Super stipendi: lo scandalo è non tutelare il voto degli azionisti


Inesorabili come le zanzare estive arrivano ad ogni notizia sui super stipendi o sulle super liquidazioni i commenti moralistici e scandalizzati.

Indubbiamente il sapere che uno come Cattaneo ha ricevuto il benservito da Telecom con una buonuscita di 30 milioni dopo circa un anno e mezzo di lavoro o che un Marchionne ha guadagnato in un anno 11,5 milioni dà un certo fastidio a chi come noi guadagna (neppure) in un anno intero quanto Cattaneo ha guadagnato in un solo giorno: 60.000 euro!
È umano e giustificato: non si tratta di invidia, ma di sdegno per lo schiaffo a chi fatica a portare a casa di che vivere.
Da qui le richieste di porre un limite ai guadagni dei super manager. Una versione moderna del sistema delle leggi suntuarie che mai hanno avuto effetto dal tempo dei Romani e che anche oggi vengono facilmente e bellamente aggirate (vedi il sistema delle stock options).
Ma, a ben vedere, in un’ottica di economia di mercato questi compensi sono decisi dagli azionisti, cioè dai proprietari delle società (che sono coloro che davvero pagano questi stipendi). Se io sono azionista di Telecom posso ben dolermi che parte degli utili della società vadano nelle tasche di Cattaneo anziché nelle mie (sotto forma di utili). Se non sono d’accordo posso votare contro questa decisione. D’altronde perché io azionista dovrei oppormi a dare 30 milioni a chi in un anno e mezzo mi ha fatto risparmiare un miliardo di costi? Oppure di dare uno stipendio così alto a un Marchionne che ha fatto di una Fiat ormai in quasi fallimento una ditta di successo (con relativo aumento del valore delle mie azioni)
Sono decisioni che non influiscono per nulla sui conti di una nazione, né sui normali cittadini: sono soldi che anziché agli azionisti vanno ai manager..

Ma se in via teorica non ci sarebbe nulla da eccepire, in effetti c’è un aspetto inquietante in tutta questa storia: questi compensi vengono decisi all’insaputa dei veri interessati: sono i manager stessi o una piccola parte degli azionisti che decidono.
Due esempi:

  • quello della stessa Telecom: l’assemblea degli azionisti aveva approvato non più di due mesi fa il rinnovo del contratto a Cattaneo, che invece è stato licenziato poco dopo dall’azionista di maggioranza (Bollorè) ma con appena il 27% delle azioni
  • quello dei manager di banche in crisi (o meglio fallite, vedi Mps o banche venete) che si sono auto-attribuite liquidazioni milionarie, mentre gli azionisti venivano beffati dalla crisi della società

Non facciamo allora i facili moralisti, ma chiediamo che vengano create norme che permettano a tutti i soci di esprimere il loro accordo su queste liquidazioni: una maggiore tutela delle minoranze e l’obbligo di decidere in assemblea i compensi degli amministratori (e non in opachi comitati di azionisti) sarebbe non solo più efficiente e utile, ma ben più liberale che una protesta moralista a posteriori che lascia, ovviamente, tutto come prima.

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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