Sette motivi per fare come in Svizzera

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Anche se il mondo politico svizzero non è tutto oro che luccica, però…quanto abbiamo da imparare!

Il World Economic Forum pubblica tutti gli anni un indice che misura la competitività degli Stati. Per il sesto anno consecutivo la Svizzera è al primo posto. Da sei anni la Svizzera è il Paese più competitivo del mondo davanti a piccoli Stati (Singapore, secondo nella classifica del 2016) e a grandi (Stati Uniti, terzi). L’Italia è al 44esimo posto.
Dovremmo conoscere qualcosa di più della storia, della organizzazione e della Costituzione della Svizzera: se funziona meglio di noi perché non copiare qualcosa? Perché non applichiamo anche noi questi “naturali” principi: più competenze possibili verso il basso, meglio privato che pubblico, meglio informale che formale.
Quando dico “noi”, intendo noi Repubblica italiana e noi Unione Europea.
Ecco sette punti “figli” della storia e della cultura Svizzera.

1. Il terzo preambolo della Costituzione Svizzera – La Costituzione Svizzera non comincia con l’articolo uno, ma con cinque preamboli. Ecco il terzo: il Popolo svizzero e i Cantoni sono “determinati a vivere la loro molteplicità nell’unità, nella considerazione e nel rispetto reciproci”. Questa è la base del Federalismo: diversi che lavorano assieme per realizzare un obiettivo comune. Ma sia ben chiaro che siamo e restiamo diversi! Uno svizzero di Interlaken è culturalmente diverso da uno svizzero di Lugano, esattamente come un italiano di Milano è diverso da un italiano di Palermo. Questa diversità è nella loro Costituzione. La diversità viene concepita come opportunità, non come disparità indesiderata da compensare con l’armonizzazione.

2. Lo Stato al servizio dei cittadini – L’articolo 3 della Costituzione Svizzera è intitolato Federalismo: “I Cantoni sono sovrani per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano tutti i diritti non delegati alla Confederazione”. Dunque, lo Stato centrale non è il “padreterno” come da noi. La sovranità è dei cittadini, e quindi degli enti territoriali. Lo Stato è al loro servizio e svolge i compiti che loro via via decidono di delegargli.

3. Iniziativa popolare – Dal 1891 gli aventi diritto di voto possono chiedere di sottoporre a votazione popolare una loro proposta di modifica della Costituzione Federale. Dal 1891 alla fine del 2016 le iniziative popolari che sono state messe in votazione sono state 209. Di esse 22 sono state accettate ed hanno modificato la Costituzione, anche su argomenti fiscali.

4. Il Governo – Il Governo della Svizzera è composta da sette ministri. Il loro mandato dura quattro anni. Ecco due cose che mi piacciono davvero molto.
Chi elegge il Governo? I membri del Governo sono eletti dal Parlamento. In passato sono state votate tre “iniziative” che chiedevano di far eleggere il Governo dal popolo, invece che dalle due Camere in seduta plenaria. La proposta è stata bocciata tre volte. E sapete per quali motivi? Le discussioni sono state tante e accese, ma quella che mi è piaciuta di più è senz’altro questa: se i membri del Governo saranno eletti dal popolo si perderà un sacco di tempo per fare campagne elettorali. Volantini, liti in TV e comizi, e intanto non si lavora. Noi ci fidiamo dei membri che abbiamo eletto nelle due Camere del Parlamento, quindi che li eleggano loro i sette ministri, dai, non perdiamo tempo con altre campagne elettorali
E la seconda è la Collegialità (articolo 177 della Costituzione). I sette membri del Governo provengono da diversi Cantoni e oggi appartengono a quattro diversi partiti politici. Il Governo decide in quanto autorità collegiale: i suoi membri cercano di raggiungere il consenso in modo che le decisioni del Governo rispecchino il volere della maggioranza dei sette ministri. Nei confronti dell’esterno i sette ministri difendono la posizione del Governo anche se questo non coincide con quella del loro partito di appartenenza o con la loro opinione personale (principio di collegialità).

5. Presidente a rotazione – Per impedire che il potere si concentri in poche mani, la carica di presidente della Confederazione è a rotazione tra i sette ministri, dura un solo anno e la immediata rielezione degli uscenti è esclusa (articolo 176 della Costituzione). Avrete notato che ho scritto la parola presidente con la lettera minuscola. Non è un errore. È intenzionale ed è così anche a pagina 40 della bellissima pubblicazione annuale La Confederazione in breve. Il presidente è al servizio dei cittadini. Quando il presidente prende il treno come privato (succede spesso), deve essere puntuale come gli altri passeggeri. Il treno non aspetta il presidente solo perché si tratta del presidente. Un’amica di Berna mi scrive con orgoglio “Il nostro presidente non è solo un primus inter pares nel Governo , ma anche un primus inter pares nella popolazione!”

6. Il Parlamento di milizia – Molti membri del parlamento elvetico dedicano una parte significativa della loro settimana lavorativa alla politica. Ma non vogliono diventare politici di professione: preferiscono tenere un piede nel “mondo reale”. In altre parole, in quel fortunato Paese la politica non è una professione. A mio giudizio, questa è una fortuna, perché, altrimenti, come purtroppo succede da noi, l’obiettivo della maggior parte dei politici non sarebbe quello di “fare le cose di cui il paese ha bisogno”, ma quello di fare (e sopratutto “dire di voler fare”) le cose necessarie per avere i voti alle prossime elezioni, altrimenti resteresti senza il tuo lavoro.

7. La “formula magica” – La cosiddetta “formula magica” è una delle tante applicazioni del principio “diversi che lavorano assieme per realizzare un obiettivo comune”. Oggi i sette membri del Governo rappresentano  i quattro partiti maggiormente votati alle ultime elezioni:  2 del PLR (I liberali radicali. Hanno avuto il 19%), due PS (Partito socialista svizzero. 22%) ), 2 UDC (Unione democratica di centro. 29%) e 1 PPD (Partito popolare democratico. 16%). Da noi si griderebbe all’inciucio. Ebbene, questa è l’applicazione del principio  “diversi che lavorano assieme”.
In Svizzera nel Governo e nel Parlamento non c’è una netta distinzione tra maggioranza e opposizione. La cultura svizzera del consenso si fonda sulla convinzione che le decisioni sono durature unicamente se riflettono la volontà non solo della maggioranza bensì anche della minoranza. Dunque “diversi che lavorano assieme per i cittadini”. Mentre da noi i partiti litigano continuamente tra di loro. Perché? A mio giudizio, per il motivo che da noi non si lavora per i cittadini, ma si lotta per gestire il potere.

di Giancarlo Paglierini

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