Crisi bancaria: alla fine ci rimettono i più deboli (come sempre)

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Sembra una storia già vista: quando lo Stato interviene per salvare banche in crisi nel nome dei superiori interessi del Paese a rimetterci sono sempre i più deboli (e meno colpevoli)

  • Nel caso del Credit Suisse il governo svizzero nell’obbligare (de facto) l’UBS a comperare una banca ormai allo sbando ha chiesto (si fa per dire…) che venissero azzerate le obbligazioni più rischiose e ha salvato gli azionisti. In questo modo si sono sovvertite tutte quelle regole che riguardano il funzionamento di una società per azioni sin dalla notte dei tempi: gli azionisti rischiano il proprio investimento e ottengono un utile proporzionale ai risultati, gli obbligazionisti ottengono un reddito fisso ma non rischiano il capitale investito, i depositari possono ritirare i propri soldi quando vogliono. E sono proprie queste le regole del famoso “bail in” stabilito dalla UE: prima si azzerano le azioni, poi le obbligazioni via via meno rischiose mentre i depositi sono tutelati (almeno fino a una certa dimensione).
    Dato che in questo caso gli azionisti principali erano stati potenti e rispettati meglio far perdere 16 miliardi a sconosciuti obbligazionisti che toccare Arabia Saudita e Quatar.
  • Nel caso invece delle banche americane fallite lo Stato si è impegnato a tutelare qualsiasi deposito (anche milionario) anche se la banca fallita non rientrava in quel limite di 250 miliardi di giro d’affari (limite che SvB si era ben guardata dal superare per non subire i controlli previsti in questo caso) che definisce le banche “too big to fail”.
    Risultato ovvio: chi ha depositi presso le piccole banche agrarie americane che sono uno dei pilastri dell’economia minore statunitense si affretterà a spostarli presso le grandi banche per avere una garanzia sui propri depositi. Una condanna a morte (o quasi) per decine di piccole banche incolpevoli che vedono asciugarsi i propri depositi.

Una prova ulteriore che non sempre l’intervento dello Stato protegge i più deboli e i più indifesi: anzi questi casi ci dimostrano l’opposto: grandi stati azionisti (in Svizzera) e depositari milionari (in USA) salvati a spese dei piccoli in spregio di norme e consuetudini.
Compito dello Stato dovrebbe essere quello di porre limiti a certe attività in difesa di tutti i cittadini e controllare che questi limiti non vengano superati.
Limiti che dovrebbero essere chiari, validi per tutti e non modificabili a posteriori: solo così si garantisce la concorrenza e il libero mercato.

di Angelo Gazzaniga

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Angelo Gazzaniga
Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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