KEYNES ALLA CASA DEL JAZZ PER SALVARE EMANUELA ORLANDI

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di Alexander Bush<\em>

“In tempi drammatici, nessuno può rimanere vergine all’orrore”
Louis-Ferdinand Céline, “Viaggio al termine della notte”

Un cold case richiede strumenti molteplici nella sua gestione complessa.
Ho scritto che la liberazione di Emanuela Orlandi, che è viva e sotto sequestro dal 22 giugno 1983 come hanno confermato in ben tre interviste a “Verissimo” negli studi di Mediaset Infinity Silvia Toffanin e Pietro Orlandi, è compatibile con il crollo tout court della Città Stato del Vaticano.
Spengler a San Pietro, con le ombre dell’impiccagione del “banchiere di Dio” Roberto Calvi sotto il Blackfriars Bridge. Del resto, l’Occidente è malato e Putin sta per entrare in Europa dopo aver tentato di assassinare Ursula von der Leyen: tutto si lega. Democracy dies in darkness, fu la celebre formula di Bob Woodward e Carl Bernstein al tempo dell’affaire Watergate, i due giornalisti del Washington Post. Giovanni Paolo II e monsignor Agostino Casaroli, come emerge dall’ordinanza di 500 pagine firmata da Otello Lupacchini che costituì la base del maxiprocesso alla Banda della Magliana, rivaleggiavano in parità nella mancanza di umanità della “guerra per bande” consumata nel fuori scena della Chiesa Cattolica di Roma, tarlata alle fondamenta dalla sua decadenza tra corruzione, pedofilia e reinvestimento di denaro sporco: tutti sintomi del declino della civiltà occidentale che raggiunge l’apoteosi con gli “Epstein files”. Diventa difficile distinguere gli innocenti dai colpevoli nell’oscuramento dello Spirito dei Tempi, come sintomo della cosiddetta “fine della Storia” annunciata dallo studioso giapponese Francis Fukuyama; del resto, era difficile distinguere gli innocenti dai colpevoli quando i barbari bussavano alle porte dell’impero romano. In questo contesto è stata rapita Emanuela, distruggendo il “sogno del Talento” per parafrasare Lee Strasberg: stava componendo Chopin, ed era dotata di considerevole talento musicale quando la hybris si rovesciò in tragedia perché venne sequestrata. Nel cold case della Orlandi ci sono gli echi della tragedia di Archimede secondo Plutarco (tutto così incredibilmente vero da sembrare impossibile); se non fosse stata rapita e triturata tra le porte girevoli dell’infinito sequestro, sarebbe diventata una compositrice di successo a livello internazionale. La “scomposizione dell’Io” può celare il prezzo del talento. Nel 1993, Pietro Orlandi volò in Lussemburgo accompagnato dal super poliziotto Nicola Cavaliere per incontrare sua sorella Emanuela in un convento; all’ultimo, venne sostituita da una “contro-figura”. Forse un tradimento al massimo livello. Un traditore travestito da insospettabile si avvicinò alla verità e poi si ritrasse da essa, come in un capitolo de “Evangelium vitae”, scritta guarda caso proprio da Karol Wojtyla (sic!). Pietro passò in una sola giornata, se non in poche ore, dall’entusiasmo più grande alla frustrazione più dolorosa; gli “stati misti” sono compatibili con i capolavori ma anche con il suicidio, quei capolavori che erano alla portata della Orlandi, che ella soltanto sfiorò, ma le sue ambizioni, il suo sogno, il suo talento rara avis furono spazzati via per sempre il 22 giugno di una calda estate del 1983 nel “punto di equilibrio” tra la linea dell’Opera e la Ostpolitik. A distruggerli è stato il Vaticano senza verità, che dovrebbe essere la Città di Dio. “Sono stato tradito da chi ho servito”, disse il messo pontificio Ercole Orlandi in punto di morte. Ma i traditori, sono traditi dallo Spirito della Decadenza. Precipitò tra gli stati misti il giovane cronista Andrea Purgatori, perché il direttore del Corriere della Sera dell’epoca si rifiutò di pubblicargli un bellissimo articolo su Emanuela Orlandi (lo raccontò il diretto interessato il 2 aprile
2023 a Palazzo Ducale, tre mesi prima di morire).
In una società decadente – osservava Spengler – il talento è penalizzato anziché premiato. E non è per niente un bel quadro. In una parola, è la morte della bellezza e il trionfo della mediocrità nel grigiore della generazione dei Neet e delle baby gang. Un posto d’onore, Emanuela Orlandi lo occupa (provocatoriamente parlando) nel libro di Piero Ottone “Il tramonto della nostra civiltà” edito da Mondadori. Ma non tutto è perduto, nel “viaggio al termine della notte”.

