MARIO MONTI, L’UOMO CHE SUSSURRAVA A GAETANO STAMMATI

Data:

Di Alexander Bush<⁄em>

“La vanità è decisamente il mio peccato preferito”
John Milton, L’avvocato del Diavolo

“… Gianni Agnelli era un sole irresistibile per fascino ma proprio per questo, ho sempre pensato,
tale da soverchiare involontariamente l’interlocutore e da causargli magari qualche scottatura.
Devo però riconoscere che nei rapporti con me l’Avvocato, generoso di attenzioni e di proposte
interessanti, si è sempre dimostrato lui stesso molto sensibile al desiderio di indipendenza che
percepiva in me, senza alcun risentimento se a volte non mi sentivo di accogliere alcune idee o
proposte”
Mario Monti, intervista con Maurizio Molinari 23 gennaio 2023

“Se diamo retta agli esperti non facciamo niente”, è uno dei più celebri aforismi di Gianni Agnelli. Friedrich Nietsche li chiamava “saputissimi ignoranti”. Intelligenza e cultura sono due cose diverse.
Il professore della Bocconi non è molto intelligente, è un ordo-liberale “one track mind” (perdonatemi la tautologia) con un tratto di arroganza piccolo-borghese da Homo Sovieticus nel rifiuto idiosincrasico del contraddittorio, e la convinzione assai pericolosa di avere accesso alla verità ultima; ne parla ampiamente Luigi Bisignani nell’instant book scritto a quattro mani con Paolo Madron per Chiarelettere nel 2013 “L’uomo che sussurrava ai potenti”, rivelando una sua curiosa caratteristica: s’innamora delle proprie idee, convinto di avere scoperto la dinamite con una reductio ad unum che irriterebbe assai George Soros; ecco un estratto dell’analisi del powerful man dal tratto versatile Bisignani, già autore de “Il sigillo della porpora” e “Nostra signora del Kgb”, due bestsellers che gli valsero su il “Corriere della Sera” l’appellativo di Ken Follett italiano, ma anche un po’ Howard Hunt:

“MARIO MONTI ALLA CORTE DI STAMMATI
“Accanto a (Gaetano, ndr) Stammati lavorò un giovane professore della Bocconi di cui poi si sarebbe sentito molto parlare.”
“Era Mario Monti. Allora anche consulente della Banca commerciale.
“Che ne pensava di lui Stammati?”
“Provava per lui grande stima e affetto. Sempre misurato, un’aria autorevole ma molto timida, cerimonioso e alquanto ossequente con i ministri e con Maria Teresa Salvemini, principale consigliera economica del ministro e successivamente direttore generale della Cassa Depositi e prestiti… “.
“Che ricordo ha del giovane Monti?”
“Nei pochi minuti che aspettava in anticamera prima di essere ricevuto mi raccontava sempre molto compiaciuto di un convegno internazionale sulla “nuova inflazione”, per lui debutto nei palazzi del potere. A quell’incontro parteciparono tra gli altri (Guido, ndr) Carli, Emilio Colombo, Ugo La Malfa e numerosi relatori stranieri. Sin da allora Monti spiegava che si doveva arrivare alla moneta unica e per fare ciò bisognava riunire le migliori menti dell’economia, Franco Modigliani in testa.”
“Timido, ossequioso. E già allora grande arrivista?”
“E’ sempre stato un silenzioso suggeritore delle mosse dei governi, da Stammati fino a Paolo Cirino Pomicino, ministro del Bilancio, con il quale preparò un piano a medio termine per l’economia italiana poi presentato alla Bocconi. Fu proprio lui in quegli anni – ma non me lo volle mai confermare – a spingere Rinaldo Ossola, ministro del Commercio con l’estero, a varare uno speciale provvedimento di restrizione valutaria. Cosa che provocò l’irritazione di Stammati.”
“Perché?”
“Lo fece a sua insaputa. Così l’allora ministro del Tesoro, nel bel mezzo di un vertice internazionale, si trovò spiazzato e in grave difficoltà. “Quando Monti si innamora delle proprie idee – mi disse con aria bonaria – cerca sempre e solo l’interlocutore che lo può agevolare nel suo disegno di crescita personale.” (George Soros ha avuto un comportamento esattamente opposto a quello di Monti!, ndr). Potrebbe essere il giusto epitaffio della sua rovinosa campagna elettorale del
2013… “.

