Quando il dirigismo arriva anche ai ristoranti


Nell’assieme dei provvedimenti anti-covid di agosto è stato proposto un emendamento che imporrebbe il divieto di apertura di nuovi ristoranti fino alla fine del 2021: un dirigismo più ridicolo che anacronistico.
Un ritorno a una visione statica e immobile dell’economia: più vicina ai metodi delle corporazioni medioevali quando una professione poteva essere esercitata solo da chi vi era iscritto e a condizioni ben precise che a quelli di un mondo in rapidissima evoluzione quale quello del XXI secolo.
Non si difende una categoria impedendo a nuove idee, a nuove iniziative di nascere, non permettendo ai giovani di aprire nuove aziende, di proporre idee nuove; la si difende nella maniera opposta, promuovendo iniziative nuove e aiutando, questo si, quelle esistenti a superare difficoltà, come il covid, non dovute a loro.
È tipico di una visione dirigista e statica difendere l’esistente a tutti i costi e contro tutti: chi è dentro, bene e chi è fuori (i giovani, chi ha nuove idee, chi ha l’entusiasmo di cominciare una nuova attività) resta fuori dal sistema.
È, in piccolo, quello che avviene nel mercato del lavoro italiano: non si difendono i posti di lavoro nel loro assieme ma “quel” posto di lavoro (intoccabile e inamovibile): ne è esempio l’Alitalia dove per difendere 7/8000 posti di lavoro si sono spesi decine di miliardi.

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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