La randomgiustizia del ministro Bonafede


La magistratura che noi vorremmo

I più recenti scandali avvenuti nella magistratura – dove si è scoperto che le elezioni alla più alte cariche avvengono con trattative degne (si fa per dire) della peggiore politica clientelare – sono segno di quanto sia necessaria una riforma della giustizia-
Necessaria e urgente, perché l’inefficienza della magistratura non riguarda solo i diretti interessati ma tutti noi cittadini.
Infatti la lentezza dei processi, che spesso si chiudono addirittura senza un giudizio per avvenuta prescrizione, la complessità delle procedure che si ritorcono sui più deboli, e tutti gli altri problemi che ben conosciamo, rappresentano un costo non indifferente per uno stato moderno e democratico quale vorremmo essere.
Basti pensare agli imprenditori che devono aspettare anni per vedersi riconoscere un credito, o a coloro che non ricorrono alla magistratura perché hanno perso la speranza di vedersi riconosciuto un diritto (e comunque ricorrere alla magistratura ha un costo), oppure alle aziende estere che non investono in Italia perché nelle classifiche dell’efficienza della giustizia siamo ben al di là del centesimo posto…

Sono anni, se non decenni, che la politica non fa nulla se non proclami e polemiche; anche l’ultima proposta del ministro Bonafede per nominare con sorteggio i membri del CSM sembra dettata più che altro dal desiderio di proporre qualcosa di eclatante: altro che nomine per competenza o capacità… ma “randomcrazia”
Eppure ci sarebbe tanto che si potrebbe fare, Libertates lo ha sempre proposto:

  • separazione delle carriere: il pubblico ministero rappresenta l’accusa, gli interessi dello Stato (e quindi di tutti i cittadini), mentre il giudice è quello che giudica: è “super partes” tra le tesi della difesa e quelle dell’accusa. Cosa diremmo se giudice e avvocato difensore fossero colleghi e uscissero dalla stessa carriera? Non dimentichiamo che nella democratica Francia il pubblico ministero è addirittura alle dipendenze del ministro della giustizia
  • introduzione di un (almeno parziale) principio di meritocrazia: avanza in carriera chi lavora meglio e di più: non è concepibile che un giudice pubblichi il dispositivo della sentenza dopo anni (è successo anche dopo tre anni) e continui a fare regolare carriera
  • avanzamenti di carriera legati ai posti vacanti e non all’anzianità, quella degli avanzamenti legati all’anzianità di servizio e slegati dalle effettive necessità è una pratica tipica della burocrazia otto-novecentesca
  • abolizione delle “porte girevoli” tra politica e magistratura: un politico una volta eletto non può più rientrare nella magistratura giudicante; inoltre un giudice (o un pubblico ministero, ovviamente) non può candidarsi in collegi in cui ha esercitato negli ultimi anni
  • regolamentazione del sistema dell’arbitrato: un giudice (ad esempio) non può guadagnare dagli arbitrati più di quanto guadagna con il suo stipendio. Se un giudizio dura anni le ditte hanno convenienza a ricorrere all’arbitrato: hanno un giudizio in breve tempo e i giudici guadagnano cifre considerevoli
  • responsabilità civile dei giudici: attualmente esiste ma è virtualmente inapplicata e i rimborsi sono a carico dello Stato. Perché medici e commercialisti debbono rispondere direttamente dei propri fatti (ovviamente per errori gravi o dolo) e non i giudici?

Forse sarebbero sufficienti solo alcuni di questi provvedimenti per avviare una riforma sempre più urgente per tutti noi

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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