DOMINIQUE STRAUSS KAHN: troppo sesso, ma geniale economista


“Rieccolo. Colpito ma non affondato dallo scandalo del Sofitel, Dominique Strauss Kahn è di
nuovo in pista. Con discrezione, ovviamente, e non in politica, per la quale è ormai bruciato. Ma
resta il mondo influente (e redditizio) dei consigli e delle consulenze nei Paesi emergenti, che
fanno a gara a interpellare un DSK che magari ha perso la faccia, ma certamente non il talento…”
Alberto Mattioli, “Consulente ombra e look trasandato”, 11 novembre 2013

Sì, avete capito bene. Dominique Strauss Kahn – l’uomo che conquistò Anne Sinclair con il suo
talento, e che da lei è stato salvato nell’odissea giudiziaria dell’Hotel Sofitel a New York (6 giorni
all’Inferno) – è tornato in pista con un’intervista al Corriere della Sera in piena emergenza della pandemia che sta rovinando “dantescamente” le nostre vite e ha indicato, soprattutto all’Italia, la strada da seguire per fronteggiare il Covid-19: Keynes, con l’endorsement di Mario Draghi come possibile competitor dell’“avvocato del popolo” Giuseppe Conte. Ma stava bene già da tempo, Dsk, guadagnando tre milioni di euro l’anno dal 2013 come consulente finanziario ombra dei governi in giro per il mondo al servizio della sua insopprimibile passione d’una vita accanto a quella per il sesso violento: l’economia. Sarei contento di sapere che ha effettivamente molestato la cameriera d’albergo Nafissatou all’Hotel Sofitel a New York (molestata, non stuprata!) in contrapposizione al nauseante politically correct che impera con il partito delle femministe al seguito: perché era in fase ipomaniacale quando, il 13 aprile 2011 alla Brookings Institution di New York, annunciò l’inatteso e clamoroso cambiamento di rotta del Fondo monetario internazionale cui era alla guida, in un discorso tra i migliori della sua carriera in cui si era narcisisticamente identificato con John Maynard Keynes – Dominique era anche il candidato ideale del Partito Socialista francese all’Eliseo dove troneggiante era l’affarista Nicolas Sarkozy, eletto – oggi lo sappiamo – grazie ai petrodollari del dittatore libico Muammar Gheddafi che poi – per vulnus della “sindrome del beneficiato” – fu ammazzato per ordine dello stesso Sarkozy (sic!) che doveva cancellare post delictum le tracce del suo pactum sceleris che lo aveva portato all’agognata meta della Presidenza della Repubblica: cosa non si fa per ottenere grandi risultati… Gheddafi, poco prima di finire male nelle nuove geometrie della cosiddetta “primavera araba”, disse a un giornalista italiano che era venuto a intervistarlo: “Ma Sarkozy deve soffrire di disturbi mentali per aver dichiarato guerra al mio Paese! Io l’ho fatto eleggere Presidente della Repubblica”. Curioso, affermato da chi di disturbi mentali proprio se ne intendeva sulla sua carne viva: il pirandelliano Gheddafi – forse in ciò identico, per qualità della psicopatologia, alla moglie di Luigi Pirandello – era stato ricoverato per due settimane in una clinica del Cairo nel 1971 ufficialmente per un’allergia ai fiori, ma in realtà per un grave scompenso bipolare…
Il sito Il Simplicissimus 2.com osserva, con il consueto complottismo, alla voce Strauss Kahn: “Alle volte le coincidenze inquietano e nel caso di Strauss Kahn sono straordinarie e di varia natura. Il leader in pectore del socialismo francese si appresta a cambiare qualcosa della filosofia di azione del Fondo monetario internazionale e anche ad accettare l’investitura popolare per sfidare Sarkozy nelle presidenziali, quando ha l’ottima idea di stuprare una cameriera in un albergo di New York…”.
E invece, secondo chi scrive, è andata così! Esiste oggettivamente un nesso di causalità tra “l’ipomania da star” sullo sfondo della quale Dsk annunciò napoleonicamente il “New Deal” dell’Fmi – oh potenze celesti della brillantezza – e il suo arresto il 13 maggio in aeroporto a New York per tentate molestie alla pur contraddittoria Nafissatou Diallo, che – anche qualora fosse stata brutalmente aggredita, ed un’ipotesi molto plausibile – oggi se la passa assai bene: avendo incassato 32 milioni di dollari dagli avvocati di Dsk! Concordo con Anna Lombroso: “… c’è qualcosa che non è affatto un mistero ed è il discorso che Strauss Kahn ha tenuto il 13 aprile scorso (2011, ndr) alla Brookings Institution con cui annunciava i cambiamenti di direzione e di filosofia che apprestava a portare dentro il Fondo monetario internazionale. Il titolo del discorso è già significativo: “La crisi globale del lavoro: sostegno alla ripresa attraverso l’occupazione e la crescita nell’eguaglianza”.
