Le proteste dei dipendenti della camera: due giudizi opposti e altrettanto sbagliati

angelo
Sia chi si indigna per gli stipendi dei dipendenti della Camera (molti) sia chi li difende (pochi) fa un discorso ideologico e non liberale

In questi giorni si sono avute vibrate proteste dei dipendenti della Camera dei Deputati per la (per ora solo prevista) decurtazione degli stipendi del 20% decisa dalla Boldrini: è la prima volta da quando esiste la Camera.
Di fronte a questa situazione due le reazioni:

  • l’opinione pubblica si è indignata: come si permettono lavoratori “normali” senza particolari qualifiche di protestare contro tagli a stipendi comunque superiori a 100.000 euro l’anno quando ci sono altri lavoratori con le stesse qualifiche che rischiano il posto di lavoro o stentano ad arrivare a fine mese?
  • I dipendenti della Camera hanno parlato di “attentato alle libertà della politica”e di “ingerenza in contratti liberamente stipulati”

Sono due reazioni opposte e contrarie che però mostrano come in Italia manchi una vera visione liberale dei problemi: l’unica che possa portarci al di fuori della crisi.

Sostenere che questi stipendi siano uno scandalo è una visione statalista e tipica di uno Stato etico: alla fin fine toccherebbe allo Stato decidere chi, come e quanto andrebbe pagato in funzione del lavoro svolto.
Sostenere d’altro canto che questo sia un attentato alla libertà e alla democrazia è fare del falso liberalismo: è il liberismo delle caste, di chi sostiene che in economia ognuno può fare ciò che vuole, utilizzando senza scrupoli situazioni di privilegio (o peggio…) ammantandolo con asserzioni ideologiche.

Per un vero liberale invece questo dovrebbe essere un normale rapporto di lavoro: cioè un contratto tra le parti liberamente stipulato in base al quale il datore di lavoro offre un compenso in cambio di una prestazione: un contratto che continua fino a che conviene alle due parti.
Compito dello Stato dovrebbe essere solo quello di porre limiti e controlli per evitare abusi o soprusi da parte di chi è più forte..

Anche in questo caso non c’alcuna differenza: i dipendenti della Camera sono normali dipendenti che hanno stipulato liberamente un contratto con il proprio datore di lavoro: la Camera o meglio i cittadini rappresentati dai loro eletti.
Se i rappresentanti dei cittadini ritengono che i loro dipendenti siano troppo pagati per quello che fanno hanno diritto di ridurre il loro stipendio; se i lavoratori ritengono di non essere pagati a sufficienza liberissimi di cercare un altro lavoro più adatto alle loro capacità: sarà eventualmente la magistratura a decidere se è stato violato qualche diritto.

Tutto il resto non sono che sovrastrutture e incrostazioni ideologiche utili a difendere caste e privilegi o a fare propaganda: anche in questo caso solo una visione liberale ci permette di vedere e risolvere il problema

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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