Ridurre il costo dell’energia: sì, ma come?

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Questa dovrebbe essere la domanda che ci si dovrebbe porre di fronte all’aumento del costo dell’energia.
Perché questa benedetta energia elettrica in qualche modo bisogna pur produrla, e per fare questo ci sono tanti modi:

  • con carbone o petrolio: ma sono metodi altamente inquinanti e tra non molto dichiarati fuorilegge e quindi da prendere in considerazione solo per come uscirne
  • con il gas: è la soluzione sinora adottata in Italia. Ma per usarlo il gas occorre farlo arrivare e qui ci sono difficoltà di ogni tipo.
    Per il gasdotto TransMed che ci dovrebbe fornire il 20% del nostro fabbisogno e soprattutto svincolarci in parte da Russia e Libia (che sono i nostri fornitori principali e che non del tutto affidabili per ragioni diverse) una regione (la Puglia) ha creato ostacoli di ogni tipo perché riteneva danneggiato qualche centinaio di metri di spiaggia; proprio una di quelle regioni in cui l’abusivismo, ampiamente tollerato, ha distrutto chilometri e chilometri di coste. Le forniture di gas liquefatto ci permetterebbero di svincolarci da qualsiasi fornitore e acquistarlo sul mercato libero, ma per fare ciò occorrono i degassificatori che tutti auspicano ma che nessuno vuole a casa propria
  • con l’energia atomica. Ma di questo in Italia non si può parlare (soprattutto riguardo a una futuribile ma possibile energia pulita e sicura); tutto ciò mentre la Francia produce con l’atomo la metà della propria energia con centrali, molte delle quali sono a pochi chilometri dai nostri confini)
  • con le energie “pulite”: ma anche in questo caso occorrono o parchi eolici o fotovoltaici che nessuno vuole perché sono antiestetici, occupano territorio ecce cc

    Occorrono, come in tanti altri casi, scelte a medio e lungo periodo che, discusse fin che si vuole, divengano alla fine linee politiche chiare e, se possibile, condivise: un compito che sembra superare le possibilità di una classe politica che guarda solo agli interessi immediati e al consenso immediato.
    Altrimenti rischiamo di continuare a dipendere dalle scelte degli altri, continuando con la sola politica dei bonus, degli sconti che, se funziona a breve termine, alla lunga penalizza tutto il Paese.
    È quanto vediamo avvenire in questi giorni con la Sogin, la società creata ad hoc per gestire lo smaltimento delle scorie nucleari italiane, che viene di nuovo commissariata dopo aver speso negli anni 4 miliardi (caricati sulle bollette dei cittadini) senza aver concluso praticamente nulla (salvo i lauti stipendi di dirigenti e consulenti).
    Oppure con il rischio del taglio delle forniture da parte della Russia: gli Stati Uniti hanno garantito di poter coprire gli eventuali ammanchi con gas liquefatto fornito da loro o da altri, ma in Italia i pochi rigassificatori esistenti non sono in grado di scaricarlo!

    Certo è necessario svincolarci dalla sudditanza alla Russia, ma anche il passare (con costi elevati quanto inevitabili) alle energie rinnovabili presenta rischi simili. La gran parte della produzione di pannelli fotovoltaici è in mano a ditte cinesi che, praticando una politica di dumping, hanno di fatto cancellato molte delle ditte occidentali.
    Anche qui è necessaria una programmazione a lungo termine perseguita con coerenza al di là degli interessi di partito e dei risultati dei sondaggi, altrimenti passeremmo dalla padella alla brace…

    di Angelo Gazzaniga

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    Angelo Gazzaniga
    Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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