Dominique, cosmopolita, umile e megalomane insieme nella contraddittorietà celestiale che ne ha da sempre fatto la cifra, era in uno dei periodi più belli della sua vita (sua moglie Anne Sinclair – dalla inesausta vitalità pari alla First Lady Jacqueline Bouvier – era tutto sommato contenta); Dsk si trovava certamente in uno stato di eccitazione ipertimica quando entrava già vincente nel palco della Brookings Institution, accompagnato dall’amico Kemal Dervis. Valga il vero: l’accento inglese di Dominique è ottimo e la sua capacità di catturare l’attenzione della platea occorsa ad ascoltarlo è fuori discussione: stare troppo bene, si sa, è pericoloso perché ci si sente onnipotenti come un Michelangelo Caravaggio alle prese con i colori delle sue tele… “Oh, this is not working any more (the computer, ndr). No ipad, no speech”. E poi dice a uno dei membri dello staff che gli consegna prontamente dei block notes: “No, I get it. Thank you”. E tutti scoppiano a ridere in sala.
“Buongiorno. Voglio ringraziare la Brookings Institution, specialmente mio buon amico Kemal Dervis, per aver ospitato questo importante e attualissimo evento. Sono particolarmente lieto che Sharan Burrow, il Segretario Generale dell’International Trade Union Confederation, possa essere con noi questa mattina. Alla fine della sua opera principale, la Teoria generale, Keynes afferma quanto segue: “Gli errori capitali della società economica in cui viviamo sono la sua incapacità di fornire per la piena occupazione e la distribuzione arbitraria e iniqua della ricchezza e del reddito”. Non tutti saranno d’accordo con questa affermazione. Ma quello che abbiamo imparato nel tempo è che la disoccupazione e la disuguaglianza possono minare le conquiste stesse dell’economia di mercato e seminare l’instabilità. In troppi Paesi, la mancanza di opportunità economiche può portare ad attività improduttive, all’instabilità politica e addirittura al conflitto. Basta guardare come il pericoloso cocktail di disoccupazione e di disuguaglianza, in combinazione con la tensione politica, stia agendo nel Medio Oriente e Nord Africa. Poiché la crescita afflitta da tensioni sociali, non favorisce la stabilità economica e finanziaria, l’FMI non può essere indifferente ai problemi di distribuzione di ricchezza. E oggi quando mi guardo in giro, mi preoccupo. Infatti, mentre c’è una ripresa questa, almeno nelle economie avanzate, non crea posti di lavoro e non viene condivisa da tutti. Molte persone, in molti Paesi stanno affrontando una crisi sociale che è altrettanto grave quanto la crisi finanziaria. La disoccupazione è a livelli record. La crisi ha creato 30 milioni di disoccupati. E oltre 200 milioni di persone sono alla ricerca di un posto di lavoro. La crisi occupazionale sta colpendo duramente soprattutto i giovani. E quello che doveva essere un breve periodo di disoccupazione si sta trasformando in una condanna a vita, forse per tutta una generazione perduta. In troppi Paesi, la disuguaglianza è a livelli record. Di fronte a queste sfide, occorre ricordare ciò che abbiamo realizzato. Sotto l’ombrello del G20, i politici si sono riuniti per evitare una caduta libera finanziaria e, probabilmente, una seconda grande depressione. Oggi, abbiamo bisogno di una risposta altrettanto forte nel garantire che si ottenga la ripresa cui abbiamo bisogno. E questo significa non solo una crescita sostenibile ed equilibrata tra i Paesi, ma anche una crescita che porta occupazione e un’equa distribuzione.
OCCUPAZIONE – Permettetemi di cominciare con l’occupazione. Proprio come siamo riusciti a domare l’inflazione nel 1980, questo decennio dovrebbe essere il decennio che prende sul serio la piena occupazione, ancora una volta. Che cosa deve fare? Prima di tutto, abbiamo bisogno di una riforma e di un riaggiustamento del settore finanziario, di mettere le banche al servizio dell’economia reale e il credito diretto a breve e medio termine alle imprese, di lavoro e anche di crescita.
Ovviamente, alimentare la domanda è una precondizione per la crescita e l’occupazione. Mentre la disoccupazione è così alta, e con pochi segni di pressioni inflazionistiche sottostanti, la politica monetaria può essere di sostegno. Che dire la politica fiscale? I paesi avanzati hanno bisogno di mettere il bilancio su percorsi sostenibili a medio termine, per spianare la strada alla crescita e all’occupazione futura. Ma la stretta fiscale può ridurre la crescita nel breve periodo e questo può anche aumentare la disoccupazione di lunga durata, trasformando un problema ciclico in problema strutturale. La linea di fondo è che l’aggiustamento fiscale deve essere fatto con un occhio attento alla crescita. Ma la crescita da sola non basta. Abbiamo bisogno di indirizzare le politiche del mercato del lavoro. La crisi ci ha insegnato che ben progettate politiche del mercato del lavoro possono salvare i posti di lavoro. Pochi sarebbero in disaccordo sul fatto che i sussidi di disoccupazione decente siano fondamentali. E in combinazione con l’istruzione e la formazione, possono aiutare i disoccupati ad adattarsi ad una economia che cambia. Questo è particolarmente rilevante quando le perdite di posti di lavoro si concentrano tra i giovani e le persone non qualificate e quando la disoccupazione è sempre più a lungo termine. Dobbiamo essere pragmatici. Dobbiamo superare il contrasto tra “flessibilità” e “rigidità” del mercato del lavoro e chiedere invece se le politiche sono efficaci nel creare e mantenere posti di lavoro. A volte lo sono, a volte non lo sono. Dobbiamo essere cooperativi. I paesi devono lavorare insieme su una serie di questioni, compreso il regolamento del settore finanziario e degli scambi. Essi devono cooperare al riequilibrio globale, in cui molti mercati emergenti hanno bisogno di sviluppare la domanda interna, sostenuta da una vivace classe media. Senza questo, la crescita globale sarà carente.
