ROMANZO QUIRINALE

Data:


Raul Gardini e Silvio Berlusconi tra gli stati misti dell’umore: uno si suicida, l’altro va a Palazzo
Chigi – Critica a Giovanni Battista Cassano

“Hai paura di diventare povero?”
Renato Della Valle a Silvio Berlusconi, 17 febbraio 1988

“No” Silvio Berlusconi

“… La tempra dell’uomo non si discute. Ma è messa a dura prova in due delle sue caratteristiche principali, entrambe irrazionali: il sentimento di essere immortale e la paura di finire in povertà.
Gli attacchi esterni esaltano questi poli in contraddizione come non accadeva da oltre vent’anni.
Per trovare un momento altrettanto critico nella vicenda del Cavaliere bisogna risalire al 1993, con
la Fininvest oppressa da 4 mila miliardi di lire di debiti e la magistratura alle porte.
Berlusconi uscì dall’impasse con la doppia mossa della fondazione di Forza Italia e della
realizzazione del progetto Wave, la quotazione di Mediaset. Quasi un quarto di secolo dopo, il
pericolo arriva proprio dalle tv. Le scelte di questi giorni festivi segneranno il futuro del gruppo del
Biscione e degli eredi del suo impero creato dal nulla…”
Gianfrancesco Turano, “La vera storia dell’ultima guerra di Silvio Berlusconi. La scalata di Vivendi
a Mediaset si sta rivelando la partita della vita per il Cavaliere”, 22 dicembre 2016

