Quando la Finlandia era finlandizzata

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d'anna
Torna d’attualità in rapporto tra Russia e Finlandia. Stato che durante la guerra fredda era uno dei pochi punti di contatto tra Occidente e Urss

A causa della crisi ucraina il tema dei rapporti tra Finlandia e Russia è tornato ad essere di attualità. I politici finlandesi discutono di una possibile adesione alla NATO. La marina finlandese alla fine dell’estate ha compiuto esercitazioni con navi NATO e la progettata partecipazione di aerei finlandesi alle esercitazioni in area baltica insieme agli Stati Uniti ha contribuito a far aumentare la tensione. Ma c’era un tempo in cui la Finlandia era in fruttuosi rapporti con Mosca, così cordiali che in molte lingue si è diffusa l’espressione finlandizzazione. A partire dagli inizi degli anni Sessanta nel dibattito politico internazionale il verbo finlandizzare voleva indicare lo speciale rapporto di spontanea adesione alle necessità di Mosca in politica estera. Sull’origine del termine i politologi finlandesi hanno molto discusso, come Harto Hakovirtanotò in un suo studio del 1975, ”Suomettuminen”, cioè ”Finlandizzazione. Controllo o convivenza pacifica?”.
Il concetto di finlandizzazioneera era nato nel 1935, quando il ministro degli esteri austriaco Karl Gruber aveva consigliato il proprio governo di non seguire l’esempio finlandese allorché si dovette definire come gestire i rapporti con Mosca. Il termine finlandizzazione invece comparve nel 1961 o nel 1962. Il primo ad usarlo fu un docente della Libera Università di Berlino, Richard Löwenthal. Il termine cominciò a divenire di uso comune nel 1969, come ci conferma George Maude (“The Further Shores of Finlandization”, ”Cooperation and Conflict”, 1982). Il concetto di finlandizzazione veniva guardato con interesse perché apriva nuove prospettive e nuove possibilità nei rapporti con l’URSS, soprattutto nella Germania federale, dove la Ostpolitik di Willy Brandt aveva aperto il dialogo con Mosca. Il termine però presto assunse una valenza negativa in seguito all’uso che ne fece Franz-Josef Strauss in occasione delle elezioni del nuovo Bundenstag nella primavera del 1970. Secondo Strauss, Finnlandisierung non significava soltanto uan presunta politica di osservanza sovietica praticata dalla Finlandia, ma serviva contestualmente ad indicare la possibilità che anche altri Paesi d’Europa si prestassero alla manovra neutralista sovietica indebolendo di conseguenza la compattezza della NATO. Nel tedesco, il verbo finnlandisieren è menzionato nei dizionari a partire dal 1975, e Finnlandisierung dal 1981.
Nell’italiano il termine compare per la prima volta in un articolo di Guido Piovene del 1973 nel senso di “sovranità limitata” e il dizionario Zingarelli lo registra nel 1983: ”Finlandizzare, da Finlandia, nazione non dipendente dall’Unione Sovietica, ma sostanzialmente soggetta ad essa”. Il termine è stato utilizzato anche in un senso più ampio, assumendo un significato metaforico più generale per indicare l’assimilazione senza contrasti di un concorrente, culturalmente o economicamente parlando. La semantica di finlandizzazione si può quindi così sintetizzare: “Condizione di neutralità condizionata di un Paese, in cui, per motivi geo-politici, è sottintesa la possibilità di una soggezione nei confronti di una grande potenza, in particolare dell’Unione Sovietica”. Ma, potremmo dire, parafrasando un famoso detto, “habent sua fata verba”, infatti le parole vivono di una vita propria. Così a finlandizzazione oggi gli stessi finlandesi hanno attribuito una nuova semantica. La Finlandia qualche mese fa ha infatti firmato un accordo con la NATO, le cui truppe potrebbero in sostanza venire “in aiuto” della Finlandia, se richiesto. E’ un modo nuovo di aderire nella sostanza a una parte della dottrina NATO senza far parte dell’Alleanza. Ma ai politici finlandesi sarebbe opportuno ricordare un opportuno avvertimento del primo presidente dell’era post-Kekkonen, Mauno Koivisto, il quale consigliò la prudenza in politica estera. Infatti, disse saggiamente: “se mi inchino da una parte, mostro il deretano dall’altra”.

Luigi G. de Anna

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