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Recensione del libro: “Dialoghi sull’Italia della Seconda Repubblica”

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In questo rovente clima politico di fredda primavera, esce il primo libro di tre autori grandi amanti della politica, appassionati di storia dei partiti politici e del pensiero politico. “Dialoghi sull’Italia della Seconda Repubblica” è il ponderato ragionamento, attenta analisi storica e viaggio dantesco nei gironi della politica, delle istituzioni e della “res publica” di tre uomini alla ricerca del più vero e contemporaneo significato di liberà, democrazia e giustizia; espressioni che al giorno d’oggi sembrano sempre più parole svuotate di ogni virtuoso significato e sempre meno ideali a cui dedicare la propria essenza e forgiare la propria anima e condotta esistenziale. Gli autori sono uomini che hanno ancora il sapore delle prime domande e l’emozione delle prime scoperte.

Tutela delle libertà individuali e collettive, responsabilità individuale, uguaglianza delle opportunità, partecipazione dei cittadini alla “cosa pubblica”, sistemi elettorali, giustizia e mala giustizia, sono le tematiche principali del volume su cui gli autori discutono.
Per capire meglio ogni argomento trattato, Fabio Cesaro, Domenico Spina e Roger Locilento si rivolgono a chi ne sa più di loro: interviste a esperti, firme autorevoli del giornalismo, storici, scrittori, ministri del recente passato. Scoprire chi sono gli interlocutori spetta al lettore.
Il percorso si conclude con una comune convinzione: è necessario che tutti, nessuno escluso, diano il proprio contributo alla costruzione di una nazione sempre migliore nell’ambito dei diritti fondamentali di libertà, democrazia, giustizia, sicurezza e solidarietà. Mature sono le riflessioni e minuziosa l’analisi storica dei sistemi elettorali, attorno cui poter costruire una rappresentanza politica, la cosiddetta “governabilità” e il concetto di democrazia.
Quale il senso dello Stato? E quale quello della Giustizia? Per quale ragione il cittadino, o meglio la persona, rispetta la Legge e si riconosce nello Stato, seppure questi sono concetti astratti? Il “riconoscimento” è la risposta.
Gli autori sono uomini che hanno ancora il sapore delle prime domande e l’emozione delle prime scoperte, come scrive l’onorevole Arturo Parisi nella prefazione, che da anziano professore di cose politiche, come lui ama definirsi, sprona i giovani allievi a continuare nel loro impegno, nei loro studi, nelle loro riflessioni perché ne vale la pena.
Come scrive l’onorevole Antonio Martino nella postfazione del volume, gli autori hanno chiaro che la libertà è la caratteristica essenziale dell’umanità, la possibilità di compiere scelte fra diverse alternative in piena autonomia, senza condizionamenti. Liceità e illiceità perdono significato in assenza di libertà. Chi non è libero non può peccare, commettere reati, né fare bene o male; solo la libertà consente l’esistenza del giusto e dell’ingiusto. La libertà è la caratteristica fondamentale dell’umanità.

Andrea Andreoni
(storico, lavora presso l’ufficio stampa di una grossa azienda nazionale)

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