“Una mossa disperata?”
“E’ vero, solo il 2% di questo tipo di ricorsi – contro violazioni costituzionali o procedurali – ha successo. Ma Ghislaine ha raccolto elementi che dimostrano pregiudizi e illeciti contro di lei.”
“Di che tipo?”
“Il governo Usa (Presidente il democratico Biden, ndr) ha insabbiato informazioni. Prendiamo il caso del lettino da massaggi di Epstein. Al processo contro mia sorella nel 2021 l’hanno portato in tribunale, neanche fosse un film di Fellini, per provare la sua colpevolezza. Membri della giuria si sono detti influenzati da quel lettino. Ma poi, dalle carte desecretate della prima incriminazione contro Epstein nel 2006, si è scoperto come quel lettino avesse un’etichetta “Made in California” che prima non aveva. Insomma, la sua provenienza è dubbia e contraddittoria. Ma erano state insabbiate altre prove, come i diari delle accusatrici, i loro account online e accordi extragiudiziali di cui mia sorella non è mai stata informata.”
“Ma ci sono prove e condanne contro Ghislaine. Come può credere alla sua innocenza?”
“Gli inquirenti hanno iniziato a perseguire mia sorella solo dopo la morte di Epstein – lei pensa che sia stato ucciso – e dunque hanno cambiato obiettivo. Nel primo processo a Epstein nel 2006, il detective Joseph Recarey a capo delle indagini della polizia di Miami anche lui morto misteriosamente, interrogò una settantina di ragazze. Nessuna di loro fece il nome di Ghislaine.
Come mai?”
“Ma ci sono altre decine di testimonianze delle vittime, in primis Virginia Roberts Giuffrè (morta suicida, ndr). Si sarebbero inventate tutto?”
“Tutte hanno la mia comprensione e vicinanza, la povera Virginia inclusa. Ma quest’ultima ha anche detto il falso, vedi il caso di Alan Dershovitz, contro il quale ha ritirato la denuncia. Intanto, aveva incassato circa 50 milioni di dollari in risarcimenti”.
“Ma Virginia rivelò che fu Ghislaine a reclutarla per Epstein, nel resort Mar-a-Lago di Trump (se fosse vera la circostanza, Trump sarebbe stato il beneficiario del suicidio di Virginia Giuffrè, ndr).
“Mia sorella ha sempre smentito. Senza contare che Virginia stessa reclutò altre ragazze”.
“Le ultime rivelazioni degli Epstein files hanno complicato la posizione di Ghislaine?”
“No. Non è uscito niente di compromettente contro di lei”.
“Come sta sua sorella?”
“Meglio. Nel carcere in Florida era reclusa con gente che l’avrebbe uccisa per trenta dollari. Ma il governo non poteva permettersi un altro morto, dopo Epstein e gli altri. Ora almeno può dormire bene. E il cibo non fa schifo”.
“E’ motivata. L’altro giorno mi ha detto: “Ian, ho perso tutti gli appelli giudiziari, ma non mollo. Ho speranza” “.
“E un’altra speranza è la grazia che potrebbe regalarle il suo vecchio amico Trump?”
“Se quest’ultimo ricorso verrà respinto, Ghislaine potrebbe tentare anche quella strada. O magari essere espatriata, in Inghilterra o in Francia, di cui lei è altrettanto cittadina”.
“Pensa che Trump possa davvero graziare Ghislaine vista la bufera degli Epstein files e la base Maga sempre più agitata?”
“Trump ha graziato 1500 partecipanti all’assalto al Campidoglio nel 2021. E’ un presidente che prende decisioni in autonomia. Anche perché non avrà la pressione di un terzo mandato, che non
potrà fare… “.
L’ultima frase di Ian Maxwell suona come vagamente ricattatoria… Ma la sostanza del
ragionamento è chiara: Donald, Ghislaine non parlerà dei tuoi reati. Dalle immediatamente la grazia. Patti chiari e amicizia lunga. E’ altrettanto chiaro che, nello scenario tratteggiato dal fratello della superteste, la “vittima sacrificale” dell’accordo impunitario con Trump è Bill Clinton, che capisce all’istante di essere in pericolo qualora la trattativa tra la Maxwell e Todd Blanche vada in porto. Così, l’ex presidente fa la “contro-mossa” (in America la discrezionalità dell’azione penale è stata portata al “punto di equilibrio”: ai tempi dello scandalo Watergate, Nixon aveva meno potere): si serve delle famose “talpe” nel Dipartimento della Giustizia per rovesciare sui giornali, tra l’altro in larga parte compiacenti verso la famiglia Clinton per i generosi contributi ricevuti dalla potentissima fondazione Clinton, milioni di file sui reati consumati da Trump, Epstein e Ghislaine; l’operazione di Clinton, che tiene a libro paga migliaia di giornalisti soprattutto grazie ai milioni di dollari che la Goldman Sachs ha versato alle sue campagne per ottenere leggi favorevoli (leggi l’abrogazione del Glass Steagall Act di Roosevelt), è sputtanare Trump a tutto campo rovesciando i propositi del disperato Ian Maxwell, a costo di mettere a rischio l’incolumità della socialite.
