Di Angelo Gazzaniga<⁄em>
Si sa che le leggi elettorali hanno due esigenze antitetiche e contrastanti: garantire la rappresentatività e garantire la governabilità.
Ora per garantire la rappresentatività è preferibile il sistema proporzionale: al limite (per assurdo) tanti partiti quanti elettori. Questo non è possibile e allora si ricorre alle soglie di sbarramento (al di sotto di una certa percentuale i partiti non vengono rappresentati).
Per garantire la governabilità è invece preferibile il sistema maggioritario (chi prende un voto in più in ogni collegio viene eletto) e soprattutto il presidenzialismo.
Ma la legge elettorale attualmente in discussione è una specie di ircocervo: non è una legge proporzionale perché in caso di superamento di una certa soglia (42%) scatta il premio di maggioranza e quindi ci sarà una cospicua parte di eletti che non rappresentano la vera forza dei partiti; mentre di una legge che garantisca la governabilità non ha la caratteristica essenziale: il voto diretto nella scelta presidente del consiglio, come avviene in Francia ove l’elettore vota sia il proprio partito sia la persona che desidera diventi Presidente della repubblica.
Con questa legge invece si voterebbe un partito e contestualmente un presidente del consiglio designato dai dirigenti del partito.
Altri momenti discutibili sarebbero anche il recupero del primo partito che in una coalizione si troverebbe sotto al 3%. In questo modo potrebbe, ad esempio, andare al Parlamento il partito di una coalizione con l’ 1% (in quanto più grande dei non eletti di quella coalizione) e rimanere fuori uno con il 2,5% (in quanto secondo dei non eletti dell’altra coalizione). Un bell’esempio di rappresentatività.
Altro problema sono le preferenze fasulle. Infatti il capolista sarebbe comunque escluso e questo è un grosso vulnus al sistema perché nei vari collegi solo i partiti maggiori riescono a far eleggere più candidati, mentre per tutti gli altri partiti passa di solito solo un candidato per collegio: cioè il capolista.
Inoltre la scelta delle preferenze andrebbe fatta su un elenco di nomi preparato dalle segreterie, senza che i cittadini possano in qualche modo intervenire.
Sono questi solo alcuni appunti su una legge elettorale che, come tante altre approvate nelle ultime legislature è fatta sostanzialmente per cercare di vincere le elezioni e non per offrire ai cittadini un metodo migliore e più democratico di scelta.
Perché allora almeno non proporre che la legge elettorale non possa essere approvata se non con maggioranza qualificata per obbligare un coinvolgimento di tutte le parti e che non si possa presentare una legge elettorale nell’anno precedente la scadenza della legislatura per evitare manovre all’ultimo momento?


