e… riecco l’Alitalia! (e noi paghiamo)


In un momento così difficile per l’Italia, ecco che nel decreto per le misure anti-coronavirus spunta anche l’Alitalia.
Sorge spontanea una domanda: e adesso che ce ne facciamo?

Dopo tre anni di rinvii, di attese, di inutili negoziazioni eccoci con una compagnia che ha continuato a perdere quasi un milione al giorno, che ha esaurito i fondi in cassa e che, secondo gli accordi presi dai vari governi succedutisi sinora, dovrebbe essere venduta entro pochi mesi.
A chi? La verità è che nessuno la vuole, né intera, né a pezzi; figuriamoci ora che per tutte le compagnie si prospetta un periodo nero.
Nessuno la vuole perché ha costi improponibili, aerei vecchi e personale (soprattutto di terra) in esubero e una fetta di mercato sempre più piccola: attualmente è il terzo vettore (dopo Ryanair e Easyjet) nei collegamenti interni e copre solo l’8% dei traffici intercontinentali con l’Italia.
Eppure il mercato dei voli in Italia è (..o era prima del coronavirus) in piena espansione: l’Italia è uno dei pochi mercati in cui coesistono tutte le principali tipologie di utenza: quella business (nel Nord), quella turistica (in tutto il Paese) e quella religiosa (a Roma).
Ma se nulla si è fatto per motivi di pace sociale e di promesse elettorali da mantenere, ecco che adesso i nodi vengono al pettine: occorre un altro prestito ponte di 400 milioni (che chiamiamo prestito solo per pudicizia, perché sappiamo tutti che si tratto di un aiuto di Stato destinato a fondo perduto) e soprattutto altri 3 miliardi per nazionalizzare il tutto.

Ma è davvero il caso in questi momenti in cui è impellente il bisogno di aiuto per le imprese in difficoltà, per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro, in cui ogni sforzo dovrebbe essere rivolto in questa direzione, continuare con questo accanimento terapeutico finanziario verso un’azienda ormai palesemente defunta?
Lasciamola andare al suo (triste) destino e pensiamo a riaprirne un’altra con dimensioni accettabili e con l’aiuto di qualche compagnia europea.
L’esempio Swissair (lasciata fallire dallo stato svizzero e poi riapparsa come costola della Lufthansa e ora in attivo) non ha insegnato proprio niente?

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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