E’ tempo di fermare le deportazioni organizzate

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Laura
Scrivevo nel 2003: sono ormai giorni che non si sente parlare d’altro, sempre degli sbarchi di clandestini a Lampedusa. Su questo problema si è aperto un aspro confronto nel governo: rigore o indulgenza?
Come si dice, “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e l’uomo non perde quello dello schiavismo e del suo lucroso mercato! Secoli di rivolte e guerre non sono serviti ancora ad estirpare per sempre dal DNA umano questo carattere, questa vergogna. Ogni volta ricompare in forma diversa, adeguandosi al momento storico, ma è sempre lo stesso. Oggi l’ipocrisia sociale chiama gli schiavi “clandestini” ma a volte, incredibilmente, anche “profughi” e così facilita il mercato e il mercante.
Si dà per scontato che i “clandestini” sono una normalità, un effetto del bisogno, dalla fame. Forse è anche così, e certo il loro dramma nasce da situazioni di disagio, ma se osserviamo bene non è “solo” così. Credo che la maggior parte di questa gente aspiri, come tutti ad una vita migliore, una vita più agevole , una vita come si vagheggia sia quella del mondo occidentale. Troppo spesso malignamente idealizzato da qualcuno che ha interesse a farlo! Così nascono aspettative e i nuovi schiavisti hanno merce pronta per il loro mercato. Viene anticipato il denaro per il viaggio, denaro che dovrà essere restituito in termini d’usura, e magari anche in altre forme: terrorismo, prostituzione, smercio di droga eccetera.
Ancora: il viaggio deve essere difficile e al momento dell’ arrivo deve apparire il più disperato possibile per rendere certa l’accoglienza. La morte di qualcuno è una voce prevista in bilancio, come avviene per qualsiasi merce; anzi, può fare persino parte del marketing.
Il mercato degli schiavi permette inoltre ai governi dei “paesi produttori”, guarda caso Stati non democratici, non solo di sopperire alle loro carenze per incapacità e corruzione, ma di usufruire di cospicui aiuti internazionali, mettendo tutto sul conto dei paesi “ricchi”. Un mercato vergognoso, da qualunque lato lo si consideri, compreso quello degli aiuti umanitari. L’ideologia alimentata dagli slogan “accoglienza” e “aiuto” non fa che alimentare proficuamente la schiavitù e il ricatto. “Accoglienza” e “aiuto”, se non vengono drasticamente fermati, faranno aumentare i mercanti di schiavi. L’accoglienza non farà certo desistere dalla loro sporca attività quei governi che ci guadagnano… e possiamo tranquillamente scommettere sul fatto che avranno sempre una scusa per non mantenere qualsiasi patto sottoscrivano.
Purtroppo per fermare gli orrori bisogna saper dimostrare, se necessario, anche una dolorosa fermezza. La nuova schiavitù va fermata ad ogni costo, e il prezzo va accettato se davvero vogliamo combattere questa piaga criminale, con tutto quello che ne consegue .
Così scrivevo dieci anni fa. Oggi, dopo un decennio, ritengo che si debba parlare non solo di “schiavismo” ma di “deportazione organizzata”. Basta guardare le rotte dei disperati del mare per capire che non si tratta di esodi “naturali”. E il crimine internazionale mira ormai a stabilire connessioni con troppi governi democratici .

Laura Lodigiani

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