SOROS FA SCACCO MATTO A URSULA VON DER LEYEN (PARTE 1)

Data:

Di Alexander Bush<⁄em>

“La miseria fisica fornisce l’incentivo a cambiare le cose proprio in
circostanze in cui il margine per nuovi esperimenti è assai ridotto.
La prosperità materiale elimina l’incentivo proprio quando si potrebbe
tentare il nuovo senza troppi rischi.”
John Maynard Keynes

L’assunto dell’Illuminismo non può essere portato al “punto di equilibrio”. Ma c’è di più: rispetto a 40 anni fa, la realtà sta sgretolando l’ideale illuminista. E’ un processo cruento che potrebbe generare un’onda d’urto in grado di travolgere l’intero assetto delle democrazie in Europa.
La vera domanda è: si può prevenire la rottura del patto democratico in Italia mentre si sta verificando? La prevenzione delle crisi informata dalla rinunzia al “punto di equilibrio” diventerà il focus di fuoco delle cancellerie dei paesi anglosassoni, ma è illusorio pensare che tale transizione si possa realizzare in Italia poiché per 80 anni la classe dirigente senza Establishment del Belpaese non ha accettato il pensiero di Keynes tra rimozioni e pregiudizi mentre ora le si richiede di accettare la teoria della riflessività elaborata da George Soros che stacca il cordone ombelicale con l’Età dei Lumi.
Resto convinto che la democrazia repubblicana abbia le ore contate, eppure il suo crollo incipiente è un case study che servirà, in futuro, a salvare i regimi democratici dal punto di rottura. Obiettivo perseguibile realisticamente. Cerco di spiegarmi nei termini più concreti, partendo dalla cronaca che storicizza l’emergenza. Ipotizziamo con la fantasia che il novantenne George Soros legga l’articolo di Michela Bompani su “la Repubblica Genova” del 21 giugno 2026, con quell’ingenuità che si collega al lampo dell’intuizione violenta come un temporale: “Aggressioni al personale sanitario: “L’esercito davanti ai pronto soccorso”:

“L’esercito davanti ai pronto soccorso dei principali ospedali della Liguria”: la richiesta è stata inviata dalla Regione al governo, ieri (20 giugno, ndr), come ha annunciato l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, mentre ha compiuto un sopralluogo al pronto soccorso dell’ospedale Galliera, dopo l’ennesimo episodio di violenza ai danni di alcuni sanitari che stavano svolgendo il proprio lavoro.
Nella notte tra venerdì e sabato, come ha annunciato la Uil, “due operatori sono stati aggrediti da un paziente e una collega colpita con un calcio all’addome è stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari”, dicono Marco Vannucci, segretario generale Uil Fp Genova e Marco Deidda, segretario aziendale Uil Fp Ospedali Galliera.
I sindacalisti hanno inoltre informato che nei locali della toilette riservata ai disabili, nella sala d’attesa, “sono state rinvenute delle pietre e – aggiungono – non si tratta di un raptus isolato, ma di un atto premeditato. E’ inaccettabile che si possa progettare a freddo un’aggressione dentro un ospedale”.

Fermo un attimo la Bompani.
Questa aggressività che mette a rischio il funzionamento stesso degli ospedali, si sarebbe potuta evitare se si fosse fatta la spesa in disavanzo, come i passaggi successivi dell’articolo citato chiariscono in maniera inequivocabile:

“E l’assessore Nicolò ha confermato: “La Regione Liguria chiederà al governo e al ministero dell’Interno l’attivazione di presidi straordinari dell’esercito all’esterno dei principali pronto soccorso della nostra regione, sul modello di quanto già avviene per altri obiettivi sensibili – ha annunciato – è una proposta concreta che nasce dall’esigenza di garantire un forte deterrente contro episodi di

violenza ormai non più tollerabili. Parallelamente continueremo a rafforzare i sistemi di vigilanza, le dotazioni di sicurezza e il coordinamento con le forze dell’ordine. La tutela di chi cura è una priorità assoluta. E’ il momento di agire con determinazione”.
Esasperati i sindacati hanno lanciato un ultimatum proprio alla Regione: “La solidarietà, da sola, non basta più – scandisce la Uil – siamo stanchi di contare feriti e di denunciare con sempre maggiore frequenza episodi di violenza. Non sono fulmini a ciel sereno: sono il risultato diretto di scelte e omissioni politiche ben precise. Carichi di lavoro ormai insostenibili, organici ridotti all’osso, una vergognosa “spedizione punitiva” ai danni del personale ancora fresca, e il taglio di personale già annunciato a colpi di concorso per l’area metropolitana. Si continua a chiedere sempre di più a lavoratrici e lavoratori lasciati sempre più soli, esposti e indifesi”. E la Uil chiede l’attivazione di un presidio di polizia h24 davanti al pronto soccorso: “E’ una misura minima, dovuta, non negoziabile. Chi continua a negarla si assume una responsabilità diretta su ogni futura aggressione. E siamo pronti a inasprire ogni forma di mobilitazione a tutela dell’incolumità di chi lavora e della dignità di chi si cura” … “.

