Sono le partite IVA i veri poveri?

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Dalla relazione della Sogei si evincono alcuni dati più che interessanti:
su 2.730.000 partite IVA che aderisco all’ISA (cioè ai vecchi studi di settore) quasi un milione dichiara un reddito inferiore a 15000 euro.
Dato che si tratta di partite IVA che aderiscono all’ISA non si parla in questo caso delle false partite IVA (cioè di quei lavoratori che, dipendenti a tutti gli effetti, sono costretti a fare fattura pur di lavorare, un autentico sfruttamento legalizzato), ma di imprese con spesso più dipendenti.
Ma, ammesso che molte di queste imprese possano aver avuto un’annata negativa, come fanno questi imprenditori a vivere con 1250 euro al mese, spesso meno dei propri dipendenti?
Inutile dire che buona parte di queste imprese hanno un valore ISA inferiore a 8 (in questa scala 1 indica il massimo rischio evasione e 10 il contribuente perfetto) e quindi si tratta di potenziali evasori.
Quanti di loro dichiarano questi livelli di reddito da anni? Sarebbe interessante saperlo: sarebbero evasori seriali.
Ecco l’importanza di non ammettere al concordato preventivo coloro che hanno un’ISA inferiore a 8: sarebbe un ulteriore premio a che per quattro anni potrebbe continuare a evadere senza nessun problema danneggiando gli altri cittadini che pagano i servizi che loro utilizzano (anche perché un reddito inferiore a 15.000 euro permette di avere tutta una serie di bonus e agevolazioni) e i loro concorrenti che si trovano a lottare contro chi può permettersi di fare concorrenza sleale.
Inoltre questi non sono contribuenti che hanno dichiarato il giusto e però non possono pagare perché in difficoltà economica, ma studi e imprese con dipendenti e attività commerciali che non dichiarano i propri redditi: veri evasori.

di Angelo Gazzaniga

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Angelo Gazzaniga
Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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