Orbene, nell’“eterno ritorno dell’uguale” la cifra negativa di Monti – intervistato per Il Foglio da Claudio Cerasa il 2 gennaio 2026 – è lo “psico-reato di Keynes” parafrasando The Irish Times:
l’avversione ideologica alla spesa in disavanzo che è il regalo della pandemia. Il professore della Bocconi lascerebbe (del tutto in buona fede) morire di fame i cittadini italiani, poiché è innamorato di un’idea preconcetta dal 2011 quando subentrò al Caimano, licenziato dai mercati finanziari (che non sono la Spectre); il raffinato giurista Stefano Rodotà parlava di “neo Costituzione preventiva” nell’agosto 2011, cioè la revisione dell’art. 81 della Costituzione con la mostruosità del “vincolo di pareggio del bilancio” inserito nella Carta, l’ideologia che perverte il principio di realtà:
“Quando si tireranno le somme finali – dice Monti a Cerasa – il Pnrr avrà portato benefici rilevanti in molte situazioni specifiche. Ma nel complesso temo che avrà dato alla crescita dell’Italia un impulso molto inferiore a quello sperato alla luce dell’enorme quantità di sovvenzioni e prestiti ricevuti. Due lezioni da trarre, secondo me”. Prego. “A livello italiano, dovremmo abbandonare l’idea che la crescita sia frutto di fiumi di denaro, preferibilmente pubblico, meglio se a fondo perduto, meglio ancora se proveniente dall’Europa. A livello europeo, è indispensabile che l’Ue abbia un proprio bilancio ben più consistente di quello attuale e possa ricorrere anche al debito comune. Ma per non ripetere il tentativo di finanziare dal centro la crescita dei singoli stati membri, bensì per provvedere ai beni pubblici europei: un vero mercato unico, infrastrutture digitali e finanziarie che riducano la dipendenza da quelle americane ormai meno affidabili per il rischio geopolitico, un sistema di difesa meno dipendente da un alleato imprevedibile. Senza questi e altri beni pubblici europei, i singoli paesi non avranno né crescita né sicurezza”.
Orbene, Monti – risucchiato eternamente dal “punto di equilibrio delle proprie asserzioni (cioè, volgarmente parlando, “io ho ragione”) – ignora la realtà che supera per importanza la ragione.
Gli suggerirei di leggere l’articolo apparso su “Il Gazzettino.it” il 4 ottobre 2025 “LETTERE AL DIRETTORE. Una lettrice ringrazia il personale del pronto soccorso, ma chiede: dovrebbero essere pagati meglio. Papetti: “Ha ragione”. La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti”:
“Caro direttore, desidero attraverso il Gazzettino ringraziare, dopo averlo fatto di persona, lo staff del Pronto soccorso di Padova che nella notte del 28 settembre (2025, ndr) e fino alle 8 del 29 mi ha seguita con competenza, gentilezza e pazienza. Ho avuto modo di vedere medici e personale prestarsi e seguire i numerosi pazienti con prontezza di spirito e tanta comprensione.
Un appello all’Azienda ospedaliera: fate tutto quello che potete per migliorare le condizioni economiche di questi ragazzi che fanno un lavoro infaticabile, sotto tutti i punti di vista. Ancora grazie di cuore a tutti loro.
Antonella Fornari
Padova

“La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Cara lettrice, viviamo tempi dove il rancore prevale spesso sulla ragione e dove le contrapposizioni sono sempre più radicali ed esasperate.
Anche per questo pubblico volentieri la sua lettera per lo spirito costruttivo e i toni pacati che la caratterizzano. Naturalmente sappiamo che altri cittadini hanno vissuto e spesso anche denunciato su queste pagine esperienze meno positive della sua quando per loro sventura sono stati costretti a rivolgersi a un Pronto soccorso: lunghe e talvolta lunghissime attese prima di essere ascoltati e visitati. Quasi mai per colpa o cattiva volontà del personale, ma piuttosto per le carenze e le inefficienze di un sistema che deve fare i conti da un lato con una sempre più elevata domanda di cure e assistenza, dall’altro dell’elevata e ormai cronica carenza di personale.

Basti pensare che, secondo una recente indagine, nei Pronto soccorso italiani mancano all’appello
3.500 medici, pari al 38% del fabbisogno complessivo. Non meno di 550 medici sono del tutto
assenti e non sostituiti con alcuna soluzione contrattuale. Poco più della metà (57%) è invece rimpiazzata da medici di cooperative 18%, specializzandi in libera professione ed altre figure.

