IL RUOLO DEI PARTITI NEL PAESE

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Di Stefano Cianchi<\em>

Non molto tempo fa ho osato etichettare i partiti come entità oligarchiche più impegnate a difendere la propria fetta di potere che a rispondere alle necessità dei cittadini. Avrebbe potuto essere una frase antidemocratica, ma invece non ha sollevato alcun commento.
Ora compare un articolo di Cassese che analizza la natura oligarchica dei partiti e il degrado del loro ruolo nella governance del Paese.
Condivido largamente la sua chiara descrizione.
Di mio aggiungo che i partiti si sono posti sullo stesso piano oligarchico di altri poteri talvolta piú forti dei loro.
Anche alla luce di quest’analisi osservo che comunque vada il referendum costituzionale, non è illecito pensare che si tratti più di una lotta fra poteri che di soluzioni pro-cittadini.
La mia ipotesi è che voteremo secondo partito/potere e non secondo la nostra libera individuale coscienza. Le radici si questo pensiero stanno nella rumorosissima battaglia fra poteri e la quasi illeggibilità delle proposte. Un serpente che si morde la coda: poichè è impossibile fare una riforma di significativa portata (duramente ostacolata dalle dette battagliette locali) allora si fa una piccola riforma non del tutto chiara che il Parlamento vota e il referendum voterà con un astensionismo non ancora noto. Il referendum confermerà o meno se vincerà lo status quo o qualche minima modifica. Non possiamo essere orgogliosi di noi stessi.

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Stefano Chianchi
Nato a Udine nel 1950. Laureato a Pisa in scienze dell’informazione, ha lavorato prima alla Zanussi-Electrolux e poi in un grande cantiere navale con la responsabilità dell’automazione della progettazione e del controllo produzione delle navi. Dal 1980 ha sviluppato la sua carriera in Accenture fino a prendere la responsabilità della Divisione Industria IGEM (Italia ed Est Europa) che include i settori industriali Consumer Goods, Retail, Automotive, Transportation, Health Care, Pharma, Industrial Equipment. Quando ha lasciato la posizione per il ruolo Europeo “Large Accounts, Growth and Strategy”, la Divisione Italia fatturava circa 200 milioni di Euro e contava su circa 1700 dirigenti e dipendenti. Oltre al ruolo di executive in Accenture, ha collaborato attivamente con aziende europee e globali in grandi progetti di trasformazione ed integrazione internazionale. Nel 2006 ha lasciato Accenture per dedicarsi ad investimenti industriali in proprio e in cooperazione con Private Equity.

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