Ma quale abolizione delle province!

angelo
Non basta abolire il nome o i consigli provinciali per abbattere i costi delle province: occorre avere il coraggio di tagliare tutte le competenze e strutture relative

Un dubbio comincia a serpeggiare tra noi: che anche le famose e tanto sbandierate riforme di Renzi si arenino prima di giungere a compimento?
Un esempio lo abbiamo con il caso delle provincie: sin dall’inizio nel programma di Renzi ne era stabilita l’abolizione; e in effetti sono state (finalmente) abolite. Ma in che modo?
Sono scomparse come nome, sono stati soppressi i Consigli provinciali con relativi membri ed emolumenti, non ci saranno più elezioni per le province, ma è rimasto tutto il resto: strutture, competenze, dipendenti.
Sembra anche questo il metodo del Gattopardo: facciamo qualche modifica di facciata perché tutto resti come prima.
Se l’abolizione delle province si limita a questo (abolizione dei Consigli provinciali e di Presidenti) non si può negare che avesse ragione Tremonti quando sosteneva che l’abolizione non avrebbe portato che modesti risparmi: i veri costi delle province sono nella proliferazione delle strutture e dei livelli burocratici.
Per spiegarci meglio:
– per quale motivo gli edifici scolastici delle elementari sono di competenza del comune, quelli delle scuole medie delle province, quelli delle superiori dello Stato?
In questo modo vi saranno sempre tre centri di spesa, tre uffici, tre responsabili per la stessa attività (la manutenzione degli immobili scolastici), una moltiplicazione utile solo ad aumentare spese e competenze burocratiche

  • la competenza delle strade rimarrà suddivisa tra comuni, (ex) province, regioni e Stato: non sarebbe più semplice (e meno costoso) attribuire la competenza delle strade provinciali alle regioni?
  • Il mantenimento della struttura delle province presuppone il mantenimento di tutte le strutture che fanno riferimento a loro: dal catasto, alle sedi provinciali della Banca d’Italia, dai vari ispettorati (es Motorizzazione) alle Agenzie delle Entrate: ad esempio quando ormai chiunque può consultare in via elettronica qualsiasi catasto d’Italia che necessità c’è di averne uno per ogni provincia?

Per eliminare davvero i costi della burocrazia occorre tagliarne i livelli e le strutture, non solo le strutture apicali (vedi il nostro ultimo volume “La nemica”). Si eliminerebbero così non solo i costi diretti (moltiplicazione di uffici, dipendenti e procedure e centri di costo) ma anche e soprattutto quei costi indiretti (moltiplicazione di competenze e procedure, necessità per il cittadino di ricorrere a più enti o uffici per ottenere qualsiasi autorizzazione) che sono la vera palla al piede dello sviluppo dell’Italia.

Ma, come da sempre sostengono i Comitati, per fare vere riforme occorre coraggio e convinzione che le riforme non si fanno con l’unanimità e il consenso.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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