La Corte dei Conti ha sollevato tutta una serie di rilievi formali e non alla procedure di gara per il ponte, rilievi comunque sanabili, ma contemporaneamente ha sollevato il velo sui veri costi.
Infatti la gara, indispensabile a livello europeo per simili lavori, è stata fatta nel 2003 e vinta da Webuild (allora Salini e Impregilo) sulla base di un costo di 6 miliardi, integralmente coperti dai privati grazie ai proventi dei pedaggi (calcolando un traffico di circa 4 milioni di passeggeri/anno).
A questo punto nasce la curiosità di quanto avrebbero potuto essere i pedaggi: se il pedaggio per un’opera molto più semplice e già ampiamente ammortizzata quale il Traforo del Monte Bianco è di circa 50 euro, per il ponte dovrebbe essere superiore o tuttalpiù simile; invece la previsione resa nota è di circa 10 euro per le auto e 20 per i camion. Evidente che con questi incassi le imprese costruttrici ammortizzeranno i costi a babbo morto.
Ma il trucco c’è ed è stato reso pubblico dalla Corte dei Conti: nel 2023 è stato modificato il contratto per cui i costi sono saliti a 14 miliardi soprattutto, sono integralmente a carico dello Stato.
Un gioco delle tre tavolette per cui le imprese appaltanti non rischiano nulla e i costi del ponte rimarranno sulle spalle dei contribuenti italiani.
Una modalità di comportamento spesso usata dalle autorità quando accollano spese future senza informare i cittadini.
Ma è anche un modo sicure per aumentare la diffidenza, per non dire di peggio, dei cittadini nei confronti dello Stato.
di Angelo Gazzaniga


