Grave errore mantenere finti posti di lavoro – A.Teso -7-09-08

Oggi si discute di disoccupati Alitalia, come si parlava di Alfa Romeo in una zona e con professionalità richiestissime in zone ad elevatissima offerta di posti di lavoro.

E’ comprensibile, ma fino ad un certo punto, che nell’attuale situazione italiana chi ha un posto di lavoro
faccia di tutto per non perderlo. Ma non è conveniente per nessuno a che vi siano posti di lavoro non produttivi…

Non conviene ad ogni cittadino, perché chiunque paghi quel lavoratore improduttivo, sarà, alla fine, sempre lui a pagarlo. Se lo paga lo Stato, l’onere gli ricadrà addosso sotto forma di maggiori tasse. Se lo paga un’azienda, dovrà pagare di più i prodotti che acquista. Ed alla stessa maniera gli ricadranno addosso i costi di tutti quegli sprechi improduttivi, distruzioni di vagoni, incendi, danneggiamenti di qualsiasi tipo, enti ed apparati e procedure che poco, o nulla, hanno a che fare con la produzione di beni materiali ed immateriali.

Ma non c’è la consapevolezza di ciò o quantomeno non ci sono comportamenti conseguenti.

Innanzi tutto siamo in un Paese che da oltre 20 anni ha piena occupazione. Non c’è un italiano che ricerchi un posto di lavoro, uno qualsiasi, non il lavoro dei propri sogni, che non lo trovi. L’Italia ha dato lavoro a 3 milioni di stranieri per lavori, regolari e dignitosi, che gli italiani non volevano. Inoltre, da sempre, “finché ci sono bisogni o desideri da soddisfare, c’è lavoro”. Basta che lo Stato permetta ed agevoli la libera iniziativa.

E basta che lo Stato organizzi degli adeguati ammortizzatori sociali (vedi REDDITO MINIMO GARANTITO PER OGNI CITTADINO ITALIANO RESIDENTE) per permettere adeguati cambiamenti di lavoro, inevitabili in un Paese che vuole e può stare sempre meglio. Avere, cioè, più assistenza sanitaria, più sicurezza, case migliori, più beni materiali, più cultura, più tempo libero.

E basta prendere un qualsiasi esempio per rendersi conto che un finto posto di lavoro costa il doppio di un contributo a chi è temporaneamente alla ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Se le organizzazioni ed i politici che hanno a cuore la socialità e lo sviluppo della nazione, lavorassero di più in questa direzione, agevolando anche la mobilità abitativa, farebbero fare un grande balzo al benessere complessivo, che, come sempre, va più a vantaggio delle famiglie meno abbienti.

di Adriano Teso

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