Non serve essere esperti di organizzazione sanitaria per cogliere la gravità della situazione. Nonostante il successo che incontrano le serie televisive che hanno come protagonisti medici dei reparti di pronto intervento, nella realtà la medica d’emergenza è la specialità meno attrattiva e meno ricercata dai neo-laureati. Soprattutto da dopo il Covid. A causa di turni di lavoro particolarmente pesanti, dell’elevato carico di stress, di trattamenti economici considerati inadeguati, c’è sempre meno personale medico e infermieristico disposto a lavorare nei Pronto soccorso. Lei propone una ricetta semplice: paghiamoli di più. Non credo che basterebbe a risolvere i problemi della medicina d’emergenza, che hanno anche altre e più complesse origini, ma da qui si potrebbe partire.”

Mi viene in mente Piero Ottone, che molti anni fa mi disse nel giardino della sua bellissima villa al mare a Camogli: “Se ci pensi bene, la ricetta di Keynes (la spesa in disavanzo, ndr) era semplice.”
Ma la genialità è nella semplicità.

Non è tutto. Come emerge plasticamente dal dossier “Comunicati. 2000 posti in più per i precari del PNRR giustizia: la lotta paga. Usb: ora stabilizzazione per tutti, iniziative il 30 gennaio”, pubblicato da USB, Unione sindacale di base il 23/01/2026, la realtà è esattamente opposta all’analisi fatta dal professor Monti a Claudio Cerasa; tuttavia il ministro Guardasigilli Carlo Nordio, nella sua cocciutaggine monomaniaca, non ha una “sensibilità keynesiana” e soffre di un’eccessiva permalosità, anche se è giusto fare la separazione delle carriere pm/giudici:

“L’aumento delle stabilizzazioni da 6mila a 8mila annunciato dal Ministero e di cui attendiamo comunque conferma ufficiale, dimostra che le lotte, gli scioperi, le assemblee, ancora una volta hanno pagato!
Il Ministero, (della Giustizia, ndr), consapevole dell’essenzialità di questi lavoratori e lavoratrici e, soprattutto, sottoposto ad una continua pressione da parte di chi non si è mai appiattito sulle posizioni governative, ha raschiato il fondo del barile e ha tirato fuori dal cilindro altri 2mila posti.

L’ennesimo risultato che portiamo a casa grazie alle mobilitazioni messe in campo da oltre tre anni.

Ma non basta!

Ci sono ancora migliaia di lavoratrici e lavoratori che a giugno andranno a casa e, secondo le intenzioni del Governo, dovranno, pazientemente e senza salario, aspettare ipotetici scorrimenti.

Visto che l’aumento di posti per la stabilizzazione non è frutto di investimenti del Governo, attendiamo che adesso anche Meloni e Nordio compiano il proprio dovere e assicurino la funzionalità del servizio adoperandosi per non creare buchi di organico che avrebbero immediate e gravi ricadute sui cittadini. Va data continuità strutturale a tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno dato un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi del PNRR e al funzionamento del sistema Giustizia. (L’ho già scritto ma repetita iuvant: il PNRR è la saldatura perfetta tra Friedman e Keynes, ma Mario Draghi lo ignora deliberatamente!, ndr)

Il risultato dei 2mila posti in più è sprone per continuare a lottare fino alla stabilizzazione.
Il 30, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ci è stato negato il permesso di manifestare davanti la Corte di Cassazione a Roma. Evidentemente il Governo non gradisce le proteste…

