Fratelli d’Italia: un programma Liberal-Conservatore

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E’ giusto rendere al neopartito Fratelli d’Italia, e al suo laboratorio denominato “Officina Italia”, l’onore delle armi. E’ raro oggi imbattersi in una forza politica disposta a elaborare un documento programmatico e di valori credendoci davvero (o almeno, dando l’impressione di crederci).
Ciò riconosciuto, l’esame del documento rivela un ulteriore, notevole pregio: è un tentativo di definire un fondamento culturale e politico alternativo alla sinistra. Perché questo punto è importante? Perché gli altri raggruppamenti in cui si è frantumato il centro-destra dimostrano di esserne privi. La nuova Forza Italia, il neonato Centro Destra, per non parlare dell’Udc e di Scelta Civica, sono perennemente a rimorchio, nei fatti succubi del “cominformismo”: quella pappa post-ideologica che ha preso il posto delle mitologie socialiste, e che mescola insieme ecologismo e femminismo, egualitarismo di genere e giustizialismo, populismo antipolitico e sindacalismo peronista-corporativo, invidia sociale collettivistica e ricerca di egemonia culturale, pacifismo a oltranza e buonismo sociale privo di senso dello Stato, non senza venature tecnocratiche e disprezzo per l’avversario.
Dunque, scorrendo le sei sezioni in cui è articolato il documento, colpisce anzitutto quella dedicata alla “Verità”, termine in cui sono compresi da un lato il valore assegnato al rispetto per la parola data e al sacrificio per il bene collettivo, dall’altro alcune loro applicazioni concrete: scelta in favore del bipolarismo e del presidenzialismo.
Il secondo capitolo, designato come “Identità”, considera le radici cristiane dell’Italia, l’importanza del made in Italy, la necessità di rispettare il territorio nazionale.
Il terzo, centrato sul concetto di “Sovranità”, sottopone a una critica profonda il sistema dell’Unione Europea, concludendo sulla necessità di riformarne i Trattati introducendo fra l’altro la possibilità di ricorrere alla Corte Europea per violazione del principio di sussidiarietà da parte di un atto legislativo dell’Unione.
Il quarto capitolo, designato “Crescita”, è il più corposo e solidamente pragmatico. Fra i suoi punti più significativi, la proposta di inserire nella Costituzione un tetto massimo alla pressione fiscale applicabile al contribuente; il conferimento alla Banca Centrale Europea del ruolo di prestatrice di ultima istanza per contrastare la speculazione; il blocco del fiscal compact; la separazione delle banche d’affari da quelle tradizionali; l’abolizione di Province e Regioni, con i loro insopportabili sprechi, e la loro sostituzione con 30-40 Dipartimenti o Cantoni.
Il quinto, intitolato “Legalità”, si richiama un po’ genericamente alla riforma garantista della giustizia, aggiungendo però il no a ogni ipotesi di amnistia e indulto (che negano la certezza della pena e quindi del diritto); il contrasto all’immigrazione clandestina; il presidio del territorio anche (e finalmente) attraverso le figure del poliziotto di quartiere e del vigile di rione.
Infine, la “Solidarietà”: dove si coglie una scelta decisa in favore della famiglia (formata da un uomo e una donna) cui conferire un quoziente economico; un impegno speciale per il lavoro di giovani e anziani; una legislazione speciale riservata ai disabili.
Nell’insieme, possiamo definirlo un corretto programma liberal-conservatore, nel senso migliore del termine: liberalismo economico e garantismo rispetto alle invasioni dello Stato, accompagnato da un saldo riferimento ai valori delle istituzioni tradizionali, come la famiglia e la cultura religiosa. Punti deboli rimangono invece un certo centralismo sospettoso delle libertà federali; un patriottismo vagamente collettivistico e declamatorio; poca sensibilità per la democrazia diretta (referendum, primarie, trasparenza della pubblica amministrazione, elezione popolare delle cariche giudiziarie, di polizia, di amministrazione ecc.) che invece costituisce il fulcro della spinta generazionale al nuovo.
Conclusione? Lo sforzo è notevole e apprezzabile, ma non può rimanere fine a se stesso. Per prima cosa, ovvia e fondamentale, Fratelli d’Italia dovrà dimostrare di saper resistere al ritorno dei politici abituati a ragionare in termini di poltrone: i nomi, legati alla vecchia destra social-statalista, sono quelli di sempre. In secondo luogo, dovrà dimostrare di voler battersi concretamente per tutti i punti del suo programma, migliorandoli; allora, se si aprirà realmente ai cittadini, potremo dire di aver visto qualcosa di nuovo e incoraggiante per la politica futura del centrodestra.

Gaston Beuk

Sull'Autore

Gaston Beuk

Gaston Beuk è lo pseudonimo di un noto giornalista e scrittore dalmata. Si definisce liberale in economia, conservatore nei valori, riformista nel metodo, democratico nei rapporti fra cittadino e politica, federalista nella concezione dello Stato e libertario dal punto di vista dei diritti individuali.

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