DISUGUAGLIANZA
Permettetemi di parlare brevemente del polmone della crisi, la diseguaglianza sociale. Le ricerche dell’FMI suggeriscono che le disuguaglianze possono rendere i paesi più esposti a crisi finanziarie, soprattutto se hanno un ampio settore finanziario. E mostrano inoltre che la crescita sostenibile nel tempo è associata ad una distribuzione del reddito più equa. Queste sfide riguardano sia i paesi avanzati che quelli in via di sviluppo. Abbiamo bisogno di politiche volte a ridurre le disuguaglianze, e di garantire una più equa distribuzione delle opportunità e delle risorse. Forti reti di sicurezza sociale combinate con la tassazione progressiva può ridurre le disuguaglianze. Gli investimenti nella sanità e nell’istruzione sono fondamentali. La contrattazione collettiva dei diritti sono importanti, soprattutto in un contesto di stagnazione dei salari reali. Il partenariato sociale è uno strumento utile, in quanto consente sia la crescita sia un’equa condivisione di sacrifici.
IL RUOLO DELL’FMI
Permettetemi di soffermarmi brevemente sul ruolo dell’FMI. Come abbiamo capito il legame tra maggiore stabilità e occupazione sta diventando sempre più centrale nella nostra analisi, come si può vedere dal WEO (World Energy Outlook). Ho citato alcune delle nostre ricerche sulla disuguaglianza. Abbiamo anche sostenuto un’imposta sulle attività finanziarie. E dobbiamo prestare più attenzione alla dimensione sociale nei nostri programmi per la protezione degli ammortizzatori sociali e sostenere una ripartizione equa degli oneri.
La Conferenza di Oslo dell’anno scorso, organizzato congiuntamente con l’ILO e il governo norvegese ha segnato una tappa importante. Stiamo lavorando in vari settori. In primo luogo, stiamo lavorando con l’ILO per comprendere meglio le politiche di creazione di posti di lavoro. In secondo luogo, in collaborazione con l’ILO, e in consultazione con l’ITUC stiamo sostenendo consultazioni di partenariato sociale tra il lavoro, i datori di lavoro e il governo in tre paesi, Bulgaria, Repubblica Dominicana, e Zambia. In terzo luogo, stiamo lavorando con l’ILO verso la costruzione di efficaci piani di protezione sociale nei paesi a basso reddito.
E questo fine settimana, davanti a politici chiave di tutto il mondo in assemblea a Washington per tastare il polso dell’economia mondiale, io non intendo solo presentare loro il quadro delle speranze di una ripresa che si consolida, ma anche ricordare loro il grande numero di persone, che non hanno ancora visto i frutti di questa ripresa.
CONCLUSIONE
Permettetemi di concludere. Qualche migliaio di anni fa, Aristotele ha scritto che “la migliore partnership in uno stato è quella che opera attraverso i ceti medi… quegli stati in cui tale elemento è grande… hanno tutte le possibilità di avere una costituzione che funziona”.
Questo era vero ai tempi di Aristotele, era vero ai tempi di Keynes, ed è vero oggi. La stabilità dipende da una forte classe media che può spingere la domanda. Ma non la vedremo se questa ripresa non porta a un lavoro decente o se essa premia i pochi favoriti sui molti emarginati. In definitiva, l’occupazione e l’equità sono gli elementi di stabilità e la prosperità economica, di stabilità politica e di pace. Questo è il cuore del mandato dell’FMI. Esso deve essere posto al centro dell’agenda politica”.
Ps – Dsk viene arrestato un mese dopo, il 14 maggio 2011. Ha tentato di sedurre violentemente una cameriera, molto probabilmente. O meglio, non lo avrebbe fatto se non fosse stato spossessato psicoticamente dalla sua grandeur keynesiana di cui oggi l’Europa e il mondo hanno di nuovo bisogno. E chi scrive è un garantista. C’è da scommettere che Dominique stia ripensando all’Eliseo. Colpito, ma non affondato. E di nuovo felice. “Privare la magia del suo mistero sarebbe assurdo come togliere il suono alla musica.”: Orson Welles dixit. Come la luccicante e splendente
superficialità di questa foto sembra suggerire.

di Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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