Uno degli aforismi più belli di Albert Einstein è: “Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero con cui lo hai creato”. Scrive l’ottimo Vincenzo Bisbiglia nell’articolo “Stop alla caccia
agli scheletri: finiti i soldi alla Casa del Jazz” pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2026, “I soldi a disposizione si sono bruciati in poche settimane. Circa 40 mila euro di fondi pubblici, stanziati dalla Camera di Commercio di Roma e assegnati da Confcooperative. Dovevano servire a finanziare un progetto di inserimento lavorativo legato al ripristino delle fungaie nei cunicoli sotterranei della Capitale. Sono stati investiti nella caccia agli “scheletri” della Banda della Magliana e a un tunnel segreto, sotto villa Osio a Roma che, secondo anziani investigatori potrebbe contenere la soluzione ad alcuni tra i più importanti misteri italiani. Tra cui i resti del giudice Paolo Adinolfi, sparito nel nulla il 2 luglio 1994.”

E non solo. Interrompo un attimo Bisbiglia: oltre ai resti del giudice Adinolfi, i corpi in vita di Emanuela Orlandi che ha 58 anni (sic!) e di Mirella Gregori come è stato opportunamente riportato dalla trasmissione “Ultim’ora. Storie italiane” di Ra1HD del 24 febbraio 2026. Continua Bisbiglia, ma senza capire che s’intravede Keynes all’orizzonte:

“Il problema è che quei soldi non sono bastati nemmeno per le ricerche preliminari. Georadar, trivelle, analisi del terreno: i lavori sotto quella che oggi è la “Casa del Jazz” – bene confiscato e recuperato dal Comune di Roma – dovevano durare tre o quattro giorni. Sono passati tre mesi e i risultati sono stati minimi. Tanto che ora la Prefettura di Roma ha preso il coordinamento delle operazioni e ha dato mandato ai Vigili del fuoco di continuare l’opera. Con altri fondi, ovviamente, ancora da quantificare. Un pasticcio in piena regola. “Non ce la facciamo più, siamo dilaniati dal dolore”, aveva dichiarato qualche giorno fa al “Fatto” (il virgolettato è di chi scrive, ndr) Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice scomparso. Che lì sotto potrebbero esserci i resti di suo padre, Adinolfi l’ha appreso dai siti e tv, che il 13 novembre scorso (2025, ndr) hanno fatto rimbalzare la notizia facendole fare il giro del mondo. E’ sempre stata un’ipotesi investigativa, sebbene mai suffragata da alcun indizio concreto. Ma perché è importante Villa Osio? Costruita negli anni Trenta su commissione del fondatore della Bnl, Arturo Osio, nel 1983 fu acquistata dalla Cofim Srl di Enrico Nicoletti, imprenditore ciociaro considerato il “cassiere” della Banda della Magliana (che la acquistò dal Vaticano, ndr). Nonostante il profilo giudiziario (e letterario) di personaggi come Enrico “Renatino” De Pedis, infatti, molti a posteriori considerano Nicoletti il vero “boss” dell’organizzazione criminale. L’unico della Banda che ha avuto il privilegio di morire nel suo letto e da uomo libero il 23 dicembre 2020. Forte anche di amicizie potenti, in particolare nella corrente andreottiana della Dc, e dei suo affari da “palazzinaro”, che lo hanno portato ad avere un ruolo nella realizzazione di importanti opere pubbliche nella Capitale, come il complesso di Tor Vergata (come emerso dalle stesse sentenze di assoluzione a carico di Giulio Andreotti nel processo per l’omicidio di Mino Pecorelli, intestatario degli assegni corruttivi della Cofim Srl di Nicoletti era il Divo Giulio, un altro Pippo Calò: il “Rapporto Oriente” consegnato dal confidente dei Ros Luigi Ilardo al colonnello Michele Riccio ha a che fare con l’assassinio del superteste, ndr)). Il nome di Nicoletti finì a inizio anni ’90 in un’indagine finanziaria di Adinolfi, poco prima che il pm sparisse. “Poco dopo Nicoletti fece tombare la catacomba”, ricordava a “Repubblica” (il virgolettato è di chi scrive, ndr) Otello Lupacchini, giudice che seguì il maxi-processo alla Banda della Magliana. Del “cassiere” si occupò anche un ex pm, Guglielmo Muntoni, oggi presidente dell’Osservatorio della Camera di Commercio sul contrasto alla criminalità economica. E’ stato proprio Muntoni, nel 2025, a parlare al prefetto di Roma, Lamberto Giannini, dell’importanza di quei sotterranei. E della possibilità che nella catacomba vi fosse materiale importante. Perché se il ragionamento che porta all’ipotesi Adinolfi è valido, lo è anche per Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due quindicenni scomparse nel 1983, si sospetta con la complicità di De Pedis”.

