PERCHE’ IL DEFICIT SPENDING 2.0 E’ LA “MANO INVISIBILE” DI STEVE JOBS: SOLO IL BUSINESS CI SALVERA’, NON L’AIUTO AI POVERI


“… Negli anni Trenta Keynes ha screditato il monetarismo e lo ha sostituito con una
teoria che riconosceva l’importanza del credito. La sua ricetta per curare la deflazione
con la spesa pubblica ha fatto sorgere settori pubblici pletorici e tendenze
inflazionistiche. Dopo la sua morte il suo approccio è caduto in disgrazia. (Se Keynes
fosse stato ancora vivo, probabilmente avrebbe modificato quella ricetta…”.
George Soros, La società aperta

“La realtà è per sua natura ambigua e complessa, come qualche anno fa ha ricordato l’ex segretario al Tesoro Robert Rubin”: così aveva detto Mario Draghi nella lectio magistralis “Conoscenza, coraggio, umiltà” che rappresenta la pietra angolare della sua Weltanschauung.
Orbene, in un articolo dal titolo “Draghi si occupi del dramma della povertà”, pubblicato su Il Fatto Quotidiano l’11 febbraio 2021 – che s’inserisce nell’ambito del filone di pensiero di Paolo Cirino Pomicino, che fu influenzato dal massimalista Nino Galloni nella sua interpretazione “statalistica” di John Maynard Keynes –, Antonio Padellaro scrive: “ “Oggi ripeterebbe pensate ai poveri”, è il titolo di una bella intervista sulla figura di Federico Caffè, maestro di Mario Draghi, che Nicola Acocella, altro allievo del grande economista scomparso misteriosamente nel 1987, ha dato a Repubblica”.
Ci sono gli echi di Pomicino alias “o ministro: A Frà che te serve”, nella seguente frase “socialista” dell’anti-Draghi Padellaro: “Colpisce una frase pronunciata da Caffè a proposito di un libro che elogiava Stuart Mill sullo stato stazionario, ossia una situazione senza crescita economica. “Come si fa – disse – a dimenticare l’esistenza dei poveri?”. E raccontò che quella mattina aveva dovuto soccorrere una signora crollata per terra appena scesa dall’autobus perché digiuna da giorni…”.
Conclude il “keynesiano massimalista” Padellaro, che coltiva la stessa idiosincrasia di Beppe Grillo per i mercati finanziari: “… Ecco, quando dopo il colloquio con il presidente incaricato, Beppe Grillo dice “sembra uno di noi” vorremmo tanto non fosse solo una battuta. Ma, al contrario, il segno di una sintonia tra persone e mondi apparentemente lontani ma concordi sul sostegno indispensabile, e sulle risorse economiche da distribuire a favore degli ultimi…”.