“Raul Gardini aveva un volto tremebondo”
Piero Ottone

Sulla strada per il Quirinale incombe una maledizione nera: il candidato in pectore alla Presidenza della Repubblica Aldo Moro fu rapito il 16 marzo 1978 dalle Brigate Rosse; quattordici anni dopo Giulio Andreotti – che aveva già messo un piede nell’edificio del Potere – dovette subire l’umiliazione della strage di Falcone e della sua scorta. Ma potevano anche essere rapiti i suoi figli dagli uomini di Matteo Messina Denaro, a causa del tradimento degli impegni presi per l’annullamento del maxiprocesso il 20 ottobre 1987 a Palermo a casa di Ignazio Salvo, che era agli arresti domiciliari.
Ha dichiarato il 16 gennaio 2022 il brillantissimo Andrea Scanzi a Lilli Gruber per Otto e Mezzo: “Ieri ho rivisto il film Il Divo che racconta come Giulio Andreotti, un genio, nel bene e nel male, nel 1992, fu fregato perché era convinto di avere ottime chance di diventare capo dello Stato e sbagliò.
Se è successo a Andreotti, mi viene da pensare che anche Berlusconi può andare al voto alla quarta votazione e prenderla in quel posto…”.
Su Silvio Berlusconi sono stati scritti fiumi d’inchiostro, e certamente l’uomo – che non è privo di risorse – ha dimostrato di essere uno dei più capaci giocatori d’azzardo del Novecento che ha violato costantemente la medietà del buon senso con compiti di volta in volta al limite delle proprie capacità (vedi Piero Ottone nel suo libro “Il gioco dei potenti”) e senza un vero talento, ma con una vitalità senza confini: chapeau. Ricordate che cosa disse Massimo Fini? “Non ho mai capito se fosse intelligente”. C’è del genio nel parvenu di Arcore. Vedremo se arriverà all’agognata meta della Presidenza della Repubblica, dopo aver stupito l’Italia e il mondo con gli effetti speciali nel polytropos delle attività: è nelle difficoltà che Silvio dà il meglio di sé, vincendo: per altro, questo è vero anche di Mario Draghi dall’età dei 15 anni in avanti: temperamentalmente sono simili perché ambedue funzionano psicobiograficamente sulla risposta calibrata all’emergenza; Mr Wolf e Sua Emittenza non sono adatti ai tempi normali ma ai tempi eccezionali come quelli che stiamo attraversando e che non potevano esprimere due gamblers di più alto livello, che devono rialzare all’infinito la posta in gioco: ogni volta, c’è un traguardo più in alto cui puntare. Quiete dello spirito, mai.
E se c’è il rischio di cadere nella polvere, l’eccitazione è altissima.
L’uomo di Whatever it takes che ha salvato l’Euro dalla catastrofe con sole tre parole pronunziate in piena sindrome di hybris il 26 luglio 2012 da Londra non sarebbe mai arrivato alla Banca Centrale Europea nel 2011, se la Procura di Siena gli avesse contestato di aver nascosto in Bankitalia – con tanto di omissione d’atti d’ufficio – il trucco dei derivati Alexandria e Santorini che servivano a Mussari, per scalare Antonveneta da Mps: ma gli serviva l’appoggio di Giuseppe Mussari come burattino di compassi e cappucci del “groviglio armonioso di Siena” per arrivare alla Bce, e per poco non venne travolto come Antonio Fazio – ma di contro, invece, viene unanimemente considerato dall’establishment europeo come il salvatore della moneta unica: il successo è l’altra faccia del fallimento. Sullo sfondo del suicidio di David Rossi.
Voi pensate che sia casuale l’apparizione in televisione di Antonella Tognazzi e della figlia Carolina Orlandi – con tanto di intervista prèt à porter da parte di Bruno Vespa – in pieno Romanzo Quirinale in corso di gestazione? “In politica nulla succede per caso”, parola dell’enfant prodige di Enzo Bettiza Dario Fertilio.
L’ex Cavaliere nel 1992 –’94 poteva finire veramente male: aveva 4000 miliardi di debiti di lire, e l’allora pm Antonio Di Pietro doveva interrogarlo come patron della Fininvest un tempo “too big to fail”, ora a rischio bancarotta fraudolenta: quello stesso Di Pietro che doveva interrogare anche Raul Gardini – morto suicida sparandosi un colpo di Walter PPK alla testa il 23 luglio 1993 a Milano in Palazzo Belgioioso – per la maxi-tangente Enimont, proprio mentre il pm correva il rischio di essere ucciso.
Entrambi gli imprenditori erano stretti tra gli stati misti dell’umore, cioè quella condizione stressante in cui eccitazione e depressione si mescolano tra di loro e il soggetto è destabilizzato nella routine delle sue attività: può addirittura arrivare al “passaggio all’atto” suicidario, se non riesce ad emanciparsi con successo dalle difficoltà che lo soverchiano.
Ma attenzione: è per questo che sono il motore più potente del mondo.
You can’t have the cake and eat it.
Nel pezzo “Se Silvio Berlusconi avesse preso il litio, non avrebbe fondato Forza Italia” del settembre 2021, avevo scritto: “… Come è stato scritto su Wikipedia: “Freud sosteneva che depressione e mania avessero lo stesso contenuto, solo che nella depressione l’Io del soggetto ne viene sopraffatto mentre nella mania è l’Io che riesce a padroneggiarlo o a metterlo da parte.
Freud descrive gli stati prototipici della mania come la gioia e il giubilo.
Egli sostiene che essi si manifestino dopo che le energie che erano impiegate da qualcosa che faceva sentire l’Io costretto, sofferente, in difficoltà, vengono liberate. Questo accade ad esempio quando le persone vengono sollevate da grandi e gravi incombenze, si liberano da una o più pesanti preoccupazioni.
In questi casi, l’energia che veniva utilizzata viene liberata e l’individuo “se ne riappropria” potendo di nuovo investirla. Nelle personalità maniacali e ipomaniacali questo trionfo dell’Io è il più delle volte dato dal diniego ma non è infrequente che il diniego fallisca e la persona sperimenti degli episodi depressivi. Si parla in questi casi di disturbi bipolari o psicosi maniaco-depressiva…”.

Sigmund Freud giungeva a queste conclusioni attraverso la magia della “proiezione”, avendo egli stesso sperimentato – illuminato d’immenso – il passaggio dalla depressione all’ipomania durante la costruzione della teoria dell’inconscio che lo consacrò a icona immortale del movimento della psicoanalisi sulla scena mondiale.
Ma è un errore determinato dall’ideologia, dedurne che i cosiddetti “stati misti” dell’umore sono figli in quanto tali del disturbo bipolare: Freud infatti non era bipolare, ma ipomaniacale!
E c’è una differenza non trascurabile tra le due dimensioni, che pure si somigliano assai…
Guai a confonderle, come fa – sbagliando clamorosamente – lo psichiatra Nassir Ghaemi, direttore del dipartimento per la tossicomania di Boston, nel suo libro “A first rate madness”, “una follia di prima qualità”: non bisogna mai tendere al “punto di equilibrio” nell’esposizione delle proprie tesi (cioè rinunciare alla fascinazione irresistibile del teorema).
Eppure l’ipomaniacale può scompensarsi, se qualcosa va storto nella soluzione mediatrice del “diniego” che è il meccanismo magicamente operante nel passaggio dalla depressione allo slancio maniacale (questo non vuol dire essere maniaco-depressivi!).
Per “diniego” Freud, un genio, intendeva tutto ciò che è: “Disconoscimento di una percezione.
Sigmund Freud individua inizialmente il diniego come il meccanismo di difesa specifico del feticismo” (Treccani).
“Diniego: Negazione, rifiuto, ripulsa (con a ciò che si respinge. Definizione e significato del termine diniego”.
Cioè la forza del genio, che è agito letteralmente dalla “Mano Invisibile”.

