Xylella: metafora dell’Italia dei no

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Un evento in fin dei conti marginale per inefficienza, incuria e posizioni ideologiche rischia di diventare un problema nazionale

La Xylella è un batterio che colpisce le piante d’ulivo, seccandole progressivamente.
Non c’è nessun rimedio conosciuto: l’unica profilassi è quella di sradicare la pianta infetta e quelle che crescono nei due ettari vicini. Questo perché la xylella viene trasportata da una piccola mosca che ha un raggio d’azione piuttosto limitato.
Quindi sarebbe (stato) sufficiente qualche anno fa sradicare poche centinaia di piante per bloccare il contagio. Contagio che si è ormai esteso a 5000 km quadrati e a milioni di piante, mettendo in pericolo un quarto della produzione italiana di olio.
Tutto questo a causa non tanto della xylella quanto delle superstizioni, dei pregiudizi, dei criteri populistici dei politici.
Infatti:

  • la procura di Lecce ha posto sotto inchiesta gli esperti del CNR e i sindaci che collaboravano con loro. Risultato: milioni di ulivi sono stati messi sotto sequestro e non si sono potuti abbattere, diventando così un potente focolaio
  • il governatore della Puglia Emiliano si è costituito parte civile in questo processo (che poi è ovviamente finito nel nulla)
  • a Cisternino un proprietario si è lasciato convincere a fare ricorso al Tar contro l’abbattimento del suo unico albero: per anni tutto resterà bloccato, tranne ovviamente l’espandersi del contagio
  • in un altro paese della Puglia (Oria) un altro ricorso al Tar nel 2015 ha bloccato lo sradicamento di due ettari. Adesso gli ettari interessati sono diventati 200.000
  • per anni si è ricorso a metodi di pura superstizione (come cospargere gli alberi di rame e calce) che sono stati fin dall’inizio giudicati inutili
  • si è parlato di complotti di multinazionali per favorire la concorrenza eccetera.
  • Solo ora si sentono le prime voci di chi esce da questo coro di politici, uomini di cultura o di spettacolo per chiedere interventi seri e inevitabili.Peccato che nel frattempo i danni si siano allargati a dismisura (si parla ormai di miliardi) e, beffa finale, ci sia in corso un procedimento dalla UE contro l’Italia per mancati provvedimenti.

Uno spaccato o meglio una metafora dell’Italia di oggi dove prevalgono il partito del “no” sempre e comunque, le leggende metropolitane, le teorie antiscientifiche e complottistiche: il vero rischio è che questo approccio irrazionale si estenda a macchia d’olio, creando danni irreparabili
Qualcosa però si potrebbe fare: per esempio stabilire un termine molto breve per concludere i procedimenti dinanzi al Tar, e stabilire una pena per chi propone cause palesemente infondate. In questo modo si metterebbe per lo meno un freno alle cause intentate al solo scopo di fare ostruzionismo.

di Angelo Gazzaniga

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Angelo Gazzaniga
Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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