Di Alexander Bush<⁄em>
“24 settembre 2007.
Viene firmato il controverso accordo di non perseguibilità (Non
Prosecution Agreement) fra i legali di Epstein e l’ufficio del
Procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale della
Florida, in base al quale il finanziere si dichiara colpevole di reati
minori in cambio dell’immunità da reati federali, estesa ai potenziali
corresponsabili”
Nicola Borzi, “Lo scandalo dei trent’anni. Epstein files”
E’ sabato 20 giugno 2026, mentre batto al computer queste righe. Nel frattempo la Maxwell potrebbe essere già morta nel “tramonto della nostra civiltà” di Piero Ottone, che rispetto a quando Ottone aveva 18 anni sta morendo organicisticamente. Dalla decadenza alla morte. Ci aspetta soltanto il benvenuto di Putin nelle capitali europee tra “Grande Fratello” con Adriana Volpe e Alessandra Mussolini, Neet, baby gang e povertà. Tra parentesi, l’Italia è il paese più russofilo d’Europa, con i Travaglio e Cacciari che legittimano e potenziano “l’autobiografia d’una Nazione” (Benedetto Croce dixit).
Due ragazze di 13-15 anni chiedono giustizia sepolte sotto il ranch Zorro che era di proprietà di Jeffrey Epstein. Sono state violentate e uccise durante i wild parties dove Ghislaine Maxwell e l’insider di Bear Stearns ricevevano ordini dal capo delle tratte, il Godfather di Cosa Nostra americana. Le categorie di Kant sono sconfessate dalla “realtà oggettiva” che è la Lux Tenebrys dell’Illuminismo senza luce.
Quello di Trump è gambling puro, perché la pace con l’Iran è l’esatto contrario di quello che Benjamin Netanyahu vuole: Bibi – come lo stesso Trump ha detto – è costretto a fare la guerra per evitare la galera; a questo punto, il satrapo d’Israele che cosa fa per modificare la strategia di The Donald in proprio favore? Dice al proprietario di Gotham City: va bene, ti permetto di eliminare madame Ghislaine che ha il potere (tecnicamente) di mandare in galera il commander in chief degli States; pertanto Trump farà il mio gioco, proseguirà gli attacchi in Iran se io do campo libero all’eliminazione della superteste. Ricordo ai lettori che il coinvolgimento degli Stati Uniti nell’attacco all’Iran è stato provocato dall’“ob-scaena” degli Epstein files, che madame Ghislaine senza “autos nomos” ha passato a Bibi tra la vita e la morte, peraltro. Dopo essere stata tradita da Bill Clinton.
Si tratta di un cold case e di un case study: sono vere entrambe le realtà. Nel momento in cui il “one track mind” Bibi darà l’autorizzazione a Trump ad ammazzare Ghislaine commetterà un grosso errore, dal mio punto di vista: quando si favorisce uno come Trump, lui viene automaticamente colpito dalla “sindrome del beneficiato”; non è riconoscente nei confronti di colui che gli ha fatto un favore. Lo accoltella alle spalle; non c’è errore peggiore che favorire un criminale. Lo sapeva bene Gheddafi con Sarkozy.
Ecco perché io dico che è un case study.
Facciamo un passo indietro storicizzando un caso aperto: quando nel 2008, Jeffrey Epstein nel gentlemen agreement con l’allora prosecutor Alexander Acosta aveva favorito Trump, qual è stato poi il prezzo pagato? Trump l’ha mangiato, l’ha fatto fuori. Quindi, se Bibi favorisce Trump, dovrà mettere nel conto che poi Trump lo tradirà e non sosterrà la sua causa a Teheran; secondo me, è esattamente quello che succederà nelle prossime ore e settimane.
Però Beniamino potrà avere un ruolo nel rovesciare Trump per vendetta dall’interno della guerra civile che ci sarà negli Stati Uniti, che non vivono l’Età dell’Oro ma la più grande Depressione a pezzi dal 1929.
Sono due psicopatici che si ricattano a vicenda, trovando diritto di cittadinanza nel default della civiltà occidentale secondo Oswald Spengler (Liliana Dell’Osso e Riccardo Dalle Luche, entrando in polemica con Nassir Ghaemi e Kay Jamison, sostengono l’incompatibilità del bipolarismo con la
leadership politica ma l’assunto del disturbo borderline non può essere portato al “punto di equilibrio”). JFK, assassinato a Dallas il 22 novembre 1963, aveva un quadro di “mania” ad alto funzionamento con double diagnosis che poi divenne incompatibile con la sicurezza nazionale.