In una celebre intervista del fuori classe del giornalismo Corrado Augias, il professor Giovanni Battista Cassano ex direttore della Clinica Psichiatrica di Pisa disse in televisione – attraverso la cosiddetta “diagnosi dall’esterno” – che Silvio Berlusconi era bipolare.
Questa ipotesi è falsa. No, Silvio non è bipolare.
Ecco uno dei passaggi chiave dell’intervista:
“Augias: Che cos’è la sindrome maniacale, la mania: il nostro Cristiano la riassume così: allegro, sempre sorridente, di una giovialità spontanea e contagiosa, dorme poco, parla e canta, quando diventa megalomania per il maniaco tutto appare chiaro, facile da capire e da fare: se contraddetto si irrita, organizza feste, regala oggetti costosi e inutili, fanno rima, lazzi, battute grossolane, barzellette, gesti provocanti, teme di essere perseguito”.
Giovanni Battista Cassano: “Eh sì, sono soggetti che possono andare fuori controllo, e quindi essere anche esplosivi: dire anche volgarità, in maniera inappropriata, in situazioni non appropriate. E stando molto bene, si sentono non compresi dagli altri. Gli altri cercano di arginare questa energia, irruenza. E naturalmente diventano gradualmente dei persecutori. Questa è la visione, la reazione interpretativa – però in realtà poi sono megalomaniaci, hanno un delirio megalomaniaco per cui io posso telefonare a Clinton quando voglio, io posso fare questo, le banche mi appoggiano, io posso corrompere chiunque, io posso dare i soldi a chi mi pare, mi obbediscono, posso fare tantissime cose, sono un grande seduttore, sono questo quest’altro.
La mania è pericolosa quando per esempio quel maniaco che ho descritto venne da Livorno a Pisa bruciando tutti i rossi, poi spesso si aggiunge a questa condizione la cocaina, si aggiunge l’alcol, la cocaina per mantenere questo stato. Si diventa dipendenti dallo stato maniacale, specialmente dalla mania attenuata. La mania grave, molto vistosa come questa è vissuta a volte con dolore interiore: il paziente a volte non sta bene, però quello che volevo dire: non è sempre euforica, non è sempre di buon umore la mania, la mania può essere disforica, irritabile, con esplosività, con malumore, eccitato, iperattivo con malumore”.
“Augias: Senta, ma anche manifestazioni psicosomatiche nel senso malattia della pelle”.
“… Cassano: “Queste forme bipolari alternano fasi di euforia…”.
“Augias: “Scusi, ha detto una parola impegnativa: che vuol dire bipolare?”
“Cassano: “Bipolare vuol dire che la malattia alterna due o tre fasi: una fase di benessere, iperattività, dinamismo, successo. Sono i grandi manager, i creatori, gli scrittori. Scrivono freneticamente tutta la notte, in una produttività febbrile proprio.
Nell’altra polarità abbiamo Montanelli, o Ottiero Ottieri che per cinque anni non ha letto un titolo di un giornale; quando sono in fase depressiva non riescono a leggere un articolo, neanche i titoli di scatola, ascoltare la televisione impossibile, leggere una lettera significa iniziare e poi ripetere, cominciare a leggere e non capire, non concentrarsi…”.

Montanelli era ciclotimico più che bipolare in senso stretto, ma Silvio Berlusconi è ipomaniacale come i fatti seguenti dimostrano.
E’ il 1993, il Cavaliere può avere le manette ai polsi in piena bufera di Tangentopoli, i magistrati del pool di Mani Pulite possono arrivare ai suoi conti in Svizzera sequestrando le società off-shore in un battibaleno: dalle stelle alle stalle.
E, come raccontò Fedele Confalonieri in un’intervista a la Repubblica del 25 giugno 2000 a Curzio Maltese, “La verità è che se Silvio Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori”.
Erano giornate terribili per Silvio, che sudava piangendo sotto la doccia:
“Confalonieri e Letta mi dicono che è una pazzia entrare in politica e che mi distruggeranno.
Che mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte. Che cosa devo fare? A volte mi capita perfino di mettermi a piangere sotto la doccia…”.