Attenzione, le “realtà oggettive” impongono l’adozione del deficit spending prima che si arrivi al collasso del Ssn; come emerge dall’altro articolo sotto il primo della reporter calvinista Bompani, “Rischio tilt per la guardia medica”. “ Ieri (20 giugno 2026, ndr) a Genova erano attivi soltanto cinque poli, su diciotto, Pontedecimo, Pegli, San Martino, Struppa e Ronco Scrivia. E ciò che preoccupa sono i prossimi giorni, visto che sono considerati da diversi medici di famiglia un “ponte”, collegando il weekend alla festa di San Giovanni, mercoledì, e dunque riportando l’attività della guardia medica necessariamente in primo piano.
Quella che si apre in questi giorni, annuncia una pesantissima crisi d’estate per il servizio della continuità assistenziale: per Ferragosto, ad esempio, la copertura non è assicurata e anzi c’è già molta preoccupazione perché il servizio potrebbe rimanere completamente sguarnito.
“Il servizio di guardia medica è sempre più scoperto perché non c’è un progetto di organizzazione e valorizzazione da parte della sanità regionale – attacca il capogruppo regionale Gianni Pastorino, Lista Orlando – e i medici, avendo davanti l’alternativa se coprire i turni nelle Case di Comunità o in guardia medica, anche per motivi economici, e per qualità del lavoro, preferiscono la prima”.
C’è infatti, negli ultimi tempi, un fuggi fuggi dei medici dai turni di guardia medica a quelli nelle Case di Comunità, fa notare Pastorino, “ma non è possibile che si coprano i turni di un servizio, spostandoli da un altro”, aggiunge. C’è anche un nodo economico, non banale: i medici della continuità assistenziale percepiscono circa la metà del compenso che viene corrisposto, per turno, ai medici nelle Case di Comunità, “dove però, lo segnalano gli operatori sanitari, i pazienti si vedono pochissimo, a parte qualche accesso in più nelle Case di Quarto e Fiumara… “.

Se non si aumentano gli stipendi dei medici, sarà blackout degli ospedali ad agosto e burnout del personale infermieristico tout court. Sempre su “Carta Bianca” de “la Repubblica” esce un’analisi del professor Luca Borzani “Povertà ed esclusione sociale sono ormai strutturali, le logiche emergenziali non risolvono il problema” che è pari per importanza ad un documento storico: Borzani mi ricorda, per citare il raffinato Robert Skidelsky, quegli esponenti alti, smunti e tristi del Bloomsbury Club che facevano parte insieme a John Maynard Keynes della Società degli Apostoli e con i quali interloquivano Virginia Woolf e l’economista-poeta Ezra Pound.
Storicizzando l’analisi di Borzani, emergono due dati: non è stata adottata la scala mobile nel momento in cui è urgente farlo – che non è universalmente valida, dato che venne sconfitta dal
referendum abrogativo della scala mobile nel giugno dell’84 con il governo Craxi, “ma la realtà non è predeterminata” (Soros dixit) –, tuttavia è imprescindibile, 2) nel da me ultra-citato discorso di M. Draghi al Gruppo dei Trenta del 14 dicembre 2020 che preparò la sua discesa in campo egli “settorializzò” la ricetta del deficit spending con il trucco della “proiezione”: da personalità psicopatica, sia detto senza pregiudizio di natura polemica, intendeva superare la spesa in disavanzo subordinando il debito pubblico al “settore corporate” invece che attuarla; gli psicopatici (ma non ha valenza stigmatizzante il rilievo) hanno un pensiero binario che impedisce loro di cogliere la visione d’insieme oscurata da una “reductio ad unum”. Fu positivo il programma del Next Generation Ue, ma l’errore è stato quello di non agganciarlo alla “Teoria Generale dell’Occupazione” nell’ambito dei cosiddetti “fertili errori”. Borzani osserva:

