Quello strano concetto di democrazia dei nostri partiti

fabio
In Italia va per la maggiore un concetto strano di democrazia. Chi è in disaccordo con il capo diventa automaticamente un traditore oppure viene minacciato di essere cacciato a calci nel sedere dal proprio gruppo parlamentare. Per capirci meglio facciamo qualche esempio.
Qualche giorno fa il Pdl ha ratificato la propria storica divisione tra falchi e colombe. I falchi, insieme a Silvio Berlusconi, volevano sfiduciare il governo presieduto da Enrico Letta. Le colombe invece, capeggiate da Angelino Alfano, ritenevano che l’esperienza di governo dovesse continuare. Bene, i “ribelli”, cioè le colombe, sono stati definiti traditori per il solo fatto di pensarla in maniera diversa dal “capo” e cioè Silvio Berlusconi. Alla faccia della democrazia dunque!
In una vera repubblica democratica i parlamentari non sono dei “dipendenti” del capo, ma dei rappresentanti degli elettori, inquadrati sì in un partito ma comunque con una certa autonomia.
Altro caso emblematico è quello del Movimento cinque stelle: chi non è d’accordo con Beppe Grillo, che tra l’altro non siede neanche in Parlamento, viene ripetutamente minacciato di essere sbattuto fuori dal movimento. Un esempio di totalitarismo punto zero insomma.
Il Pd invece? Un partito dove dentro vi è di tutto e di più: da ex comunisti a ex dc, radicali, repubblicani, socialisti e chi più ne ha più ne metta. Scelta dei candidati con primarie farlocche, irresistibile tendenza stalinista ad “accoltellare” alle spalle il rivale di partito, inclinazione a quella egemonia culturale di gramsciana memoria.
Tutto ciò è dovuto a una interpretazione aziendale, populista e burocratica e accentratrice della politica nostrana che si regge su un parlamentarismo superato, su una selezione della classe politica basata sul metodo della cooptazione dall’alto e su una legge elettorale che è stata definita una porcata dallo stesso suo autore.
La ricetta dei Comitati per le Libertà è chiara: presidenzialismo all’americana, nuova legge elettorale maggioritaria (possibilmente a doppio turno), primarie aperte e garantite per legge, ricorso sempre più frequente agli strumenti di democrazia diretta con abolizione del quorum costitutivo per i referendum. E poi: evviva la democrazia!

Renato Cantagalli

Sull'Autore

Renato Cantagalli

Renato Cantagalli è lo pseudonimo di un giornalista campano nato nel '79 in provincia di Caserta. Opinionista irriverente e unpolitically correct di Libertates ha collaborato con vari media occupandosi di politica. Il suo pensiero: dopo il superamento dei concetti di destra e sinistra, il liberalsocialismo è la strada sulla quale devono incamminarsi Italia ed Europa.

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