E poi, nell’inconsapevolezza del “diniego”, ebbe l’intuizione geniale di fare un discorso che lo lancerà fin dentro Palazzo Chigi con il messaggio videofilmato a reti unificate sulla “discesa in campo” della durata di 13 minuti: “ogni battaglia è vinta prima di essere cominciata”: Sun Zu, l’arte della guerra: “…Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese illiberale governato da forze immature e legate a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare…”.

Fu un azzardo da persona geniale, che identificava se stessa con lo Stato italiano eziologicamente collegato agli “ascensori dell’umore”.
Nello stesso periodo e contesto, il corsaro della finanza Raul Gardini – che aveva scalato la Montedison con l’opposizione del re di Mediobanca Enrico Cuccia, e poi dato avvio alla sfortunata fusione tra Eni e Montedison perché finita nella “madre di tutte le tangenti” nota come la maxi-tangente Enimont –, deve essere interrogato da Antonio Di Pietro dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, e la promessa – dallo stesso Di Pietro – che non verrà arrestato se si presenta in Procura: stretto tra gli stati misti, così il giornalista scrittore Matteo Cavezzali ne racconta il suicidio nel suo libro “Icarus, ascesa e caduta di Raul Gardini”; il “contadino orgoglioso” Raul, il giorno prima di morire (il 22 luglio 1993), in preda a una frustrazione fortissima, voleva fare l’amore con la moglie Idina Ferruzzi, che lo stuzzicava – ma all’ultimo declina:

