L’altro virus, il conformismo di Stato


Quando uscì “Il Virus Totalitario” non immaginavo che il mio saggio sulla infezione mentale legata al conformismo di massa, tanto simile a quella organica, sarebbe stato sottoposto alla verifica così severa dell’attualità. E invece la pandemia del Corona Virus, subito accompagnata dalla infodemia, o diffusione incontrollata e spesso interessata delle false notizie, è qui a ricordarci la nostra vulnerabilità. Con i relativi rimedi peggiori del male, a cominciare dall’idea, grottesca e pericolosa, di istituire una task force ministeriale sulle fake news.
Ma la questione non si risolve solo invocando qualcuno che controlli i controllori politicamente sospetti. Certo, coloro che oggi vorrebbero ergersi a custodi della verità in tema di sanità pubblica, fino a ieri dichiaravano guerra all”odio” (naturalmente quello altrui) e ancor prima sognavano una legislazione che provvedesse a punire tutti i reati d’opinione non graditi, etichettati come omofobici, razzisti, discriminatori quanto al genere o alla religione eccetera.
Qui però non si tratta soltanto di reagire, secondo il principio dell’eterna vigilanza, alle insidie del gramscismo di ritorno e del politicamente corretto. E’ in discussione un tema più generale, legato alla nostra natura umanamente vulnerabile e attaccabile da ogni tipo di infezione.
Riassumiamo il senso del “Virus Totalitario” (pubblicato da Rubbettino). Noi non dobbiamo credere che i grandi totalitarismi del secolo scorso – comunismo e nazionalsocialismo – e quello contemporaneo – l’islamismo radicale – possano essere confinati nel campo delle ideologie liberticide, estranee ai valori dell’Occidente. Vari studi hanno provato che nel nostro cervello, dunque a livello organico, nel nostro sistema nervoso, nella psiche e nel comportamento sociale noi siamo predisposti ad accogliere il virus dell’imitazione, dell’accettazione passiva, della delega al leader salvatore, della promessa di felicità riservata agli eletti. Paradisi ideologici come la società senza classi, la supremazia della razza più forte, la sottomissione degli infedeli possono esserci proposti quotidianamente anche oggi (e così di fatto accade in varie aree del mondo). L’ultima utopia radicale, in ordine di tempo, è stata quella che prometteva ai suoi seguaci l’avvento di un pianeta “verde” e purificato dall’egoismo, in cui una classe politica saggia avrebbe insegnato al popolo ignorante, nel corso di piani decennali o trentennali, che cosa, quanto e come produrre. Oggi, alla luce della pandemia, tutti questi luoghi comuni ecologisti sembrano già dimenticati e relegati nel passato; eppure, fino a ieri, i loro profeti venivano accolti con devota compunzione in tutti i consessi internazionali, dall’Onu alla Commissione e al Parlamento europeo.
Pericolo scampato? Eccone avanzare un altro: la campagna incessante, riproposta in modo ossessivo, e spesso contraddittorio, dal governo italiano e dalla maggior parte dei media abituati al conformismo, sui comportamenti pubblici e privati da tenere durante l’emergenza sanitaria. Naturalmente il martellamento h 24 ottiene alla lunga l’effetto opposto: saturazione, noia, nausea e infine trasgressione. Ma ciò che sta veramente a cuore ai direttori d’orchestra è la sospensione della democrazia, il controllo sociale attraverso la diffusione della paura. E qui siamo in pieno Virus Totalitario.
Il tempo, probabilmente, chiarirà la reale portata di quanto sta accadendo. Nel frattempo, però, val la pena rileggersi testi illuminanti. come quelli del neurologo Giacomo Rizzolatti, sul funzionamento dei nostri “neuroni specchio” e sul virus dell’empatia che ci dispone a far nostre le emozioni più diffuse. O come quelli dell’antropologo Clifford Geertz, che parla di modelli culturali in grado di plasmarci e programmarci, indirizzandoci lungo percorsi ampiamente prevedibili. E potremmo continuare con la psicanalisi, che descrive l’investimento libidico di massa concentrato su un capo carismatico e salvatore.
In realtà, la favola nera del totalitarismo sta narrando anche la nostra vita quotidiana. Il virus, concludevo nel saggio citato all’inizio, va denunciato, isolato e affamato, sinché non finisca col divorare se stesso. Se il principio vale per i grandi totalitarismi del passato, perché non dovrebbe essere applicato anche oggi?

di Dario Fertilio

Sull'Autore

Dario Fertilio

Dario Fertilio (1949) discende da una famiglia di origine dalmata e vive a Milano. Giornalista e scrittore, presiede l'associazione Libertates che afferma i valori della democrazia liberale e i diritti umani. Estraneo a ogni forma di consorteria intellettuale e di pensiero politicamente corretto, sperimenta diverse forme espressive alternando articoli su vari giornali, narrativa e saggistica. Tra i suoi libri più noti, la raccolta di racconti "La morte rossa", il saggio "Le notizie del diavolo" e il romanzo storico "L'ultima notte dei Fratelli Cervi", vincitore del Premio Acqui Storia 2013. Predilige i temi della ribellione al potere ingiusto, della libertà di amare e comunicare, e il rapporto con il sacro.

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