Scriveva Mario Galloni, storico: “… Nel 1965 l’Fbi indagò su possibili festini sessuali avvenuti, in diverse occasioni, in un appartamento del Carljle Hotel di New York con la partecipazione dei tre fratelli Kennedy, di Frank Sinatra, Marilyn Monroe, Sammy David Jr., Peter Lawford e sua moglie Patricia Kennedy… “ ne “Il triangolo Marilyn, Frank e John Fitzgerald”; Kennedy aveva familiarità con l’uso dello stupefacente, perdendo la lucidità mentre poteva premere il pulsante nucleare.
Come aveva scritto il simpatico e poliedrico Gianni Bisiach, non un grande scrittore ma un uomo di mondo, nel suo libro godibile “Il Presidente. La lunga storia di una breve vita”, nel luglio 1960 durante la campagna per le presidenziali Jack si sentiva sull’orlo di un esaurimento nervoso e arrivò in suo soccorso il medico chiacchieratissimo Max Jacobson che gli prescrisse le anfetamine, che provocarono uno “slancio maniacale” nel giovane candidato democratico poi degenerato nella tossicomania. C’è un filo rosso dal ’60 ad oggi: la decadenza della democrazia americana. La fine della crisi di Cuba originata da un’estorsione di Allen Dulles a Jack Kennedy era compatibile con l’eliminazione di Enrico Mattei. E’ lo stesso sfondo dell’attacco ad Israele del 28 febbraio, con addirittura un aggravamento rispetto all’ottobre 1962: la III guerra è già cominciata (sic!).
Come si fa a non essere organicisti?
Su “Il Fatto Quotidiano” del 3 giugno 2026 viene pubblicata un’intervista di Roberta Zunini all’analista Alon Pinkas: “Bibi è disperato, deve scaricare ogni colpa su Trump che non va fino in fondo in Iran”:
“C’è stato davvero il violento diverbio telefonico tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu quando, l’altro ieri, il primo ha scoperto che Bibi aveva dato l’ordine di colpire di nuovo Beirut, mettendo a repentaglio, tanto da bloccarla, la firma del trattato di pace tra Stati Uniti e Iran? Sì, c’è stato, nonostante Netanyahu lo smentisca.
A rispondere al “Fatto” (il virgolettato è di chi scrive, ndr) è Alon Pinkas, ex diplomatico negli Stati Uniti nonché ex consigliere politico di Shimon Peres.
Pinkas è stato anche analista di politica estera per Fox Television e ora scrive per “Al-Monitor”, “The Independent”, “Jewis Journal” e “Times of Israel” (il virgolettato è di chi scrive, ndr).
“Perché secondo lei il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha truffato il suo unico alleato, il presidente Donald Trump, non comunicandogli che stava per espandere l’offensiva nel sud del Libano e di nuovo sulla zona di Beirut roccaforte di Hezbollah?”
“Perché Netanyahu è politicamente disperato e ha bisogno di trovare il modo di scaricare la colpa sul presidente americano Trump, che a suo parere, “non è andato fino in fondo” in Iran e inoltre ritiene di non essere stato appoggiato a sufficienza in Libano. Trump nella telefonata in cui ha accusato Netanyahu di “averlo preso in giro” e di “essere un pazzo” che senza di lui “ora sarebbe in galera” stava, a propria volta, sfogando la propria frustrazione per il fatto che Netanyahu lo avesse truffato vendendogli una guerra con premesse errate, che non si sono mai concretizzate.” (ma, in realtà questo è il countdown per Ghislaine Maxwell che ha favorito Netanyahu: repetita iuvant, aiutare un criminale significa condannarsi alla morte!, ndr)
“Cosa ne pensa della decisione di Netanyahu di ordinare un’offensiva su Beirut proprio mentre gli Stati Uniti stavano per finalizzare l’accordo con l’Iran e due giorni prima dell’inizio del nuovo ciclo di colloqui tra Libano e Israele a Washington?”
“La decisione è stata presa per due motivi: innanzitutto per minare e far fallire qualsiasi accordo con l’Iran. Secondo: per ragioni politiche. Netanyahu infatti vuole e ha bisogno di uno stato di guerra permanente. Ne ha urgenza per salvarsi dai processi e non finire in carcere. E il Libano è l’unico campo di battaglia rimasto.”
“Secondo lei non si è dunque trattato di un gioco di astuzia tra Bibi e Trump? C’era un accordo
segreto dietro le quinte? O Trump non ne sapeva davvero nulla?”
“Nessun gioco. Netanyahu sta giocando la carta dello “Stato sovrano”. Sono sicuro che Trump non ne avesse idea. Tutto ciò dimostra anche quanto Trump desideri un accordo con l’Iran per tirarsi fuori dal pasticcio che lui e Netanyahu hanno creato. Nel momento in cui l’Iran ha annunciato la sospensione dei colloqui a causa del Libano, Trump si è scagliato contro Netanyahu.”