“Senza dirsi addio – Milano, 22 luglio 1993
L’autista di Idina la aspetta in macchina, con il motore acceso.
Lei cammina su e giù, si avvicina all’auto, poi torna sui suoi passi.
“Raul, vuoi che rimanga con te? Sarà una notte lunga…”.
“Preferisco stare da solo. Tu torna pure a Ravenna, devi farti vedere al concerto di Pavarotti, ci sarà tutta la città. Lo abbiamo pagato noi. Devono sapere che non ci nascondiamo, che siamo ancora i Gardini”.
Idina si avvicina a Raul, gli dà una carezza sul volto.
“Anche se dovesse andare male, anche se tu dovessi finire in carcere…”.
“Non accadrà, Idina!”
“Anche se dovesse succedere, sarà solo per poco, poi ricominceremo tutto da capo”.
“Io non passerò nemmeno un minuto in carcere. Non possono farmelo”.
“Sii sincero con me, Raul”.
Non ho fatto assolutamente niente, Idina. Niente che non abbiano fatto anche tutti gli altri”…”.
Aggiungeva Cavezzali, con l’originalità che lo caratterizzava, che Gardini viveva la “liaison dangereuse” tra megalomania e frustrazione prima di tirare fuori la Walter PPK dal cassetto:
ma il successo è l’altra faccia del fallimento, e poteva andare diversamente per l’uomo che osò dire “Io sono la chimica italiana”:
“Un nuovo inizio.
La luce dei riflettori dello studio televisivo gli faceva brillare i capelli, li inargentava. Era emozionato. Anche se aveva parlato molte volte in pubblico e in televisione, questa volta era diverso.
“La ringrazio di avere scelto la mia televisione per la sua prima apparizione dopo tutto quello che è successo”, dice Enzo Biagi guardando Gardini negli occhi. Lui gli risponde solo con un sorriso.
“Tra dieci minuti siamo in onda”, strilla uno dei tecnici da dietro il mixer. “Nove, otto, sette”. Gardini si siede su una poltrona rossa. La telecamera gli si avvicina come un occhio indiscreto.
“Sei, cinque, quattro”. Biagi controlla un foglio di appunti, alza lo sguardo verso Gardini e fa un cenno di assenso. “Tre, due, uno”.
“Buonasera gentili spettatori, oggi abbiamo con noi un ospite speciale, che non ha bisogno di presentazioni: è Raul Gardini e i giornali hanno parlato solo di lui, negli ultimi mesi.
Gli rivolgo subito la prima domanda, quella che migliaia di italiani si stanno facendo da questa mattina, quando abbiamo appreso i risultati delle elezioni: un anno fa i giornali la davano per spacciato. Come ci si sente oggi a essere il presidente del Consiglio più votato nella storia della Repubblica italiana?”
“Nella mia vita ho rischiato molto.
In tanti hanno pronunciato la parola fine alla mia storia anzitempo, ma mi sono sempre rialzato. Quando sposai Idina mi dissero che sarei stato solo uno dei tanti al servizio della Ferruzzi, invece non fu così nemmeno per un momento. Quando rinunciai all’industria di cereali mi diedero per finito, invece riuscii a fare ancora più soldi.
Quando iniziai a giocare in borsa mi dissero che ero un pirata e che la mia nave sarebbe presto affondata.
Quando conquistai Montedison, dissero che Enichem mi avrebbe schiacciato, invece io mi presi anche quella.
Quando scoppiò Tangentopoli e venne fuori il mio nome, tutti pensarono che per me fosse finita, ma non andò così. Io piaccio alla gente perché sono un italiano. Gli italiani sono un popolo fiero, per non arrendersi mai. Siamo stati conquistati nella storia da moltissimi imperi stranieri; con un po’ di astuzia, ci siamo sempre riscattati. Anche se eravamo armati peggio dei nostri nemici. Credo che in questo momento di crisi della nostra democrazia, con metà della classe dirigente arrestata durante i processi di Mani Pulite, le persone abbiano voluto attraverso di me avviare un’esperienza politica che desse fiducia al paese”.
“Lei ha passato sei mesi in carcere con delle accuse di corruzione che poi i suoi avvocati sono riusciti a smontare, è tornato libero e ora, solo otto mesi dopo, è già presidente. Cosa è cambiato in lei mentre era in carcere?”
“Il carcere è un luogo tremendo, dove però c’è molto tempo per pensare. Li ho riflettuto sullo stato delle cose nel nostro paese. Un paese allo sbando guidato da una classe politica corrotta, con una magistratura incompetente che non riesce a garantire giustizia ai più deboli. Gli italiani sono frustrati, arrabbiati e incompresi, così io ho deciso di prendere posizione contro questo sistema di potere che ci opprime da decenni”.
“Silvio Berlusconi, che inizialmente aveva annunciato la sua discesa in campo, ha deciso di ritirarsi a un mese dalle elezioni. L’ha stupita la sua decisione?”
“I sondaggi dicevano chiaramente che il suo partito non sarebbe nemmeno entrato in Parlamento: d’altra parte, trasmettere telenovelas e cartoni animati e governare un paese sono due lavori molto diversi, e gli italiani se ne sono accorti”.
“Cosa ha convinto la gente della bontà del programma del suo partito Nuovo Rinascimento?”
“Il sogno. Il sogno di vivere in un paese meno corrotto e più libero, meno vittima delle raccomandazioni e più giusto, un paese migliore, il paese che ci meritiamo. Il mio è un sogno, quello di far ritornare l’Italia al centro del dibattito internazionale, come lo era al tempo di Lorenzo il Magnifico, di Leonardo e Dante. L’Italia è un paese ricco di potenzialità che per troppi anni sono rimaste inespresse.
Io, con la mia storia, ho dimostrato che i sogni possono diventare realtà.
Bisogna però avere il coraggio di crederci davvero, fino in fondo”.
Nello studio di registrazione si leva un applauso. Gardini sorride guardando in camera.
“Gardini, lei si considera una persona felice?”
“Tra un dolore e l’altro non siamo forse tutti persone felici?”…”.
“Mentre pensava a queste parole girò il pomello della doccia, spegnendo l’acqua calda. La doccia non era servita a calmarlo. Forse se la sarebbe cavata con sei mesi di carcere. Si mise l’accappatoio come ogni mattina. Si avvicinò alla scrivania su cui era appoggiato il Corriere della Sera che titolava “Cagliari dimenticato in cella. Oggi i funerali a Milano mentre proseguono le indagini del pool di Mani Pulite”. Aprì il cassetto e tirò fuori la Walter PPK. Si sedette sul letto.
Respirò lentamente. Appoggiò la canna della pistola alla tempia e chiuse gli occhi, per l’ultima volta” (tratto interamente da “Icarus, ascesa e caduta di Raul Gardini” di Matteo Cavezzali)

Ps – Ecco a voi gli stati misti dell’umore, oh potenze celesti.
Meno male che Silvio c’è.
Anche se tra Mr Wolf e il Caimano, uno è destinato a finire male. In una partita a eliminazione diretta.

di Alexander Bush

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Alexander Bush
Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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