Il 30 gennaio 2026, solo un mese dopo l’intervista dell’imprenditore a Antonello Guerrera, dal Dipartimento di Giustizia escono tre milioni di nuove carte: Donald citato circa 3.200 volte. Spunta una denuncia per stupro, poi ritirata. Ma le testimonianze non sono provate; manca solo la parola di Ghislaine Maxwell, per mettere Trump in stato di accusa. Ciò che sconvolge è l’anti-socialità di Clinton, non solo del tycoon Presidente: entrambi vedono il mondo attraverso il prisma dei loro interessi, a costo di calpestare l’Altro senza alcun senso di colpa. Come rileva Massimo Basile, corrispondente per “la Repubblica” da New York nel dossier “Epstein, le accuse a Trump: “Sesso con minorenni, metteva le ragazze all’asta”, “Il nome di Donald Trump appare più di 3200 volte nei 3 milioni di file sul caso Epstein rilasciati dal dipartimento di Giustizia. E alcune testimonianze, non verificate, pubblicate dal governo, cancellate (per l’amministrazione a causa di un boom di clic) e poi rimesse in rete, gettano ombre inquietanti sul passato del presidente degli Stati Uniti e segnano uno dei punti più bassi della storia recente americana. Nella nuova infornata di file sulla rete di pedofili messa in piedi da Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019, ci sono anche 2000 video e 180 mila indagini, di cui molte pornografiche e oscurate per rispetto delle vittime. Eppure altri tre milioni di documenti potrebbero non vedere la luce. I nuovi file sono stati annunciati a sorpresa non dalla ministra della Giustizia, Pam Bondi, secondi alcuni messa ai margini da Trump per come ha gestito lo scandalo, ma dal vice, Todd Blanche, ex avvocato del presidente. “C’è molta sete di notizie, ma non credo sarà soddisfatta dai nuovi documenti”, aveva premesso. Nel giro di pochi minuti le redazioni dei grandi giornali americani hanno schierato squadre di reporter alla ricerca di riferimenti a Trump. Non sono state trovate prove documentate, ma testimonianze, non si sa quanto attendibili, rese a Fbi e polizia di New York anni dopo i fatti descritti. In un file si parla di una ragazzina di 13-14 anni che, 35 anni fa, avrebbe “morso” Trump mentre era stata costretta a fare sesso orale con lui. In un altro, una tredicenne era rimasta incinta e costretta ad abortire. Un terzo file descrive “un’asta di minorenni” a cui aveva partecipato il tycoon. “Donald Trump, il presidente – si legge – faceva party a Mar-a-Lago chiamati “calendar girls”. Jeffrey Epstein portava le bambine e Trump le metteva all’asta”. “Lui – continua – misurava la vulva e la vagina delle bambine infilando un dito e valutando le bambine in base a quanto le avessero strette. Gli ospiti erano uomini anziani e includevano Elon Musk”. “Noi venivamo tenute nelle stanze, forzate a fare sesso orale con Donald Trump, costrette a farci penetrare. Avevo 13 anni quando Donald Trump mi ha stuprata. Era presente anche Ghislaine Maxwell”. Nei file si parla di feste in cui testimoni affermano che il tycoon pagasse per fare sesso. Di orge al Trump Golf di Rancho Palos Verde, California, “in cui alcune ragazze sparivano, qualcuno dice uccise e seppellite”. Nell’87 (l’anno del più grave crollo di Borsa dal venerdì nero del 1929, ndr) una ragazza era finita al Trump Plaza perché voleva incontrare il tycoon. Uno sconosciuto si era offerto di presentarla a lui e le aveva dato da bere. La ragazza, secondo il file, si era risvegliata “nuda e indolenzita e con 300 dollari sul letto”. “La vittima non ricordava come fosse finita lì, ma aveva avuto un flash con il volto di Trump. Aveva telefonato a qualcuno e raccontato di essere stata stuprata”. Infine nelle carte figura un modulo dell’Fbi che “parla della denuncia nel 1994 di una donna che accusa Donald Trump di averla violentata quando
era minorenne”. La donna – il cui nome non viene pubblicato – “hai poi ritirato l’accusa nei confronti dell’attuale presidente…”.
