Cinque cose da fare per combattere l’islamismo

falconieri
Cosa si potrebbe fare contro l’islamismo ?

In pochi decenni dopo la morte di Maometto,l ’Islam è arrivato dal Medio Oriente fino in Spagna, conquistando e convertendo con la parola o con la spada. Ma, una volta assestato, pur frazionato in varie entità, si è dimostrato religiosamente piu’ tollerante del mondocristiano.
I non credenti nell’Islam avevano qualche diritto in meno, qualche tassa in piu’, ma erano accettati. Gli ebrei non venivano perseguitati o odiati e quando i sovrani spagnoli Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia, nel1492, li cacciarono dalla Spagna, i piu’ finirono negli stati islamici del Nordafrica ( i Sefarditi dall’ebraico Sefarad=Spagna) e il sultano Bayazid II volle accoglierne alcuni. Secondo un calcolo fatto tra il 1520 e 1530, la popolazione di Istambul era composta da 9517 famiglie islamiche, 5162 famiglie cristiane e 1647 famiglie ebree (“The Jews of Islam”, Bernard Lewis ).
E’ solo con il loro recente insediamento in territorio arabo che sono diventati nemici.
Dissolto l’impero ottomano, i vari stati risultanti divennero, chi piu’, chi meno, colonie o protettorati delle potenzee uropee come era già successo per gli stati islamic idell’estremo oriente. Ma il riscatto dai protettorati e l’indipendenza, arrivati a partire dagli anni cinquanta,hanno prodotto stati con governi, per lo piu’, dittatoriali od autoritari, che avevano un collante importante nella religione islamica.
Gli Europei, dall’illuminismo in poi, si sono sottratti allo strapotere della religione, passando dalla sottomissione al rispetto, e dandosi valori che, dopo lunghi travagli, hanno portato alle democrazie. Nulla di tuttoq uesto si è prodotto negli stati islamici, salvo qualche rarissima eccezione. Statiche, malgrado i tanti soldi del petrolio (che chi li ha si guarda bene dal dare ai vicini poveri seppure islamici) hanno economie mediocri, poche strutture industriali, tanta miseria, molte ingiustizie e poca se non nessuna libertà.
Ma, una volta, i miseri del mondo, isolati nelle loro comunità, si basavano su un vago sentito dire, mentre ora, con il mondo mediatizzato, sanno che altre popolazioni stanno molto meglio di loro.
Ma il sapere crea l’invidia e, dati i troppi errori, passati e recenti, del mondo occidentale, crea anche un sentimento di rivalsa. Rivalsa che si esprime anche esibendo i simboli della propria religione da oppore a quella altrui, perchè la religione è l’unico collante di quelle società.
Per esempio, decenni fa al Cairo o ad Istanbul, capitali di stati, allora,tendenzialmente laici,le donne velate per strada erano poche, ora sono molte ed anche molti veli in paesi europei, imposti dal maschio o spontanei, sono un affermare il proprio orgoglio, la propria diversità.
Rivalsac he trova motivazione nella religione, anche se è interpretata nel peggiore dei modi e sobillata da oligarchie sacerdotali rozze,ignoranti e criminali che istigano al terrorismo, lo alimentano fino all’aberrazione di convincere uomini, donne ed anche minorenni a farsi saltare in aria per uccidere.
Terrorismo che, avendo una matrice religiosa, viene applicato anche per lo scannarsi tra sciiti e sunniti, con una esuberanza che fa apparire robetta le pur sanguinose guerre di religione europee del passato. Detto con molto cinismo, finchè si fanno esplodere tra di loro, problema loro.
Ma vengono anche da noi ad uccidere cittadinii nermi, fanno esplodere automobili farcite di esplosivo, mettono bombe in aerei ed altriluoghi, ci costringono a costosissime misure per prevenire attentati e massacri. E le democrazie occidentali chiacchierano molto e non reagiscono con la dovuta compattezza.
Si deve fare di piu’ ed i vari stati devono muoversi assieme con determinatezza. I capi di stato occidentali e il segretario dell’Onu devono chiedere formalmente ai capi di stato islamici di indire unaconferenza e fare una dichiarazione congiunta contro il terrorismo, affermando che questo nulla ha a che fare con l’islam, che deve tornare ad essere tollerante come in passato, e impegnandosi a non finanziare piu’ il terrorismo (molti lo hanno fatto e lof anno). E a non finanziare neppure le scuole religiose, le madrasse, in alcune delle quali si insegna un islamismo assassino(sono finanziate dall’ArabiaSaudita anche vicino a noi, nel Kosovo, da dove sono partiti numerosi terroristi). Lo stato che non firma verrà considerato terrorista e verranno prese tutte le iniziative diplomatiche, economiche e militari del caso, anche se costeranno molto alle economie dei paesi democratici. Si deve essere pronti a sacrifici.
Tra l’altro, bisogna smettere di adulare per i loro soldi persona ggi di stati corresponsabili del terrorismo e rifiutare i loro capitali, anche se fanno comodo per questo o quell’investimento.
I loro soldi li hanno ricevuti da noi per il petrolio che siamo stati noi a scoprire a casa loro e che senza le nostre tecnologie non sarebbero stati capaci di estrarre.
Bisogna poi impostare unacampagna mediatica rivolta ai popoli islamici per affermare i valoridella democrazia, dellatolleranza e rispetto per tutte le religioni.
Ma, soprattutto, è necessario considerarsi in guerra col terrorismo ed in guerra le nostre tutele giuridiche per assassini che vengono ad ammazzarci senza motivo sono assurde e ridicole. In guerra si spara, si bombardano tutti i posti dove ci sono terroristi o sacerdoti criminali, anche a costo di vittime innocenti che, purtroppo, ci sono in tutte le guerre. I terroristi sono in guerra con noi e noi dobbiamo reagire anche con le leggi di guerra.
Ed i simpatizzanti per i terroristi nei nostri paesi si rimandano con famiglia a casa loro se sono immigrati, e si toglie loro la cittadinanza espellendoli da qualche parte se sono cittadini del paese. Con procedura d’urgenza. Idem per coloro che si sono uniti ai terroristi od hanno espresso intenzione di farlo.
Forse le anime belle si scandalizzeranno di quanto precede ? Preferiscono che la carneficina continui ?

Ettore Falconieri

Sull'Autore

Avatar

Libertates è un blog di cultura liberale e democratica, valori nei quali crediamo ed intendiamo promuoverli nella società civile.

Post correlati