Di Stefano Cianchi<\em>
Non molto tempo fa ho osato etichettare i partiti come entità oligarchiche più impegnate a difendere la propria fetta di potere che a rispondere alle necessità dei cittadini. Avrebbe potuto essere una frase antidemocratica, ma invece non ha sollevato alcun commento.
Ora compare un articolo di Cassese che analizza la natura oligarchica dei partiti e il degrado del loro ruolo nella governance del Paese.
Condivido largamente la sua chiara descrizione.
Di mio aggiungo che i partiti si sono posti sullo stesso piano oligarchico di altri poteri talvolta piú forti dei loro.
Anche alla luce di quest’analisi osservo che comunque vada il referendum costituzionale, non è illecito pensare che si tratti più di una lotta fra poteri che di soluzioni pro-cittadini.
La mia ipotesi è che voteremo secondo partito/potere e non secondo la nostra libera individuale coscienza. Le radici si questo pensiero stanno nella rumorosissima battaglia fra poteri e la quasi illeggibilità delle proposte. Un serpente che si morde la coda: poichè è impossibile fare una riforma di significativa portata (duramente ostacolata dalle dette battagliette locali) allora si fa una piccola riforma non del tutto chiara che il Parlamento vota e il referendum voterà con un astensionismo non ancora noto. Il referendum confermerà o meno se vincerà lo status quo o qualche minima modifica. Non possiamo essere orgogliosi di noi stessi.


