Riforma della magistratura, non della prescrizione.


In questi ultimi tempi si è fatto un gran discutere (o meglio litigare) sulla prescrizione: giustizialisti contro garantisti, prescrizione lunga contro prescrizione corta…
Ma, in verità, non è certo la prescrizione il problema più grande della nostra magistratura: è solo un aspetto collaterale, una garanzia per l’accusato che il processo a un certo punto debba aver termine in un modo o nell’altro: meglio se con una sentenza, altrimenti con lo scadere dei termini in modo da non lasciare tutto in sospeso per un tempo infinito.
La magistratura continua invece a essere uno dei grandi mali dell’Italia: la sua lentezza e la sua inefficienza sembrano inscalfibili.
Invece sono ormai vent’anni che Libertates (vedi il nostro libro “Il terzo strapotere” di Antonio Martino e Fabio Florindi, disponibile su Libertates.com – voce LibertatesLibri) propone alcune riforme (mai attuate) che porterebbe a grandi vantaggi pur senza grandi investimenti:

  • separazione delle carriere. Perché pubblico ministero e giudice hanno nel processo due funzioni antitetiche e ben differenziate: l’uno rappresenta l’interesse della collettività (l’accusa) che si oppone all’interesse dell’accusato (la difesa); interessi contrapposti su cui decide un terzo (il giudice). Non si capisce il motivo per cui ci possano essere passaggi dalla funzione dell’accusa a quella del giudizio. Sarebbe come se un difensore potesse a un certo punto della carriera diventare giudice. Del resto nell’ordinamento francese (a cui il nostro si ispira) il pubblico ministero è addirittura un funzionario del ministero.
  • Razionalizzazione e semplificazione del numero dei tribunali. Perché devono avere organigrammi corrispondenti all’effettivo numero di cause trattate. Non è infatti ammissibile che il 30% delle cause che vanno in prescrizione siano concentrate nei Tribunali di Roma e Napoli
  • Regolamentazione delle cause inutili. Perché molte cause sono pretestuose e palesemente infondate. Sarebbe sufficiente creare delle penalità per chi intenta processi evidentemente inutili o richieste atte solo a rallentare l’avanzamento del processo
  • Regolamentazione della durata dei procedimenti fallimentari. Perché attualmente i fallimenti hanno durata biblica. Questo pregiudica sia gli interessi del fallito (che si vede inibito a qualsiasi attività commerciale per svariati anni) sia quelli di coloro che sperano di rientrare di parte dei loro crediti (con un rimborso parziale, ma almeno celere). Tutto questo avviene perché a nessuno (curatore fallimentare, periti, ecc.) conviene accelerare una procedura che comunque comporta degli utili
  • Ultimo, ma più importante, elemento da introdurre è la valutazione del rendimento del giudice. Non si tratta di valutare la velocità nel chiudere un processo (che spesso dipende da fattori non legati all’attività del giudice), ma il numero delle sentenze respinte dai gradi successivi, l’adeguamento a certi parametri di efficienza. Ciò permetterebbe ai migliori di avere avanzamenti più rapidi (con vantaggi sia per loro che per l’efficienza di tutto il sistema). Altrimenti continueremo ad avere un sistema tipico della burocrazia del secolo scorso: gli avanzamenti solo per anzianità con l’inevitabile conseguenza che vi saranno più qualifiche (con relativo stipendio) che posti vacanti da occupare e che le promozioni ai posti più prestigiosi vengono effettuate dagli stessi magistrati in base a criteri che niente hanno a che fare con l’efficienza del sistema.

Riusciremo ad essere infine ascoltati?

Noi lo speriamo sempre

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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