“Come ogni anno la Caritas nazionale ha pubblicato il suo rapporto sulle povertà e le fragilità sociali del paese. Una rilevazione che passa attraverso i dati di oltre 3200 servizi attivi in 206 diocesi. Quindi uno sguardo mirato sulle persone accompagnate e che hanno richiesto aiuto più che un’indagine statistica rivolta all’insieme della popolazione, ma che ben integra le analisi dell’Istat e che restituisce, forse in modo ancora più puntuale e al di là dei numeri, le tante facce delle povertà contemporanee. Non a caso il rapporto conferma quello che è il tratto prevalente dei processi di deprivazione materiale e di esclusione sociale, il loro essere ormai strutturali, non più un’emergenza ma una condizione. Ed è, appunto, una corrispondenza forte con la sostanziale stabilità degli indici della povertà assoluta pari al 97 dei residenti in Italia. Uno scenario che si è largamente cristallizzato nel corso dell’ultimo decennio ed è ormai indipendente dalla variazione dei cicli economici e della stessa crescita dell’occupazione.
Oltre il 24% di chi si rivolge agli sportelli Caritas è occupato, sia pure a bassa qualificazione e a bassa tutela. Percentuale doppia a quella del 2015 e che coinvolge, per oltre la metà, famiglie con figli minori. Sono i caratteri del lavoro povero che consegnano e non liberano dalle povertà.
Qualcosa che non è accentuato dai salari che non recuperano sull’inflazione e dalla perdita del potere d’acquisto dei nuclei famigliari. Ed è bene ribadirlo.
Perché la non transitorietà e la non riduzione all’estrema marginalità sociale dei processi di impoverimento, il loro perdurare nel tempo e il coinvolgere segmenti consistenti della popolazione, continuano ad essere rimossi dal sentire comune e dalla politica.
Permane una rappresentazione della povertà come alterità, proiezione sfortunata, se non colpevole, di percorsi individuali di vita.
Rimane oscurato il legame tra povertà e crescita delle disuguaglianze, la crisi generalizzata delle pari opportunità. Un secondo aspetto, anche questo una conferma, è l’intreccio delle fragilità. La vulnerabilità abitativa, quella economica e sanitaria, le solitudini non sono capitoli separati dal disagio diffuso, ma delineano una frattura da affrontare nel suo insieme. Sono fattori che si integrano e contribuiscono ad alimentare la disaffiliazione, le separatezze che attraversano una normalità sempre più faticosa. Questa multidimensionalità delle povertà ne disegna anche la distanza da un sistema di welfare modellato non più sulla centralità della persona, ma su prestazioni, bonus, burocratizzazione dei servizi connotati da assenza di bassa soglia di accesso e di prossimità. Ancora, il mutamento delle famiglie, l’aumento di quelle unipersonali, per più del 50% composte da anziani alimentano il ridursi del welfare famigliare, accentuano l’allentamento delle reti comunitarie e di vicinato, innescano crolli esistenziali che diventano malessere psicologico e mentale. In Liguria sono più di 15mila coloro che sono supportati da servizi Caritas. Con percentuali di presenza ai centri di ascolto più alte di quelle nazionali e con una componente di domanda di aiuto di italiani nettamente più elevata di quella del Nord-Ovest… “. Leggo una parola magica: “domanda”.

Che dire della sindaca Silvia Salis, grintosa, bellissima e trasudante arroganza entusiastica?
Sotto il vestito non c’è Keynes.
Non ha mai pronunciato la parola spesa in disavanzo. Neppure una volta, ed in compenso è entrata in polemica con l’architetto Stefano Boeri in maniera tecnicamente “anti-keynesiana”. Già, non mi sto facendo risucchiare dai “paralogismi” tanto cari a Kant…
Scusatemi l’autocitazione, ma il 5 giugno alle 12:45 ho scritto su Instagram a Sergio Cusani, autore dell’opera fondamentale “Il Colpevole. Serafino Ferruzzi. La maxitangente. Raul Gardini. I potenti visti da vicino” che spezza le categorie di Kant collegandosi, sul piano della Giustizia, alla teoria della riflessività nella Fallibilità: “Gentile Cusani (innocente, non colpevole, ndr), la sua Weltanschauung non è estranea all’economia. Il punto è che la mancata autorizzazione allo “scostamento di bilancio” da parte di Ursula von der Leyen a Giorgia Meloni equivale allo “psico-reato di Keynes” (per parafrasare The Irish Times). E’ cominciato il countdown per imprese e famiglie. Non aver agganciato il PNRR alla spesa in disavanzo sarà un’emergenza democratica.
Il peggio deve soltanto arrivare.” Mi ha risposto con un cuoricino di approvazione.
Orbene, su “Affari e Finanza” del 15 giugno 2026 magistralmente diretta da Walter Galbiati viene pubblicata l’eccellente requisitoria tecnicamente “post-illuminista” di Carlo Altomonte e Walter Rauti, Director e head of research, Shield Sda Bocconi: in essa compare tre volte la parola realtà.
Questo cosa vuol dire? In parole povere, che Ursula Von der Leyen non tiene conto che la realtà eccede per importanza la sua posizione sull’energia.
Infatti, l’intervento di Altomonte e Rauti s’intitola “Quel derby sbagliato tra energia e difesa”: non è sufficiente, per contrastare le “perma-crisi” (cito Christine Lagarde), l’adozione del pensiero di Keynes, ma occorre cedere la Ragione alla Fallibilità; faccio soltanto una provocazione: grazie agli EPSTEIN FILES che hanno presieduto Epic fury, è possibile modificare il paradigma dominante:

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Alexander Bush
Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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