Salvini e i numeri


Tra le doti di un politico dovrebbe esserci anche la credibilità

Durante tutta la campagna elettorale del 2018 Salvini, come leader della Lega, ha sempre dichiarato che in Italia c’erano almeno 500.000 immigrati clandestini, cioè non registrati, non identificati e non raggiungibili e controllabili in alcuna maniera. Mezzo milione di persone allo sbando, destinati a vivere di carità, a lavorare in nero o più probabilmente a delinquere.
Ovvia, e sacrosanta, la promessa di ridurne il numero riducendo gli arrivi e rimandandoli nei paesi d’origine.
Dopo un anno risultano rispediti ai paesi d’origine 4423 persone (dati del Ministero dell’Interno), quindi dovrebbero essere ancora in Italia, presupponendo che non vi sia arrivato nessuno, ancora circa 490.000 clandestini.
Invece un anno dopo Salvini, come Ministro degli Interni, ha dichiarato che gli irregolari dovrebbero essere circa 90.000, ma che molti di loro non dovrebbero essere più in Italia. Cosa che tutti sanno (che cioè l’Italia ha sempre chiuso tutte e due gli occhi permettendo agli irregolari di abbandonare i centri di raccolta e di andare all’estero) ma che non si può dire ufficialmente perché è un’aperta violazione del trattato di Schengen (che prescrive che gli immigranti debbano rimanere nel paese di arrivo sino alla loro identificazione).
Da 500.000 a 50.000; forse abbiamo trovato la soluzione del problema: togliere uno zero?
Più probabilmente i nostri politici (tutti) dovrebbero rendersi conto che, come diceva De Gasperi, una cosa è fare il politico che fa propaganda per il proprio partito, un’altra è fare l’uomo di Stato che i problemi li deve risolvere.
Altrimenti diamo i numeri

di Guidoriccio da Fagliano

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