I trucchi del regime in Bielorussia

Bujval
Un’analisi delle elezioni in Bielorussia in esclusiva per Libertates

L’11 ottobre 2015 il regime di Lukashenka ha lanciato le elezioni presidenziali nella Belarus. La maggior parte della popolazione ha capito da tempo che si tratta di uno spettacolo falso, “da circo” come dice la gente nel nostro paese. Nessuno ha fiducia in questo spettacolo basato su imbrogli e demagogia. Così per la prima volta la maggior parte della popolazione ha deciso di boicottare il rito assurdo e lasciar il regime a giocare il suo gioco da solo. Per la prima volta noi abbiamo notato la crescita di una resistenza massiccia dei bielorussi contro il regime. Questa resistenza è ancora passiva, però il fatto che una resistenza si affermi è molto importante, e rappresenta un passo decisivo lungo la strada della liberazione nazionale. La gente non ha più illusioni, ha capito che il regime deve essere eliminato.
Come sempre il regime ha usato tutti i mezzi disponibili per violare la volontà della popolazione e costringerla a prender parte alla votazione. Per il regime era importante che la gente uscisse di casa, si registrasse nelle liste e offrisse “un quadro” di partecipazione massiccia al voto. Tutte le categorie dipendenti dall’amministrazione – gli studenti, gli impiegati, gli operai — erano state minacciate di perdere il posto di lavoro o il posto nella Casa dello studente se non avessero partecipato alle votazioni. Al potere non importava minimamente per quale candidato votassero queste persone. Questo non aveva nessuna importanza. Il risultato era stato annunciato da A. Lukashenka alcuni giorni prima dela convocazione elettorale. “Più di 80 percento vanno a votare per me”, ha fatto sapere. Nessuna commissione elettorale contava i voti, i protocolli erano stati preparati in anticipo.
Nel frattempo il regime ha mobilitato i suoi agenti per ingannare la gente. Due cosidetti opponenti di Lukashenka erano in realtà i suoi burattini – un generale cosacco e il presidente del partito di Zhirinovski in Bielorussia. In più c’era la presentazione come candidata di una nuova figura – una donna conosciuta come ufficiale del KGB, la signora Tatsiana Karatkevich: naturalmente in veste democratica, come alternativa al dittatore etc. Tutti i gruppi politici che rappresentano realmente l’opposizione hanno deciso il boicottaggio dello show elettorale.
Tuttavia gli osservatori dell’opposizione hanno avuto modo di partecipare attivamente al controllo del processo di votazione. Io ero fra loro. Abbiamo visto tanti imbrogli e violazioni della legge! Persone defunte hanno espresso “regolarmente” in gran numero il loro voto (come sempre). Ed è stato messo in atto il cosiddetto “carosello” (anche questo, come sempre) quando i gruppi di agenti si sono presentati a votare tante volte nelle diverse sezioni elettorali. Gli osservatori hanno presentato alla fine una statistica realistica delle pseudoelezioni – non più di 30-40% degli aventi diritto ha partecipato alla votazione (secondo la legge, in questo caso, la consultazione sarebbe da considerare non valida). Ma il regime non ha mancato di falsificare tutti i dati, vantando circa un 84% di presenti alle urne e tra questi la vittoria del dittatore con l’83%. Sono le bugie di sempre. In realtà nessuno sa quale dei candidati abbia ricevuto la maggioranza dei voti: non era possibile assistere al compiuto delle schede, i protocolli erano stati falsificati in anticipo “secondo il piano del regime”. Aleksandr Lukashenka ha presentato all’Occidente, come si dice “un gatto nel sacco”. E purtroppo tanti politici e giornalisti occidentali ora stanno basando i loro ragionamenti sulla base di queste statistiche false. Non però l’intellighentsia bielorussa: ognuno capisce che non è possibile cambiare il sistema politico e liberarsi dall’occupazione russa tramite le elezioni. Questo è il risultato, la novità più importante del periodo attuale.
Il 25 ottobre io sono stato invitato dai colleghi polacchi in qualità di osservatore internazionale alle elezioni parlamentari in Polonia. E’ stato molto interessante questo contrasto tra due realtà elettotali – in Bielorussia e in Polonia. Nel giorno di votazioni ho visitato 9 sezioni elettorali nella provincia di Siedlce, nei piccoli villaggi e nelle cittadine. Ho notato un’unica violazione della legge – molte persone si sonmo presentate ai seggi senza documenti d’identità, e dicendo ai membri della commissione: “Perchè mai mi chiedi il documento, non mi conosci fin da piccolo, siamo vicini nel nostro villagio!” Io ho potuto osservare l’andamento della votazione e il computo dei voti. Il partito dei fratelli Kaczynski “Il Diritto e la Giustizia” ha vinto trionfalmente questi elezioni. La sinistra è andata incontro a un fallimento disastroso.
Dopo le elezioni ho partecipato alla conferenza internazionale tenutasi a Varsavia sotto lo slogan “Il Mondo ha bisogno della Solidarietà”. Alla conferenza hanno partecipato i giovani attivisti di diversi Paesi e i veterani della lotta contro il comunismo e l’impero russo: Piotr Hlebowicz e Jadwiga Chmielowska (per la Polonia), Pairur Hairikian (per l’Armenia), Oles Shevchenko (per l’Ucraina), Zianon Pazniak (per la Bielorussia), E anche la Dudaeva – vedova del generale Dzhohar Dudaev, il primo presidente della Cecenia (ucciso dai russi nel 1996) e tanti altri. Alcuni tatari di Crimea sono venuti direttamente dal fronte, dove stanno organizzando il blocco della penisola di Crimea occupata dai russi. Tutti raccontarono i problemi del periodo postsovietico nei loro paesi, e soprattutto della lotta contro i tentativi di Mosca di far rinascere il suo impero. Solo il rappresentante “della democrazia russa” Alexsandre Podrabinek, da Mosca, ha tentato di difendere i diritti del “mondo russo” e della lingua russa nei nostri paesi. Circondato dal disprezzo di tutti.
I partecipanti alla conferenza hanno fondato l’Associazione Baltico – Mar Nero per unire le forze delle nazioni dai paesi baltici fino al Caucaso nella lotta per la loro indipendenza, la cooperazione e la resistenza contro l’imperialismo russo.

Valery Buival

Segretario del Fronte Popolare di Bielorussia, presieduto da Zianon Pazniak, ed è uno dei fondatori di Libertates

Sull'Autore

Valery Buival

Valery Buival è nato nel 1955 nella città di Vyscnij Volocek (prov. di Tver, Russia centrale) dalla famiglia di un ex prigioniero di GULAG sovietico, famiglia alla quale è stato concesso di tornare in Bielorussia, ed in particolare nella città natale di Gomel, solo nel 1956, ovvero dopo il XX Congresso del PCUS, momento iniziale del disgelo dichiarato da Krusciev. Laureatosi in storia dell’arte nell’Istituto Repin dell’Accademia delle Belle Arti a San Pietroburgo nel 1977, Buival ha prestato servizio militare nell’esercito sovietico nell’estremo Nord (1977-79) ed ha in seguito lavorato nel Museo Nazionale delle Belle Arti a Minsk. È autore di importanti articoli di storia e cultura bielorussa, e ha pubblicato traduzioni letterarie in lingua bielorussa di grandi autori europei e mondiali. Membro del Fronte Popolare Bielorusso “Adradzennie” dal 1988, è adesso uno dei segretari del Fronte e del Partito Conservatore Cristiano – FPB, partito di opposizione alla dittatura comunista. Tra i fondatori dei Comitati per le Libertà- Libertates, abita a Minsk.

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