Le Autostrade, i Benetton e il metodo Pompadour


Nella più che ingarbugliata vicenda della concessione ad Autostrade ci sarebbe un punto importante da chiarire.
Non c’è nulla da obbiettare a una richiesta di risarcimento da parte dello Stato (il concedente) ad Autostrade (la concessionaria): in seguito a un comportamento colposo o comunque inadeguato la concessionaria ha creato un danno (il crollo del ponte) che va risarcito.
Altrettanto giustificata la richiesta di una riduzione delle tariffe: è un risarcimento nei confronti degli utenti per la mancata manutenzione e i mancati controlli sulle autostrade.
Altrettando indiscutibile la possibile revoca della concessione: se il concessionario non ha adempiuto a quegli obblighi a cui era tenuto e che si era impegnato a rispettare, se esiste una colpa grave nel suo comportamento viene meno l’essenza stessa della concessione. Io Stato ti concedo l’utilizzo di un monopolio di fatto (le autostrade) in cambio di un certa quantità di denaro e di alcuni impegni nella gestione: se vieni meno a questi impegni il contratto (la concessione) viene meno.
Si potrebbe obbiettare in questo caso solo sul comportamento di uno dei due contraenti (lo Stato) che prima stabilisce al momento della stipula del contratto (la concessione) le condizioni con cui attuare la revoca (condizioni, tra l’altro, a lui particolarmente sfavorevoli) e poi le cambia in corsa stabilendo l’eventuale indennizzo in 7 miliardi.
Quello che risulta incomprensibile (almeno a Libertates) è la richiesta da parte dello Stato di modificare la composizione azionaria della ditta concessionaria (cioè di cedere parte dell’azienda ad altri).
Si tratta infatti di un’azienda di diritto privato, la cui composizione societaria non è soggetta ad alcun vincolo, tranne le condizioni stabilite al momento della stipula del contratto, cioè della concessione. Nulla vieta che lo Stato metta la condizione che la concessione possa essere stipulata solo con ditte a partecipazione statale (bell’esempio però di libera concorrenza!), ma è grave che lo Stato ponga come condizione per la prosecuzione del contratto la vendita di parte di una ditta. È un’ingerenza inammissibile nella sfera del diritto privato: un esproprio in guanti bianchi.
Uno stato di diritto deve controllare che i termini del contratto (la concessione) siano rispettati e nel caso di violazioni applicare lr penalità previste nel contratto stesso o nella legge (dalla minima. come applicare una multa, alla massima, cioè la rescissione della concessione). Ma se uno Stato (o i suoi ministri) affermano che “bisogna punire i Benetton”, si torna allo stato assolutistico in cui i destini dei singoli erano esposti alla volontà del re: rischiamo di tornare alla Francia del Re Sole in cui i ministri venivano mandati in esilio perché caduti in disgrazia presso la Pompadour.

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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