Però Bisbiglia omette di aggiungere che De Pedis, come sa bene la ex poliziotta della Squadra Mobile di Roma Giovanna Petrocca, consegnò la Orlandi a Paul Casimir Marcinkus in via Mura Aureliane nell’estate del 1983, e ad agosto dello stesso anno la ragazza venne spedita in
Inghilterra a bordo di un aereo CAI, cioè dei servizi militari, per rimanervi fino al 1997, come ha confermato il procuratore del Vaticano Alessandro Diddi che ha riconosciuto l’autenticità del “Rapporto Emanuela Orlandi”, del quale cinque pagine sono uscite dalla prefettura del Ministero degli Affari economici della Città Stato del Vaticano nel 2017.
Continua Bisbiglia, per il quale l’ipotesi Adinolfi è compatibile anche con la rapina del secolo:

“O per la caccia alla refurtiva del “furto del secolo”, quello del caveau del Tribunale di Roma, nel 1999, anche quello ritenuto collegato alla Banda (che valse a Carminati l’assoluzione nel processo per l’omicidio Pecorelli, ndr). Per il via libera a scavare sotto l’attuale Casa del Jazz serviva l’input di un’autorità giudiziaria. Ma senza notizie nuove sul fronte giudiziario (rivelazioni di pentiti, indizi, ritrovamenti, ecc.) dalle procure di Roma e Perugia, questo non è arrivato. Ma l’appiglio è dietro l’angolo: la sicurezza pubblica. A quanto è stato riferito al prefetto Giannini durante le riunioni ufficiali, infatti, in quei sotterranei potrebbero esserci armi ed esplosivo. Nell’Osservatorio presieduto da Muntoni c’è anche la Confcooperative guidata da Marco Marcocci. Si decide allora di attingere ai fondi per l’inserimento lavorativo. L’ordine arriva a novembre (2025, ndr) dalla Prefettura: “Scaviamo”. “Ci vorranno pochi giorni”, dicono entusiasti i protagonisti. Non sarà così…”.

Orbene, aver deciso di attingere ai fondi per l’inserimento lavorativo da parte dell’Osservatorio di Muntoni, significa di per sé aver posto le basi per la “spesa in disavanzo” al copyright di John Maynard Keynes; le uscite superano le entrate, e si va a debito ancorchè in senso “keynesiano”; la teoria del deficit spending non è universalmente valida, ma è in parte corretta ed è l’asso di poker della pandemia. Oltretutto, in Italia questa strada non si è mai percorsa poiché è un paese arretrato; incredibilmente, da noi “Keynes è forbidden” come aveva osservato Nino Galloni.
Continua Bisbiglia, rimuovendo dal quadro che il successo è l’altra faccia del fallimento e che “non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero con cui lo hai creato”, come disse il celebre matematico fautore della teoria della relatività:

“Qui si consuma il pasticcio. Per settimane si cerca la famosa “botola”, che però non viene individuata. Il georadar utilizzato dalla coop di Confcooperative incaricata dei lavori fornisce esiti contraddittori. Si scavano buche su buche, si arriva perfino all’esterno della villa per trovare un ingresso alternativo. Niente da fare. L’inverno piovoso fa il resto: le “trivelle” annunciate in pompa magna fanno un buco nell’acqua. E i lavori, prima di Natale, si fermano.
Eccoci al dunque. I fondi della Camera di Commercio finiscono presto. Ma ormai bisogna andare avanti. Il prefetto Giannini non molla. Prende accordi con i Vigili del fuoco: bisogna continuare a scavare. O per meglio dire, iniziare. Il 19 febbraio il primo importante risultato: un ingresso a volta, forse di epoca romana, e su scala completamente tombata. Ma qui scatta l’ulteriore intoppo: nessuno ha mai chiesto il nullaosta della Soprintendenza per andare avanti. E perché questo arrivi serve un’indagine archeologica.
Contattati dal “Fatto” (il virgolettato è di chi scrive, ndr), i vari attori si chiudono a riccio. “Parleremo a tempo debito”, assicura Marcocci.
Oggi il nuovo incontro in Prefettura (mercoledì 25 febbraio 2026, ndr). Si spera ancora di far ripartire la macchina. A questo punto, tra lo scetticismo generale.”

Ma nell’incontro in Prefettura non si parlerà di Keynes.
Nella trasmissione “Ultim’ora. Storie italiane” nella puntata “Casa del Jazz, di nuovo fermi i lavori” del 23/02/2026, si è parlato della detenzione di Emanuela Orlandi nello scenario tratteggiato da padre Don Domenico nei sotterranei della villa che era stata nella proprietà dell’imprenditore senza capitali e prestanome senza dignità Enrico Nicoletti; detenzione che sarebbe in corso tuttora:

“… Come è stato gestito il post-sequestro? (nella villa, ndr)
Quanto è durata questa fase, dal sequestro fino alla consegna materiale al Comune? Chi è l’autorità che ce l’aveva in consegna? Chi materialmente deteneva le chiavi? Un agente della polizia giudiziaria? O qualche altro?
E’ possibile che in questa fase abbiano potuto agire più volte all’interno della casa del Jazz… Guastatori/manipolatori… dei poteri deviati per modificare lo scenario?!”.

Alla fine dell’Occidente, c’è almeno una buona notizia. Keynes fa “sesso” con Emanuela Orlandi. Pietro Orlandi mi consentirà la battuta. Ma la vera domanda è: tornerà a casa ad abbracciare i suoi cari la protagonista di questo cold case? A parere di chi scrive no, perché del Vaticano rimarrebbero soltanto le ceneri. “The Departed”. Il Bene e il Male fanno patta, come in un film di Martin Scorsese. E non è il principio del Bene a regolare il mondo.

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Alexander Bush
Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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