Libertates intervista Carlo Altomonte sull’Europa


Il prossimo 26 maggio i cittadini europei si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo. La campagna elettorale è iniziata da un po’ e sovranismo, europeismo e integrazione sono forse le parole più pronunciate dalle varie forze politiche. Ma cosa significano? E soprattutto, i nuovi rapporti di forza che verranno a crearsi tra i vari partiti che siederanno a Bruxelles in che modo condizioneranno la politica del vecchio continente e dell’Italia. Ne abbiamo parlato con Carlo Altomonte, professore di Politica economica europea all’Università Bocconi di Milano, esperto di Europa e non solo…

Professore Altomonte, quale configurazione politica avrà secondo lei il futuro Parlamento Europeo?
Per la prima volta Popolari e Socialisti non avranno la maggioranza dei seggi, e dovranno trovare alleanze con altri partiti (verdi, liberali) per governare. Questo aprirà l’agenda europea ad altre istanze, probabilmente più europeiste. Le forze sovraniste non riusciranno ad aggregare più del 30% dei consensi.

Questa nuova configurazione politica come inciderà sulla politica europea e sugli equilibri degli stati?
Dipenderà molto dall’articolazione di forza tra popolari e socialisti. Se i primi resteranno il partito di maggioranza relativa, avremo uno scenario di stabilità. Se i socialisti prevarranno, e riusciranno ad aggregare una maggioranza di centro-sinistra, il governo in Germania potrebbe cambiare. Qualora poi il Movimento 5 Stelle appoggiasse una coalizione di centro-sinistra all’Europarlamento, verosimilmente questo avrebbe implicazioni di lungo periodo anche per la direzione del Governo in Italia.

Cambieranno i ruoli di Germania e Francia?
Non penso, soprattutto se liberali (Macron) e popolari (Merkel) dovessero governare insieme all’Europarlamento (che è lo scenario più probabile). Qualora il Parlamento avesse invece una maggioranza di centro-sinistra con dentro i liberali, e il PPE all’opposizione, i rapporti di Francia e Germania potrebbero cambiare, ma non sarà più la Merkel a decidere…

La nuova Europa quale politica dovrà adottare dinanzi a tre superpotenze come Usa, Russia e Cina?
All’UE basta restare unita. Siamo il primo mercato del mondo per combinato disposto di popolazione (450 milioni di cittadini) e ricchezza pro-capite. Dentro l’UE siede almeno un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e potenza nucleare (la Francia), siamo i primi esportatori del mondo, e siamo leader nella definizione degli standard di sicurezza ambientale, tecnologica, di privacy, alimentare e industriale. Se uniti, siamo già anche noi una superpotenza. E questo dà fastidio a molti fuori dall’UE.

Professore, pensa che nel vecchio continente vi siano forze pericolose per la tenuta della Europa? Se sì, quali?
La retorica sovranista è cambiata: non più contro l’Europa, perché anche questi partiti hanno compreso che il sovranismo vero, quello che ‘riprende il controllo’, non può che farsi attraverso l’Europa, a fronte delle altre grandi potenze. Piuttosto si dice di voler ‘cambiare’ l’Europa, smontandone qualche pezzo qui e là: ma attenzione, andare in Europa è come andare in bicicletta: ad andare avanti alla fine si impara, stare fermi è difficile, ad andare indietro si cade e ci si fa male.

Quali sono i temi più caldi sui quali si potrebbe giocare il futuro dell’Europa?
Proprio per come sta cambiando il mondo, i grandi ‘beni pubblici’ che ogni cittadino vuole dal suo Stato possono oggi essere garantiti solo dall’Europa: immigrazione controllata, difesa, sicurezza, crescita equilibrata tra regioni.

L’Europa ha bisogno di una nuova governance? Se sì, in che modo e con quali tempi secondo lei?
Per garantire i beni pubblici di cui sopra, la governance europea deve passare da quella attuale, che è di tipo ‘confederale’ (su alcuni temi decidono le istituzioni europee, su altri il pallino resta agli Stati) ad una di tipo più federale, con cessioni progressive di sovranità anche in aree tradizionalmente statali, come immigrazione, difesa, fiscalità. Deve essere il progetto di questa legislatura 2019-2024.

Lei è un europeista convinto o scettico? E’ preoccupato dall’esito elettorale? Se sì perché?
Sono un europeista critico: lo status quo europeo non è sostenibile. Se l’Europa non garantisce ciò che i suoi cittadini richiedono, è un modello destinato ad implodere. Penso e spero che queste elezioni porteranno a Bruxelles il giusto ammontare di ‘pepe’ sovranista, abbastanza da stimolare i partiti europeisti a darsi una mossa, non troppo da rovinare il gusto del piatto. Ma attenzione, è l’ultimo giro di boa: se tra 5 anni siamo ancora qui a chiederci cosa può fare di più l’Europa per i propri cittadini, le forze sovraniste che vogliono smontare l’UE prevarranno alle prossime elezioni del 2024.

Questi risultati elettorali incideranno sull’assetto del governo italiano? Se sì, in che modo?
Alla fine non penso, perché i risultati non saranno così positivi per la Lega e così negativi per il M5S. Il redde rationem sarà la legge finanziaria.

Berlusconi ha detto che Draghi è l’uomo giusto come premier. Pensa che sia stata una provocazione o una possibile auspicabile soluzione?
Draghi è l’uomo giusto come premier se riceverà la fiducia della maggioranza del Parlamento, cosa che non ritengo probabile nell’attuale legislatura.

Un’Italia meno europea e più sovranista. Una possibilità o solo uno spauracchio lanciato da alcune forze politiche italiane?
Oggi il 75% dei cittadini europei ritiene che l’euro sia stato uno strumento positivo per l’UE. Il massimo storico di consenso. L’Italia vive ancora con lo sguardo incollato allo specchietto retrovisore. Spero che prima o poi inizieremo anche noi a guardare avanti.

di Renato Cantagalli

Sull'Autore

Renato Cantagalli

Renato Cantagalli è lo pseudonimo di un giornalista campano nato nel '79 in provincia di Caserta. Opinionista irriverente e unpolitically correct di Libertates ha collaborato con vari media occupandosi di politica. Il suo pensiero: dopo il superamento dei concetti di destra e sinistra, il liberalsocialismo è la strada sulla quale devono incamminarsi Italia ed Europa.

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