Orbene, il massimo beneficiario di questa campagna di stampa senza pietas è Bill Clinton, per le ragioni prima spiegate: sabotare l’accordo in working progress tra Ghislaine e Todd Blanche, ex avvocato di Trump. Ma – sia chiaro – lo scenario che esce dal Dipartimento di giustizia senza checks and balances è schifoso, e fotografa la personalità antisociale dell’ipomaniaco Donald Trump che è già stato oggetto di studio clinico in un libro scritto da 27 psichiatri americani dal titolo “The dangereuse case of Donald Trump”, peraltro al limite della violazione della cosiddetta “regola Goldwater”. La reazione di The Donald, pericoloso quanto Putin quando viene messo al tappeto, è avvenuta con puntualità svizzera: ha tentato di fare scacco matto a Clinton, aprendogli la prospettiva delle patrie galere; distrugge per non essere distrutto: ecco l’essenza della Weltanschauung dell’adorato figlio di Fred Trump, l’immobiliarista del Bronx; su di essa, ha fondato il suo successo. Apprendo infatti da Benedetta Guerrera per Il Secolo XIX del 4 febbraio 2026, che “A quasi trent’anni dallo scandalo Lewinsky un altro sexgate si è abbattuto su Bill Clinton. E questa volta le conseguenze della stretta amicizia con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein potrebbero essere perfino più gravi per l’ex presidente. Forse anche per questo – dopo uno scontro che va avanti da mesi col presidente della commissione di vigilanza della Camera, James Comer – Bill e Hillary hanno deciso di testimoniare. Il rischio era troppo grande: l’accusa di oltraggio al Congresso, punibile con un anno di carcere o una multa di 100.000 dollari….”.
Clinton e The Donald rivaleggiano in parità nella Fiera della Vanità senza verità; è opportuno il riferimento all’opera magistrale “The Departed. Il Bene e il Male” di Martin Scorsese.
La mafia e l’antimafia fanno patta nell’America al tramonto, che è quella raccontata con meravigliosa ambiguità “post-kantiana” da James Ell Roy in “American Tabloid”.
Dalla Baia dei Porci agli Epstein files, lo Spirito dei Tempi ci scaglia addosso i veleni della decadenza, la perdita dell’innocenza.
Facciamo un passo indietro. Nei miei diari del settembre 2025, avevo osservato cercando di tenere a mente l’impostazione “post-illuminista” di Soros a proposito dell’affaire di Monica Lewinsky, se è vero che la Giustizia fa parte delle “realtà oggettive”: la notizia di reato è valida genericamente, e il Diritto vince sulla Iustitia come è stato detto con grande eleganza da Cyrus Vance junior che rappresentava l’accusa al processo contro Dominique Strauss Khan, e come il fallimento di Rudolph Giuliani nel tentare il “maxiprocesso 2” in America ha dimostrato. Dirò un’eresia: lo Stato e la criminalità non sono entità separate, ma a unirle è la zona grigia che sospende l’autonomia tout court della giurisdizione. “Un processo penale non è una ricerca della verità. Gli scienziati cercano la verità. I filosofi cercano la moralità. Un processo penale cerca solo un risultato: la prova oltre ogni ragionevole dubbio”: faccio mia la frase del giurista dal tratto versatile Alan Dershowitz.
In Italia, Nicola Gratteri e Nino Di Matteo non lo hanno compreso.
Ghislaine Maxwell sta vivendo l’ora più buia. Ha già iniziato il “doppio gioco” sotto l’immoral suasion dell’entourage di Clinton; il gambler The Donald che chiederà a Musk di sopprimerla, ha pronto il piano B, la carta di riserva: è un complotto dei democratici, io le stavo dando la grazia! Voi l’avete ammazzata per incolparmi! Stormy Daniels aveva ragione: “Trump vive in una realtà completamente inventata e ha la maturità di un bambino”. L’insegnamento che gli ha dato Roy Cohn, l’avvocato dei padrini, è negare all’infinito e non ammettere mai la sconfitta. Solo un’osservazione di passata: il doppio gioco rientra nell’eteronomia del comportamento, da Salvatore Baiardo a Ghislaine Maxwell, perché la realtà esiste.
Il padre di Ghislaine morì suicida, lo abbiamo detto. C’è un problema di familiarità con il disturbo, democracy dies in darkness.


