Zelda contro Zelda: un’ipotesi sulla sua morte


La morte di Zelda, moglie di Scott Fitzgerald

L’America in fibrillazione per il Russiagate– non tanto diversa dalla Grande Crisi dei robber barons dove il “Grande Gatsby” barava alle regole del gioco proprio come The Donald Trump – riscopre Scott Fitzgerald e Zelda, sua moglie. Direbbe Paolo Crepet, con la consueta presunzione basagliana: a tutto c’è una spiegazione. Ha invece ragione Alessandro De Nicola: le cose accadono semplicemente perché devono accadere. L’articolo a firma di Marco Innocenti “10 marzo 1948: muore Zelda Scott Fitzgerald, bella e dannata” costituisce un monito per tutti noi, abitanti di una società borderline e mediocratica dove la maniacalità depressiva dello star system– saltando la congiunzione “freudiana” tra principio di piacere e senso del dovere – crea tante vittime, alcune illustri e altre meno. Ma Zelda, la moglie fallita dello scrittore Scott (anch’egli borderline su base Asperger), può essere considerata il fenotipo del “disturbo borderline complesso” che sfocia nella schizofrenia per lo sganciamento del personaggio dalla persona: si recita tutta la vita un ruolo fittizio, e si muore per consunzione quando lo scandalo del reale irrompe nella “campana di vetro”: vedi Sylvia Plath. Scrive lo studioso Innocenti: Nel ’30 Zelda crolla. Attacchi di panico, allucinazioni, voci che gridano aiuto, eczemi su tutto il corpo. I medici non hanno dubbi: si tratta di schizofrenia, la malattia annidata nell’infanzia più profonda che èvenuta alla luce. Comincia il calvario delle cliniche psichiatriche. Nel ’36 Scott la fa trasferire nell’ospedale di Asheville, nella Carolina del nord. La “stella del sud”è in preda a un’acuta mania suicida: una seduttrice sconfitta e malata che ha tentato di rendersi indipendente e ha fallito. Anche Scott, che ha pubblicato “Tenera è la notte” e lavora a “Gli ultimi fuochi”, è allo stremo, demolito dall’alcol. Muore d’infarto a Hollywood, nel’40. Gli ultimi anni di Zelda sono una sofferenza: è triste, tormentata, si detesta, ha 40 anni e sembra una vecchia. La vita della ragazza che aveva sedotto l’America non ha più senso. Quando morirà, qualcuno commenterà: “Con il fuoco si distruggono le ribelli, le streghe e le sante”. Innocenti è uno dei maggiori critici letterari del nostro Paese, e le sue parole suonano come un monito per una grave patologia sociale del nostro tempo: il complesso di Icaro. Il successo è un fatto meraviglioso, ma va ottenuto all’interno di quella che Jacques Lacan (non senza un certo gusto per il paradosso) chiamava “l’alienazione significante nel registro del Grande Altro”. Zelda in realtà non è mai esistita: era il personaggio di Zelda nelle matrioske del “falso Sé”, l’anticamera della schizofrenia quando le difese del narcisismo maligno cadono per implosione. Il falso-simile di Scott. Ma… c’è un dettaglio che quasi tutti trascurano, ed è di decisiva importanza per comprendere fino in fondo il suo cold case, identico per analogie a quello di Marilyn Monroe (l’attrice fallita): molto probabilmente – così come Norma Jean Baker alias Marilyn è stata uccisa dal suo psichiatra/analista Ralph Greenson (consulente di Sigmund Freud), Zelda fu incendiata viva nell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata nel 1948 dalla sua psichiatra (sic!).
Prima domanda: come può la paziente di una delle più prestigiose cliniche mentali dell’epoca, in regime di degenza a spese del marito Scott, morire in un incendio che distrugge tutto l’ospedale considerati i dispositivi di sicurezza e la presenza del personale?! Seconda domanda: era in possesso delle sue facoltà la dottoressa Mildred Squires della clinica psichiatrica dell’ospedale della John Hopkins University di Baltimora, quando prescrisse a Zelda –che aveva in cura per guarire la sua schizofrenia – di scrivere un soggetto autobiografico, titolato Save me the Waltz? Si legge proprio così nel bellissimo “Francis contro Zelda – Quando Fitzgerald accusò la moglie di averlo plagiato” di Gabriele Pantucci: “Lo scrittore era furioso con la moglie e con la psichiatra, che avrebbe incoraggiato Zelda a scrivere come terapia per curare la schizofrenia”. E’ come se un medico, per guarire un cocainomane, gli prescrivesse della cocaina! Ma non basta: la psichiatra istigò Zelda al plagio, alla lesione del copyright (un reato): “Nella storia di Alabama – figlia d’un giudice del sud, proprio come Zelda – raccontata in Save Me the Waltz, c’erano situazioni che avevano vissuto insieme: dalla spaziosa stanza numero 21 del Biltmore Hotel di New York alle acque azzurre del Mediteranneo presso St –Raphael. Questi momenti appartenevano a lui, accusava lo scrittore. Li aveva generati scegliendo quei luoghi e saldando i conti per andarci. Zelda non aveva il diritto di plagiarli: erano destinati al romanzo su cui lui lavorava da sette anni: da quando aveva finito Il Grande Gatsby, completato in meno di due anni…”. E Scott aveva infatti ragione su tutta la linea. Ma la dott.ssa Mildred Squires si comportò con la sua paziente esattamente come Antonio Salieri con Amadeus Mozart: la fece scrivere in stato psicotico. E la portò diritta all’inferno (si stabilisce un interessante meccanismo da sindrome di Stoccolma tra pazienti borderline e analisti che si accorgono di avere su di loro un potere immenso: potere di vita e di morte). Il risultato fu la fine di Zelda in circostanze oscure nell’incendio della clinica psichiatrica dov’era internata: l’incendio di Icaro. Ma forse non fu proprio suicidio… In ogni caso non lo sapremo mai. E chissà quanti altri casi di questo genere avvengono a nostra insaputa. Qualcuno prima o poi li dovrà raccontare. Ho già in mente chi potrebbe essere: Cesare Lanza.

di Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

Post correlati