Di Alessandro Prisco<\em>
Un giorno ho assistito, seduto a un bar, a un conciliabolo tra due anziani, all’apparenza pensionati.
Uno dei due diceva: a me non piacciono tutti quelli con tanti tatuaggi, le ragazze che si mettono minigonne inguinali o con scollature troppo provocanti, certamente le guardo, ma non posso approvare.
L’altro continuava: io invece penso alle more che si trasformano in bionde, e che poi finiscono per avere ciocche di colore diverso, a quelle signore un poco attempate che si tingono i capelli di quel rosso così poco convincente o a quegli uomini unpo’ avanti nell’età che se li tingono di nero con effetto lucido da scarpe.
Il primo continuava: figuriamoci poi quegli uomini che passeggiano con improbabili compagne, che sembrano più badanti che altro oppure l’uomo abbronzatissimo artificialmente con lei truccatissima come se andasse in discoteca anche se è mattino.
L’altro contestava: ai miei tempi, quando eravamo giovani, quante cose non erano permesse! Pensa a tutti quegli omosessuali che ostentano la loro natura!
A questo punto avrei voluto intervenire: avete forse ragione, ma pensate a quante cose benn più importanti non ci piacciono: l’ostentazione, le violenze gratuite, gli scippi, il razzismo che sono ben peggiori di tutto quello di cui avete parlato.
Ma ho taciuto: da buon liberale devo saper rispettare le opinioni altrui