Non sono assolutamente d’accordo.
2) Federico Caffè, già contrario al divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, auspicava una situazione senza crescita economica. E la sua misteriosa scomparsa da “cold case” – caso aperto – è più legata al suo “pensiero bugiardo” che ad improbabili complotti di poteri forti;
l’aiuto ai poveri in questo momento sullo sfondo della sindemia del Covid – 19 – vedi Maria Rita Gismondo – sarebbe un grave errore.
Perché? In una parola: perché Steve Jobs e Stefano Ricucci non si possono mettere sullo stesso piano; il primo ha creato “venture capital” (cioè valore di capitale spalmato sulla giustizia sociale), il secondo “moral hazard”: azzardo morale.
E la socializzazione del deficit spending auspicata da Padellaro, Peter Gomez e il Movimento Cinque Stelle avvantaggerebbe il moral hazard a discapito del venture capital, con il risultato pressochè certo di un default sudamericano per le finanze del nostro Paese: sarebbe il Grande Fallimento dell’Italia nel 2021, consegnandola de facto nella descente aux enfers dei populisti autoritari. Di un altro Mussolini, non ne abbiamo proprio bisogno. Ma c’è il rischio di una degenerazione neofascista della politica e dell’economia italiana, perché il Fascismo – che dagli anni Sessanta con Junio Valerio Borghese fino al 1992, con Gianfranco Miglio poteva rovesciarsi in un colpo di Stato –, è la vera “autobiografia della nazione” (per citare il filosofo Benedetto Croce). E il rischio di un golpe militare alla Pinochet durante la sanguinosa “strategia della tensione” degli Anni di Piombo, andava di pari passo ad una eccessiva distribuzione socialistica della ricchezza: addirittura le Brigate Rosse sono state create dalla “presunzione fatale” della Balena Bianca di non combinare la spesa pubblica in deficit al laissez faire (cioè il Mercato).
La mancanza di concorrenza generava violenza.
E nel 1978 il terrorismo ha colpito il cuore dello Stato, con il sequestro e l’uccisione del segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro: colui che era stato il massimo antagonista del Libero Mercato in Italia tra i “cavalli di razza” della Dc, insieme a Ciriaco De Mita.
Adesso ci sarà uno scontro a somma zero tra la Modern Monetary Theory e l’interpretazione “liberista” del deficit spending fondata da Mario Draghi il 14 dicembre 2020 al Group of Thirty: a costo di lasciare indietro i poveri, verrà privilegiato il business. Non siamo il Paese di Bengodi. Ed è auspicabile che non lo diventiamo; Keynes lo si può interpretare in maniera ideologica o pragmatica: tertium non datur. Ma il business riassorbirà gli ultimi, non sarà lo Stato a farlo, consentendo un fatto assolutamente inedito in Italia: chi ha perso il lavoro, troverà un nuovo lavoro! E’ questa la rivoluzione.
Perché – nei paesi anglosassoni – il successo è l’altra faccia del fallimento.
Non lo aveva capito per niente Paolo Cirino Pomicino: la stella polare della politica economica del Movimento Cinque Stelle, ex Ministro del Bilancio e della programmazione economica della Repubblica Italiana che fu influenzato dall’economista allora trentacinquenne Nino Galloni. E che a sua volta ha influenzato Giuseppe Conte, “l’avvocato del popolo”.
Pomicino si era convinto, ed era stato convinto “ideologicamente” da Galloni che la Teoria Generale dell’Occupazione voleva dire impossibilità di andare in bancarotta per l’intero sistema Paese (quello che afferma oggi la Modern Money Theory di Warren Mosler, smontata pezzo per pezzo dal bravissimo Alberto Bisin): l’allora capo dello Stato Francesco Cossiga, uno tra i migliori giuristi della nostra Repubblica, genio e picconatore, andò su tutte le furie:

“Un paese che sopporta come ministro del Bilancio un analfabeta come Paolo Cirino Pomicino, uno psichiatra di scarsa fortuna, non deve avere paura di niente. Quel vicepresidente della Camera che voleva insegnare a me quando devo sciogliere le Camere era un analfabeta di ritorno, ma Pomicino è un analfabeta e basta. Mi spiace che si ostini a farsi chiamare ministro del Bilancio con la B maiuscola.
Qualcuno deve avergli parlato di Keynes, delle sue teorie sulla spesa, e allora lui si ritiene un keynesiano perché spende tanto. Dovremmo regalargli una biografia di Keynes, ma prima dovremmo fargliela tradurre in napoletano”, disse Cossiga al grande Giuseppe Turani, genio di giornalista recentemente scomparso all’età di 79 anni.
Pochi lo sanno, ma Federico Carli, nipote dell’ex governatore di Bankitalia Guido Carli – il vero maestro di Mario Draghi, non Federico Caffè al contrario di quello che scrive Padellaro – racconta un fatto importante, riportato dalla giornalista Fiorina Capozzi: “Draghi al Tesoro si oppose ai prestiti a pioggia. La storia personale di Draghi dimostra capacità e piglio non comuni. Quando il direttore generale generale del Tesoro, Mario Sarcinelli, si dimise perché stanco delle forti pressioni di alcuni esponenti del governo (presidente era Andreotti) per far affluire dei finanziamenti a imprenditori per esportazioni attraverso Sace, Ciampi chiamò Draghi. Ma con lui al Tesoro, fu peggio che con Sarcinelli! Molto peggio!”.
Ps – Ci sono i vincenti e i perdenti, come Stefano Feltri ha ricordato a Massimo Cacciari – a proposito dell’Alitalia e dell’Ilva. Ma Keynes resta attuale, erede suo malgrado del laissez – faire di Adam Smith: cioè il perfezionamento senza fine dell’autoregolamentazione dal lato dell’offerta.
Solo il business as usual ci salverà. Dall’America all’Italia.
Ma la vera domanda è: vincerà Draghi o Beppe Grillo?
Plus ca change, plus c’est la meme chose…

di Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

Post correlati