Nella testa del grande Van Gogh

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Difficile, al limite dell’impossibilità, entrare nella testa di un artista come Vincent Van Gogh. Testardo, ambizioso, fragile, contradditorio; ma soprattutto divorato dalla solitudine. Ci ha provato Giovanna Strano, docente siracusana, con un’azzardata ma più che verosimile autobiografia sentimentale dello stravagante pittore, (“Vincent in Love”, 250 pag., 15 euro, edito da Cairo). Annota che l’uomo dei famosi girasoli fu ammirato e forse invidiato dal collega puntinista George Seurat. Capitò nell’unica mostra parigina di Van Gogh (un mezzo fiasco).
L’autrice in un certo senso acquerella sentimenti e accadimenti del genio olandese, mantenuto dal fratello Theo. Il quale però, saputa la relazione intima con la prostituta Christine, ha parole dure: in una delle lettere afferma che la loro famiglia non può tollerare d’imparentarsi con una donna di strada. Da lei Vincent ebbe un figlio. Ma gli amori del pittore furono anche altri (ci fu anche una tale Agostina).

Recensione di Pier Mario Fasanotti

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