Egitto, le ragioni di Al-Sisi per fermare il caos

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“per l’Albatros Aldo Mola interviene sulla situazione dell’Egitto: quella del generale al-Sisi è si una repressione, ma un male necessario per evitare un incendio ben più grande”.

Vi è un solo rimedio per fermare incendi devastanti: aprire col fuoco una trincea arida, inattaccabile dalle fiamme. E’ quanto fa il governo dell’Egitto, un mondo che da millenni conosce invasioni, ribellioni e devastazioni. E’ uno Stato composito: almeno di seconda mano, una sua parte conosce la rivoluzione francese, la divisione dei poteri; un’altra è arretrata di secoli. Con un fuoco circoscritto, al-Sisi ferma l’incendio generale. Non crede alla fiaba della “primavera araba”. Ai suoi occhi l’Occidente ha poca autorevolezza. Non ne ha l’Unione Europea che, a parte il passato prossimo e remoto, negli anni scorsi ha sbagliato tutto, non solo dalla Tunisia alla Libia, dal Libano alla Siria, ma soprattutto nel conflitto tra Israele e Palestina (intruglio di nomi geografici e miti storici, come diceva Metternich dell’Italia). Meno ancora hanno credibilità le Nazioni Unite, nate il 25 giugno 1945, giusto in tempo per bendarsi gli occhi dinnanzi al lancio delle bombe atomiche sul Giappone: non sapendo impedire le guerre l’ONU si occupa di un loro scampolo avariato, i profughi, cari alla signora Boldrini. E ne hanno sempre meno gli Stati Uniti d’America, che, proclamando di difendere il Kuwait, hanno fatto deflagrare l’Iraq (con i risultati sotto gli occhi di tutti: oltre mille morti al mese) e stanno per lasciare l’Afghanistan (un incontrollabile casino, per usare la parola impiegata dal vescovo di Roma), passando per l’esplosivo Pakistan. Nel groviglio delle feroci guerre tra confessioni islamiche fa la voce grossa il turco Erdogan, che aspira al Califfato. Per lui l’Egitto è terra di uccelli di passo, come ai tempi dell’albanese Maometto Alì che vi si affermò dopo il rapinoso passaggio di Napoleone e ascese a Maometto Pascià, ma fu costretto da Gran Bretagna e Francia ad accordarsi con il Sultano di Costantinopoli.
L’Occidente ha sempre giocato come il gatto col topo nel Vicino, Medio ed Estremo Oriente. Ora il topo ha imparato la lezione. D’altronde la Persia c’era molto prima di Atene e di Roma, a tacere di Londra e Washington. Zoroastro viene prima delle religioni rivelate. Ne vedremo le conseguenze. Di sicuro il Mediterraneo di oggi non è quello della rappresentazione (tardiva:1871) dell’Aida di Giuseppe Verdi per l’apertura del Canale di Suez .
Gl’incendi vanno fermati con un cordone di fuoco: necessità che addolora certi allampanati ministri degli esteri ma è evidente per chi ha senso della storia. Per capire l’Egitto del generale al-Sisi giova leggere Ultima ratio Regum: Forza militare e relazioni internazionali di Massimo de Leonardis (cisalpino@monduzzieditore.it).
Il ricorso alle armi è la scelta estrema del capo di Stato nell’interesse supremo del proprio popolo. Il libro è scritto da un osservatorio occidentale e spiega bene che cosa siano “guerra giusta, crociate e ordini religioso-militari”. Aggiungiamo che mille anni orsono i cristiani appresero proprio in Oriente i fondamenti degli Ordini e, al loro interno, delle Sette. I Templari ebbero per modello gli “Assassini”. Tante volte una repressione rapida e mirata ha evitato (o almeno rinviato) il caos. Chi è rimasto troppo a lungo inerte alla finestra dell’Oriente, come tanti buonisti a luce intermittente, può voltarsi ancora per un poco e attendere che la storia faccia in fretta il suo corso e ristabilisca non la pace (una favola) ma almeno un po’ più di Ordine. Nel frattempo occorre che l’Europa alzi una barriera per fermare l’invasione dal mare: non vi arrivano solo “poveri disperati” ma anche di uomini esperti di armi. Veduta dall’Oriente la Sicilia non è un’isola italiana ma il lembo occidentale dell’impero islamico.

Aldo A. Mola

Sull'Autore

Aldo Mola

Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) dal 1967 ha pubblicato saggi e volumi sulla storia del Partito d'Azione e di Giustizia e Libertà, della massoneria e della monarchia in Italia. Direttore del Centro Giovanni Giolitti (Dronero- Cavour) ha coordinato Il Parlamento italiano, 1861-1994 ( Nuova Cei, 24 voll.). Il suo Giolitti, lo statista della Nuova Italia è nei “Classici della Storia Mondadori”. Tra le opere recenti, Italia, un paese speciale (4 voll.)

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