“Oggi ricominciano i colloqui a Washington tra Libano e Israele, con la novità che Hezbollah ha dato il proprio consenso a un cessate il fuoco. Quali sono le sue previsioni?”
“Onestamente mi è difficile fare previsioni. La situazione è molto complicata. Qui ognuno gioca le proprie carte tenendole ben coperte fino all’ultimo.”… “
Lo sfondo è chiaro, repetita iuvant, a giudizio di chi scrive: Trump, da giocatore di “ramino pokerato”, sta mettendo all’angolo Bibi; Bibi ucciderà Ghislaine, salvando The Donald dall’ergastolo o da più ergastoli. Ma The Donald, una volta tolta dai piedi Ghislaine, non proseguirà la guerra. Si apre, sotto questo aspetto, un discorso interessantissimo: parlavamo prima della “sindrome del beneficiato”.
L’interpretazione freudiana è collegata – nel “mito dell’eziologia” tanto caro a Sigmund Freud – all’inconscio. L’inconscio come primum movens del comportamento umano.
Oggi Freud va rivisto nel senso della revisione che ne ha fatto George Soros. La sindrome del beneficiato non è universalmente valida, perché la realtà esiste eccedendola per importanza (ma è una tautologia).
Traduzione fuori dai “paralogismi” tanto cari a Immanuel Kant: l’inconscio non è la realtà.
L’assunto non è scientificamente dimostrabile. Ma la psicanalista Luisa Arrigoni Crippa non lo ha capito.
Trump sarà di fatto costretto a pugnalare Netanyahu una volta che costui avrà insabbiato sine die gli Epstein files ammazzando la superteste ingiustamente condannata a 20 anni; lo stesso Nerone d’Israele ancorchè favorito dalla socialitè inglese dovrà sbarazzarsene, poiché rischia il carcere se non si adegua ai diktat di Trump.
Infatti, Farian Sabahi su Il Fatto, osserva, e il suo rilievo si collega alla constatazione che Freud schiacciava la rivelazione dell’inconscio sul “punto di equilibrio”:
“Le notizie sull’interruzione dei colloqui fra Iran e Stati Uniti sono false.
Le conversazioni sono proseguite ininterrottamente, inclusi quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi”. Lo afferma Trump sul suo social Truth. Il presidente vorrebbe mettere fine alla guerra contro l’Iran dichiarando vittoria, ma è in difficoltà. L’aggressione alla Repubblica islamica, lo scorso 28 febbraio, ha evidenziato una serie di errori. Innanzitutto, un errore di calcolo: le guerre non si vincono in poche settimane, specie quando l’avversario è un impero con migliaia di anni di storia, animato da un’ideologia nazionalista, post-coloniale e – nel caso dell’Iran – a tinte sciite e quindi con un forte senso di sacrificio e una soglia del dolore alta.
Trump ha sottovalutato la capacità della Repubblica islamica di resistere: di fronte all’aggressione esterna, la leadership di Teheran ha serrato i ranghi e la nazione si è ricompattata… La guerra è impopolare negli Stati Uniti e una sua ripresa non farebbe altro che allontanare ulteriormente la base Maga. The Watson School of International and Public Affairs della Brown University calcola in tempo reale l’incremento del costo di benzina e gasolio per il consumatore statunitense, pari a oltre 400 dollari a famiglia e quindi a oltre 52 miliardi di dollari… “.
Questo che c’azzecca con la “sindrome del beneficiato”, per dirla alla Di Pietro?
C’è un fatto che ha colpito chi scrive: dall’articolo di Massimo Basile “Bellissima, incredibile” del 15 luglio 2022 su “la Repubblica” a proposito della dipartita di Ivanka Trump, apprendo: “… Cinque anni fa, in un’intervista alla Abc, la prima signora Trump disse di aver perdonato l’ex marito. “Era un padre amorevole – raccontò – ma era anche il padre che non sarebbe andato a passeggio per Central Park con i suoi figli o a giocare a baseball”.
Oggi sappiamo perché: era impegnato a violentare e uccidere le ragazzine nel traffico delle tratte, forse neanche tanto lontano da Central Park.
E’ la “banalità del male”, per parafrasare Hannah Arendt.
Non è Eyes Wide Shut, ma “Io vi troverò” con Liam Neeson.
Questa America ha i colori di Spengler, ma non è la “fine della Storia” (Francis Fukuyama dixit). E’ la fine dell’Illuminismo, nella cui morte cruenta metterà radici la Opening Society di Soros.
E’ un cambiamento di paradigma che investe 250 anni, ed è compatibile con il III conflitto.
E’ ironico, ma sarà la realtà a sconfiggere Trump.


