La scandalosa ‘privatizzazione’ delle Poste

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Tranquilli: le torture per gli utenti continueranno.
Lo scorso venerdi’ 24 genaio, che faremo passare alla storia come “venerdi’ nero”, buona parte degli italiani si e messa in coda alle Poste per pagare la mini-Imu e qualcos’altro, dopo che ha fatto code al Caf o agli uffici del Comune per evitare di sbagliare gli importi da pagare. Le Poste, come succede per esempio ogni volta che i pensionati devono ritirare la pensione a fine mese, sono state all’altezza del loro servizio: una schifezza! Erogato in luoghi abituali di tortura in cui gli utenti sono violentati nel rispetto di uno dei propri diritti primari, la disponibilità e l’uso del proprio tempo.
Poste che stanno diventando una “novella Iri” rispetto al servizio universale postale. E lo fanno dedicando sempre piu’ energie ai servizi finanziari, telefonici, salvataggio di Alitalia… a discapito -a nostro avviso- della qualità’ del servizio postale: corrispondenza consegnata con sempre maggiori disservizi fino allo smarrimento della stessa, uffici sempre più radi e sempre più intasati, dove, a farne le spese, sono essenzialmente i soggetti deboli – anziani- che non fruiscono di molti servizi che oggi si possono utilizzare anche attraverso la Rete.
I nostri governanti, invece di affrontare il problema direttamente, hanno pensato che fosse meglio solo spendere meno soldi, ed hanno lanciato la “privatizzazione” della “privatizzazione”. Cioe’ la societa’ Poste Italiane che era già una Spa privata, anche se a capitale pubblico, ora venderà’ il 40% delle sue azioni: il 60% resterà quindi saldamente nelle mani del capitale pubblico, e alla dismissione finanziaria parziale non corrisponderà la dismissione industriale. Un’operazione che, impropriamente sbandierata come privatizzazione, e’ solo un rastrellamento di soldi. Cosa faranno di questi soldi, al momento, non è dato saperlo, ma abbiamo profondi dubbi che potranno servire a migliorare il servizio postale: l’interesse delle Poste sembra più orientato alla diversificazione della loro presenza industriale e di servizi; il loro coinvolgimento nel “salvataggio” di Alitalia e’ sintomatico: gli utili non servono a far fare meno code agli italiani, ma a rimediare alle voragini economiche di aziende mantenute in vita solo per il prurito di politici e sindacati.
Chi paga? L’utente per i disservizi e il contribuente per l’uso di soldi pubblici, ovviamente!
L’alternativa ci sarebbe, quantomeno come tentativo: la totale privatizzazione. Per vedere se il mercato possa riuscire li’ dove il non-mercato pubblico sta torturando gli utenti. Ma questo sembra impossibile nel Belpaese dei veti incrociati di questa o quell’altra corporazione.

Nota: l’Iri – Istituto per la ricostruzione Industriale. Istituito nel 1933 e liquidato nel 2002, era un gruppo di circa 1.000 società che ha sovrinteso alla ricostruzione industriale del Paese dopo la II guerra mondiale. Si occupava, da ente statale, di moltissimi rami dell’industria e dei servizi.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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