Riforma dell’irpef: eterna incompiuta


A intervalli regolari si parla della necessità di un intervento sul sistema tributario italiano: una giungla inestricabile di norme che rende ancor più ingiusto e intollerabile un sistema che, già di per sé, grava in maniera intollerabile su tutti gli italiani (o meglio, su quelli che le tasse le pagano…)
Le ultime proposte, già del resto rinviate e seppellite da problemi “più urgenti”, sono state quelle di adottare il sistema tedesco delle aliquote “personalizzate”: il calcolo fissa già il punto di arrivo; l’aliquota da applicare direttamente a tutto il reddito.
Non è una grande modifica rispetto all’attuale metodo di calcolo che si basa sull’applicazione di cinque diverse aliquote in funzione del proprio reddito.
Infatti si evitano i salti di aliquota da uno scaglione all’altro (salti peraltro limitati dal fatto che l’aliquota maggiore si applica solo sulla parte di reddito eccedente. Cioè se l’aliquota è del 27% tra 15.000 e 28.000 euro e del 38% oltre i 28.000, l’aliquota maggiore si applica solo su quella parte di reddito che supera i 28.000) e si rende più chiaro il calcolo: si applica un logaritmo al proprio reddito e si conosce automaticamente l’aliquota.
A ben vedere poca cosa.
Dove si potrebbe incidere veramente sarebbero due punti:

  • il primo sarebbe il raggiungimento di una maggiore equità “orizzontale”. Attualmente a secondo del tipo di reddito percepito esistono tre diverse aliquote a seconda che il percipiente sia un lavoratore dipendente, o un autonomo o un pensionato: perché? Inoltre tra redditi di lavoro autonomo (che ha la flat tax sino a un certo livello) e redditi d’impresa esiste una forte discriminazione anche se spesso le micro imprese non sono molto diverse dal lavoro autonomo. Esistono poi tantissimi regimi forfettari esclusi dalle aliquote normali: dai redditi di capitale, ai redditi di fabbricati, dai redditi finanziari alle plusvalenze immobiliari. Tutta una giungla inestricabile e soprattutto ingiusta: perché chi guadagna la stessa cifra deve pagare tasse diverse?
  • Il secondo sarebbe una proposta attuabile facilmente e molto più equa. Infatti attualmente tutte le imprese pagano le imposte in base a una serie di calcoli sugli utili dell’anno a venire: si tratta di un pagamento anticipato basato su calcoli e previsioni spesso imprecise. Molto più semplice e meno costoso per le aziende pagare l’imposta sugli utili mese per mese in base agli utili effettivamente avuti. Alla fine di ogni mese (o di ogni trimestre) sarebbe sufficiente detrarre i costi dai proventi per avere l’imponibile e su quello liquidare l’imposta. In questo modo ogni impresa liquiderebbe le imposte ogni mese in base a quanto effettivamente guadagnato: un sistema facilmente applicabile ora che si utilizza la fatturazione elettronica.

Sarebbero riforme a costo zero o quasi e che renderebbero più equo e funzionale tutto il sistema: perché non pensarci?

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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