Faremo in ogni caso sentire la voce di precari e precarie davanti agli uffici giudiziari, con presidi in tutto il Paese.”
Nordio, se fosse un riformatore degno di tal nome, non farebbe soltanto la separazione delle carriere (ancorchè sacrosanta) ma anche il deficit spending, che tra l’altro è attuabile dall’interno dei dispositivi del Next Generation Ue come ho rilevato nel dossier “Soros ha vinto, ma ha perso: dobbiamo rifuggire dal punto di equilibrio” con le opportune citazioni del bravissimo Giuseppe Colombo su “Economia” de “la Repubblica”.
Infine, nell’ottimo articolo pubblicato da Luca Samotti “L’edilizia bergamasca oltre il Pnrr: massa salari in aumento, ora un Piano Casa per sostenere la crescita” il 21 gennaio 2026 per “L’osservatorio”, l’analisi ideologica di Monti è smentita dalle seguenti osservazioni (caro professor Monti, la realtà esiste). Ma soprattutto, la ragione non è la realtà:
“… Un elemento fondamentale, emerso come conseguenza degli ultimi tre anni di sviluppo del settore edilizio – trainato sia dal Superbonus sia dal PNRR – è il rafforzamento strutturale delle imprese – sottolinea il presidente di Ance Bergamo, Renato Guatterini. – Le aziende edili hanno hanno infatti registrato una crescita in termini di solidità, con livelli di marginalità adeguati a sostenere lo sviluppo futuro e una qualità del credito elevata. Redditività, patrimonializzazione, riduzione dell’indebitamento e disponibilità di risorse hanno consentito alle imprese di cogliere appieno le opportunità offerte dal contesto di riferimento, mettendole ora nelle condizioni di lavorare per una maggiore produttività del settore.”
Osserva Samotti: “La fiducia è sostenuta dalle analisi condotte dal Centro Studi di Ance, che ha “scovato” nei bilanci pubblici una disponibilità di risorse (nazionali ed europee) superiore ai 120 miliardi di euro: “I fondi, dunque, ci sono – aggiunge Guatterini – Chiediamo che vengano impiegati con la stessa efficienza, lo stesso metodo e la stessa responsabilità che hanno caratterizzato la gestione del Pnrr. In questo senso, il giudizio sul Pnrr non può che essere positivo, anche per il significativo miglioramento qualitativo del rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione.
E’ fondamentale che l’utilizzo delle risorse post-Pnrr salvaguardi elementi virtuosi emersi nel corso dell’attuazione del Piano”.
Continua Samotti: “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha avuto per Bergamo un impatto straordinario, figlio dell’alta capacità attrattiva che il territorio ha saputo esercitare su risorse e investimenti strategici: 343 i bandi Pnrr intercettati tra il gennaio 2021 e il giugno 2025 (il 18% del totale di 1.937 bandi), per un importo complessivo di 977 milioni (il 34% dei 2.853 milioni a disposizione nel mercato delle opere pubbliche)… “.
“E’ arrivato il momento di mettere nero su bianco un Piano casa, con una governance forte e misure finanziarie, urbanistiche e fiscali in grado di offrire risposte alle diverse fasce di popolazione che condividono questo problema – analizza il numero uno di Ance Bergamo –. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, per questo auspichiamo che si avvii al più presto un confronto sulle proposte in campo. A livello nazionale la realizzazione 100mila alloggi a prezzi calmierati nell’arco di dieci anni, rappresenta un’iniziativa importante rispetto a un’emergenza sempre più grave. Non mi riferisco solo alle fasce più fragili, ma anche alle famiglie, il cui reddito pur superando i limiti per l’accesso agli alloggi popolari, risulta insufficiente per acquistare o locare sul mercato libero.
Attendiamo di conoscerne i dettagli, ma è certo che misure di questo tipo sono particolarmente necessarie in territori come il nostro, dove il rischio di povertà abitativa è ormai una realtà concreta. E in questo quadro si inserisce anche il Piano Casa europeo, presentato a fine 2025, che fissa un obiettivo ambizioso: realizzare in Europa 650 mila nuove abitazioni l’anno per rafforzare l’offerta, mobilitare investimenti pubblici e privati, sostenere le fasce più fragili e accompagnare le riforme necessarie. E’ una visione che va nella direzione giusta e che riconosce come il problema abitativo sia ormai strutturale e non più emergenziale”.
L’implicito è il deficit spending, che John Maynard Keynes commise soltanto l’errore di schiacciare sul “punto di equilibrio”. Non è universalmente valido, in altri termini; avrebbe dovuto fare suo il “nihil nimis” di Seneca, ma non tenne conto della riflessività intrinseca all’economia.
James Callaghan fu più pragmatico, con un’umiltà che si chiama grandezza, prima di consegnare i dossier di Downing Street a Margaret Thatcher.
Bettino Craxi, al netto della serie impressionante di reati sanzionati dalle sentenze passate in giudicato, aveva ragione quando disse a Sergio Zavoli: “Il governo dei tecnici? E’ il sogno degli imbecilli”. Un’intelligenza sprecata, peccato.

wp_user_avatar
Alexander Bush
Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

Share post:

Iscriviti alla nostra newsletter

Recenti

Ti potrebbe interessare anche...
Libertates

E QUESTA SAREBBE POLITICA?

La politica non può essere solo slogan a vanvera... di Libertates<⁄strong><⁄em>

A DIECI ANNI DALLA BREXIT QUALCOSA DI POSITIVO!

Anche la Brexit ha avuto un effetto positivo... di Libertates<⁄strong><⁄em>

I COMPENSI DEI DIRIGENTI DELLA SOCIETA’ PER IL PONTE SULLO STRETTO

Un elenco che non richiede commenti: un altro piccolo sempio degli sprechi della politica italiana... di Libertates<⁄strong><⁄em>

LA MELONI FINALMENTE LIBERALE?

Una svolta o semplicemente una propaganda elettorale? di Libertates<⁄strong><⁄em>