Tiziano Renzi, ma che imprenditore…


Da certi comportamenti si capiscono tante cose su una certa imprenditoria all’italiana

Al di la di tutte le considerazioni sulla fondatezza delle accuse e sul fatto di portare un certo nome varrebbe forse la pena di porre uno sguardo a un aspetto della vicenda quasi completamente tralasciato.
Tiziano Renzi è il classico rappresentate, si potrebbe dire il prototipo, di un certo tipo di imprenditore all’italiana. Non l’imprenditore classico, alla liberale, che rischia in proprio, guadagna perché ha saputo prevedere gli sviluppi del mercato, organizzare al meglio i mezzi di produzione, scegliersi e considerare i collaboratori più adatti (perché in fin dei conti i dipendenti non sono altro che collaboratori dell’imprenditore nello sviluppo dell’azienda); ma un finto imprenditore, in effetti un intrallazzatore che vive costantemente borderline: magari non viola apertamente il codice penale, ma trae il proprio guadagno dalla complessità e dalla fumosità delle leggi, si avvantaggia delle lentezze e delle complicità della burocrazia e di chi dovrebbe controllare, sfrutta il proprio nome (e le proprie parentele) per ottenere favori e permessi che altri non otterrebbero.
Uno pseudo-imprenditore che guadagna utilizzando non le proprie capacità imprenditoriali, ma le proprie conoscenze, la capacità di navigare nei meandri della burocrazia, di far fruttare le amicizie e di aggirare con cavilli norme e regolamenti.
Ed ecco quindi i lavoratori in nero, il gioco delle tre tavolette con cooperative finte (perché i soci non erano che dipendenti sfruttati) che si scambiavano clienti e dipendenti, le tasse non pagate sperando nel futuro (e nell’occhio di riguardo di qualcuno…), i fallimenti pilotati per spostare e creare utili; il tutto poi ammantato da una vernice di perbenismo e di socialmente utile che in questi casi non guasta mai…
Come smascherare imprenditori del genere?
Una delle possibilità sarebbe quella (da sempre difesa da Libertates) di semplificare drasticamente leggi e burocrazia perché proprio utilizzando i meandri della normativa e le incertezze create da tante, troppe leggi in contrasto tra loro trovano spazio questi comportamenti e di porre mano a una riforma seria della magistratura civile: il pericolo di finire sotto processo in tempi brevi, di fallire perdendo tutto (e non come ora che un onesto truffato può aspettare anche dieci anni un risarcimento) sarebbe il migliore antidoto

di Angelo Gazzaniga

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