Popolare Vicenza: un crack di sistema

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angelo
Le cosidette “popolari” crollano una dopo l’altra: segno di una gestione malata e spesso truffaldina avvenuta nel segno del consenso e dell’indifferenza di tutti

Anche la Popolare Vicenza, simbolo una volta di un Nord Est ricco, potente e rampante, è crollata sotto il peso dei debiti e dei crediti inesigibili.
Azioni comperate da migliaia di risparmiatori a 85.000 lire (44 euro) valgono ora 10 centesimi, carta straccia.
La Banca si è salvata solo per l’intervento del Fondo Atlante che, nato per alleggerire il sistema bancario dei crediti inesigibili, è diventato il salvagente delle popolari venete.
Ma come si è potuti giungere a questo punto? Solo ora si scopre che:

  • l’Adusbef aveva presentato prima del 2008 ben 19 esposti contro gli amministratori vicentini;
  • la Banca d’Italia nel 2001 (15 anni fa!) in un’ispezione aveva segnalato “un modello gestionale troppo verticistico” (cioè: comandava il solo Zonin!)
  • nello stesso 2001 la procura di Vicenza apre un’inchiesta per falso in bilancio nei confronti del presidente della banca
  • nel 2008 ancora l’Adusbef denuncia che per avere un prestito occorreva comperare azioni al prezzo stabilito dalla banca stessa (è reato di estorsione!)

Risultati?: nessuno. Nessuno di quelli che avrebbero dovuto intervenire si è mai mosso.

Perché?: adesso scopriamo che Zonin aveva adottato il sistema delle “porte girevoli”: assunzioni e offerte a chi avrebbe potuto essere interessato a queste inchieste.
Così veniamo a sapere che il funzionario della Banca d’Italia che aveva firmato il rapporto è poi diventato responsabile dell’audit della banca; figli e parenti di magistrati vengono assunti; ufficiali della Guardia di Finanza passano direttamente dalla divisa alla direzione della banca; lo stesso Monorchio, ex ragioniere generale dell Stato, diviene vicepresidente della Banca, ecc. ecc.

Nel frattempo i piccoli soci hanno perso tutto e Zonin continua a vivere beato in una grande villa in Friuli badando ai suoi interessi mondiali.

Cosa si sarebbe potuto (e dovuto fare) secondo Libertates: innanzitutto prendere atto della situazione e dichiarare la banca fallita: certo, nessuno avrebbe salvato un euro in più, ma si sarebbe potuto procedere per bancarotta fraudolenta verso tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno portato al dissesto: una responsabilità non solo penale (la bancarotta fraudolenta è un reato penale grave) ma anche e soprattutto civile: chi l’ha prodotta ne risponde con i propri beni.
In questo modo invece tutti felici e contenti, salvo i piccoli azionisti che, alla fine, c’è da scommetterlo, saranno in parte risarciti da coloro che in tutto ciò non c’entrato per nulla: noi cittadini.
Ci sarebbe anche da prendere in considerazione un’altra possibilità: quella di limitare nel tempo e nello spazio il passaggio dal pubblico al privato: per esempio si potrebbe stabilire che chi ha occupato una funzione pubblica (soprattutto ispettiva) non possa per un certo periodo di tempo e nella stessa zona in cui ha operato occupare un posto in una società che avrebbe dovuto o potuto controllare

Guidoriccio da Fogliano

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